LIVE REPORT: #fattifortefanfulla 2/3 @ Forte Fanfulla [RM] – 25-27/6/2014

Live report di Gustavo Tagliaferri

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MERCOLEDÌ 25

Un elenco di presenti, quello di questa terza manche, che ha finito per incrementarsi molto più di quanto si potesse immaginare. Una caratteristica che da una parte è un pregio, vista l’alta caratura di diversi di questi, dall’altra un difetto, vista la solita questione che lega apertura e chiusura delle danze. Ma anche un modo per constatare come, dalla discreta partenza degli iPootsie, si potesse passare, già una volta salito sul palco acustico Simone Vacatello (in arte SiVa), a qualcosa di maggiormente corposo, in fatto di gusto tra jazz e musica popolare, come ha insegnato Ilaria Viola, e in fatto di teatro, materia alla quale il duo formato da Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro ha dimostrato di tenere fede sempre e comunque.

E poi Babalot, in una formazione ridotta, da lui definita “del ’98”, la simpatica Radiomondina, il rock-blues furente di Dog Byron, tale da portare con sé un’ottima cover di Natural Blues di Moby, un’Angelica Lubian che si fa sempre più strada, sin dai tempi della scoperta da parte della coppia Pergolani-Marengo e del loro Demo – L’Acchiappatalenti, oltre che dei Petramante e Giovanni Truppi godibilissimi, per quanto per molto a rischio di mancata esibizione per le questioni di cui sopra.

Foto di Riccardo Capone

Altrettanto si può dire per chi ha animato l’interno: dall’apertura di Ubik (pseudonimo di Marco Bonini, già con Mamavegas e Acre) alla conferma degli affascinanti La Distanza Della Luna (con tanto di guest da sotto il palcoscenico: il signor Paolo Benvegnù), fino a un susseguirsi di progetti che vanno dai Superbox, nuova identità degli ormai defunti Eildentroeilfuorieilbox84, ai Delay Lama, frenetici, matematici ed elettro-meditativi come sempre, fino a un’inedita sinergia tra Fabio “Reeks” Recchia e il batterista di Mombu e Neo Antonio Zitarelli: Surgical Beat Bros. Presenze che, se solo si fosse fatto in modo di non finire per le 5 di notte, probabilmente si sarebbero potute godere ancora di più.

GIOVEDÌ 26

Ecco quella che si può considerare come la serata infernale per eccellenza della settimana, per questioni indipendenti tanto dagli artisti quanto dai responsabili del soundcheck. Secca moltissimo pensare al fatto che l’inizio di tutto si sia fissato per le 23:00, malgrado un’apertura affidata a un Milo Scaglioni – che del talento dimostrato con i vari progetti a cui ha preso parte ha sempre fatto tesoro – con l’accompagnamento di Lorenzo Corti, chitarrista altrettanto quotato nell’ambiente, ha dato luogo a un suono di stampo Drakeano molto interessante.

E, nonostante la continuazione affidata a Pino Marino – bravo sia quando si tratta di affrontare le cose con leggerezza sia quando c’è da trattare argomenti più seri – secca altrettanto pensare che solo dopo mezzanotte si sarebbe potuto godere dell’intensa voce di Thony, di un Andrea Rivera maturato molto negli ultimi tempi, e in compagnia di Patrizio Maria, che dallo stile di Ivan Graziani ha saputo pescare più che bene, di un Filippo Gatti che ogni volta che lo si sente è sempre una gioia per cuore e anima, dello psych-garage-punk dei Bobsleigh Baby, del post-rock dei Montag, dell’animo 60s dei Thee Elephant, del rock dei North Sentinel e tanto altro ancora. Orari impossibili, forse pure comprensibili, ma il cui raggiungimento non è facilmente perdonabile. Pazienza.

VENERDÌ 27

Foto di Canio Loguercio

Non per questo, fortunatamente, i ragazzi del Forte si perdono d’animo. C’è bisogno di equilibrio tra i palchi e i relativi suonatori? È da questa sera che ad avere nuovamente la meglio – anche in quanto a orari – è la voglia di alzare la testa e cercare di non ripetere gli stessi errori. Il primo segnale lo si riscontra con la partenza simultanea dei live acustici e di quelli elettrici, tale da permettere allo spettatore di turno di godersi da una parte 19th Moon, donna di grande simpatia e sensualità e depositatrice di un songwriting dove – tra contributi percussionistici esterni e drum machine ben accette – le soddisfazioni non mancano affatto, dall’altra Daniele Fiaschi, già parte integrante della band che accompagna Diodato, e qui con lo pseudonimo di BaunZ, chitarrista di enorme caratura il cui passaggio dall’hard rock al funk è indolore e dimostra come prodigarsi in passaggi che non sono giochi da ragazzi e non si riducono a mera tecnica priva di emozioni possa essere un grande punto a favore, in questo caso di uno come lui.

Idem per l’alternanza tra Stefano Scarfone, la cui chitarra acustica lascia parlare un linguaggio che va dal finger picking a un effetto flamenco non certo scontato, e i Lapingra, qui in una veste da vera e propria big band, un’ensemble che tratta una larga serie di generi sempre risultando all’altezza. E poi Mike Cooper e i suoi strumenti fai da te, a metà tra Caraibi e Hawaii, i Vincent Butter, metà dei Persian Pelican e metà di Honeybird & The Birdies, e le loro sonorità altrettanto calde, allegre e dagli echi brasiliani, Nicola Linfante e una rabbia tipica di certo Neapolitan Power degli albori, oltre che una voglia matta di darsi a delle jam che non sarebbero dispiaciute neanche al buon vecchio Reinhardt, anche quando si tratta di esplorare sonorità alternative, come nel caso degli Africa Sound Collective. Aggiungere le vesti inedite di Howbeatswhy e Aguirre, psichedelico il primo, più tirati i secondi, il cantautorato rock di Paolo Zanardi, un Simone Olivieri che dalle atmosfere sognanti e intime che lo caratterizzano in solitaria si presenta con la band al completo, e un giramondo come Leo Pari è il passo giusto per ritrovarsi tra le mani una quinta manche di sana e robusta ripresa. Ottimo.

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2 thoughts on “LIVE REPORT: #fattifortefanfulla 2/3 @ Forte Fanfulla [RM] – 25-27/6/2014

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