LIVE REPORT: La grande notte di Bomba Dischi @ Circolo degli Artisti [RM] – 22/5/2014

Live report di Francesca Amodio

C’è uno straordinario connubio onomastico tra la neo festeggiata etichetta Bomba Dischi e quella che è stata la serata in suo onore al Circolo degli Artisti di Roma: una vera bomba in ogni senso. Nata dall’ingegnosa e talentuosa mente del giovanissimo Davide Caucci, Bomba Dischi festeggia nel noto locale capitolino i suoi due anni di fervente attività, con una serata la cui multidisciplinarità quasi richiama a tratti l’atmosfera agnelliana di un Tora! Tora!, con le esibizioni di ben otto band e due secret show, il tutto spalmato su ben tre palcoscenici.

Si comincia all’imbrunire sul palco esterno che fa da sfondo al suggestivo giardino del locale, con un affascinante live di Adriano Viterbini, eccellente chitarrista degli acclamatissimi Bud Spencer Blues Explosion: le sue note sapienti risuonano davanti a un pubblico seduto compostamente, rapito e attento.

L’esplosione della bomba è quindi cominciata: la serata prosegue con un interessante reading di stampo bucolico di Gabriele Malavasi, alias Capra dei Gazebo Penguins, la nota band post hard-core con salde radici emiliane; Capra legge i suoi racconti con passione e intensità, il tutto condito da uno sfondo più che sperimentale, creato dal suono degli attrezzi da lavoro più disparati.

Nel frattempo è già incalzata l’ora del primo secret show, che vede protagonisti i The Pier: prima vera rivelazione della serata, la neofita band pugliese è amabile fin dal primo ascolto, con sonorità rock a volte più esplosive e a volte più pacate, ed è proprio l’accordo tra arrangiamenti dolci e aspri a destare l’interesse dell’ascoltatore.

Altri protagonisti indiscussi della serata sono i Bamboo, già noti al panorama romano perché il fatto di non vedere neanche l’ombra di uno strumento musicale tout court di sicuro fa sì che restino impressi per bene: che sia con uno stuolo di cacciaviti appesi, una bacinella piena d’acqua da far agitare o un segnale stradale arrugginito, lo spettacolo musicale che i Bamboo creano sul palco è qualcosa di catturante ed ipnotico, fatto di suoni ammalianti e sensazionali.

È la volta dei Piano for Airport, italianissimi ma che richiamano sonorità psichedeliche ed elettroniche alla Depeche Mode, con classe ed eleganza. Poi i Boxerin Club, osannatissimi ormai da tempo, impreziositi da una graditissima incursione sul palco, quella di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle: immediatamente viene a crearsi un anfiteatro di suoni che ruotano attorno a un pop giovane decisamente piacevole che ben si sposa con il particolare ritmo e il sound trascinante di Fasolo. Ecco che sul secondo palco è il turno degli YOUAREHERE, trio che di elettronica se ne intende per davvero, con percussioni sempre presenti e atmosfere a tratti oniriche.

A ritmo di musica varia, originale, diversa, inconsueta ma sempre di altissima qualità durante tutto il corso della serata, si giunge così alla mezzanotte, e l’entrata in un nuovo giorno è magistralmente affidata ai Sadside Project. Si può affermare, senza blasfemie e allarmismi, che i ragazzi in questione non hanno nulla da invidiare agli “indie-folk di professione” Mumford & Sons: il loro live è un magnetico e continuo salto al di là e al di qua del tempo. Ci si avvicenda in un connubio tra meravigliose sonorità di un folk d’altri tempi – specie in certe ballads più pacate – e straordinaria contemporaneità dei testi e di alcuni brani più ritmati, impreziositi dal basso scatenato di Claudio Gatta dei Bamboo e dallo strumento di cui i brani nuovi presentati proprio non possono fare a meno, il violino di Andrea Ruggiero. Entrambi contribuiscono a rendere quasi fiabesca la musicalità di tali pezzi.

Seguono i Departure Ave., interessante e giovane band produttrice di avvincenti sonorità dolcemente elettroniche ma non solo, visto che a tratti sembra quasi di ritrovarsi sulla scia di un rock pacato stile Radiohead. E chiude la serata un particolare secret show, caratterizzato da un sound innovativo, contaminato con maestria da un rock sporco e sperimentale. La realtà di Bomba Dischi è un bellissimo esempio di coraggio, sperimentazione, voglia di nuovo e di bello. Voglia di contaminazione di generi non sterile ma fortemente vantaggiosa e feconda, e non è per forza necessario fuggire da casa nostra per trovare tutto ciò.

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