RECENSIONE: Nada – Occupo poco spazio

Recensione di Francesca Amodio

Madama Malanima è tornata. E lo spazio che la sua ultima fatica musicale occupa, a dispetto del titolo, è tutt’altro che poco. Con il suo Occupo poco spazio – uscito per l’etichetta indipendente fiorentina SanteriaNada sbarra con forza la strada alla concorrenza discografica italiana di questo seppur prolifico 2014. Lo fa con un album di vite vissute, violate, deturpate, osservate, distrutte, bellissime; un album intenso, scuro, complesso. Come la sua voce, che sì graffia, ma mantiene sempre quel rintocco d’innocenza e disincanto, quel consapevole velo di paura con la quale esordì, molto minorenne, un po’ di Sanremo fa.

Ed è questo uno degli innumerevoli pregi di questa signora artista: il sapersi reinventare sempre, pur rimanendo sé stessa, e di conseguenza stupirci tutti. Lo fa con collaborazioni con giovincelli compaesani che, volenti o nolenti, stanno riscrivendo la storia del cantautorato indie-rock italiano degli anni zero (The Zen Circus, Criminal Jokers) e lo fa quando in questo disco si affida al maestro Tommaso Colliva, e a un’orchestrina diretta da nientepopodimeno che Enrico Gabrielli.

Un orecchio attento e felicemente appagato non faticherà a riconoscere l’inconfondibile violino di Rodrigo D’Erasmo, il violoncello di Daniela Savoldi, il basso di Roberto Dell’Era, la chitarra di Alessandro Grazian, la tromba di Paolo Ranieri, le percussioni di Sebastiano De Gennaro e la batteria di Beppe Mondini: sicuramente la fortunata e sensazionale riuscita sonora dell’album è anche merito dei suddetti, crème de la crème del jet set musicale contemporaneo.

L’ascolto di Occupo poco spazio richiede un certo approccio, un po’ come quando si prepara un esame: si deve essere assolutamente concentrati, con un orecchio sul suono e l’altro sulla densità delle parole. Non è un disco da sottofondo per un aperitivo, un giro di shopping o una corsetta al parco: non è proprio un disco da sottofondo. Al massimo lo si può apprezzare in un lungo viaggio in autostrada, di notte, con fari e cervello ben accesi. Si va dall’esplosiva title track – dove Nada canta le sue magnifiche urla da bimba inferocita “sfatta come una polpetta” – alla amara e riflessiva L’ultima festa (“la musica che senti è il funerale di questi anni che non si legan bene”). Dall'”onda improvvisa che va sulla sabbia” della ballata intimista La mia anima al tuono punk ed esplosivo de La terrorista.

Si ascolta rapiti la sentimentale storia in note di Sonia, una “storia d’amore alla rovescia”, per approdare infine alla simil-nipponica Sulle rive del fiume. È sempre un gran piacere quando il rock fatto bene, quello ruvido, scosceso, pietroso, si sposa con il suono spiazzante delle parole della nostra bella lingua italiana: il matrimonio che ne esce è credibile, duraturo, forte, dolcemente violento. E Nada è la sacerdotessa di questo rito. La sempiterna regina del punk sembra rubare sempre più energia linfatica agli anni che passano. Siamo certi che l’amico Piero Ciampi approverebbe.

OCCUPO POCO SPAZIO – NADA
(Santeria, 2014)

  1. La mia anima
  2. Occupo poco spazio
  3. La terrorista
  4. L’ultima festa
  5. Questa vita cambierà
  6. Sonia
  7. Auguri
  8. Gente così
  9. Il tuo Dio
  10. Sulle rive del fiume

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