RECENSIONE: VENUS IN FURS – CARNIVAL

di Alberto Sparacino

Semplifica; il singolo estratto dall’album Carnival (Phonarchia Records), ultimo lavoro dei pisani Venus in Furs, è una ballata romantica in frustrante e cosciente agonia per la fine di un amore incompreso.
L’intro è un lamento teneramente interrotto da un cortocircuito prosodico; uno sfalso tra la matematica del testo e il solco musicale, di certo una soluzione formale ingenua che non pregiudica l’approdo a una maturità ancora in fase di ricerca ma sulla strada giusta.
Il disco trasuda di sano e genuino nel complesso della sua struttura espressiva e si lascia accogliere, sin dalla sua anteprima, all’interno del canone cantautorale italiano 2.0.
Gli speculari Datemi Fuoco e Dammi Tempo, dai risultati tematici prosaici, si snodano con un pop rock energico, melodico e incalzante da far ballare tutti.
Vieri è un ordigno, il groove ammucchiato da Claudio Terreni (voce e chitarre elettriche), Marco “Zorro” Doni (basso) e Giovanni “Ciancia” Bosch ( Batteria e percussioni) infiamma un power rock americano giocoso, a tratti languido e lezioso, con sviluppi granitici e rarefatti, dal finale hard veloce per sfuggire agli ingorghi omologa(n)ti, e che riesce a scalmanare anche i critici più compíti.

È la volta di Battle, una potente ballade ritmica e rabbiosa che narra, non senza tormento, il dramma dei neo laureati di fronte al fuoriuscitismo, la forza di resistere e restare.
Da qui, l’album si apre adesso con un respiro più ampio, la produzione di Nicola Baronti mette a punto dei congegni pop barocchi, colorati e pomposi di grande momento; la potenziale hit Nazisti e la cover “molleggiata” Prisincolinensinainciusol. La prima una sovrapposizione caleidoscopica di synth, sitar e percussioni. La seconda, una magistrale interpretazione assemblata con un sapiente mix di chincaglierie elettroniche bistrate da sessioni oniriche folk, blues e acid pop condite in salsa overdrive retrò.
Sono pezzi con un volume sonoro enorme e pieno, che svettano tra i simpatici intermezzi Anita Così Non Vale; punkettone liceale da pogo senza troppe menate, Ogni Maledetta Domenica, che ci riporta al rock con il suo riff blues asciutto e vagamente southern, fino a Giulio e San Valentino; prove da vero cantastorie per Claudio Terreni, che ci ricorda un lontano Gazzè.CARNIVAL

 

 

 

 

 


Carnival
(Phonarchia Dischi/ Audioglobe / The Orchard)

Tracklist:
1. Datemi Fuoco
2. Dammi Tempo
3. Vieri
4. Battle
5. Nazisti
6. Anita Così Non Vale
7. Semplifica
8. Ogni Maledetta Domenica
9. Giulio
10. San Valentino
11. Prisincolinensinainciusol

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