INTERVISTA + PHOTO: P-FLASH

Intervista di Francesca Vantaggiato

Photo di Noemi Teti

Finalmente ce l’abbiamo fatta: siamo riuscite ad intervistare i P-Flash! Da non crederci! È da gennaio che li rincorriamo, da quando siamo andate (sempre io e Noemi, fidatissime stalker) alla Loggia del Leopardo per il lancio del disco dei loro compaesani The Monkey Weather (il fantastico racconto dell’avventura qui). Quando poi sono arrivati ben secondi classificati al Pending Lips Festival ci siamo dette: ci avevamo visto lungo! I P-Flash sono Greta, Emily, Pietro e Roberta e suonano da dio. Crepano i muri. Ti fanno venire voglia di ballare. Sono eccitanti. Abbiamo deciso di invitarli al Carroponte per fare due chiacchiere e scattare qualche foto tra i vecchi ricordi della Breda, perché pensiamo che quella vecchia locomotiva ci stia proprio bene con le loro maglie a strisce.

Stripes è il loro primo EP, uscito nel 2015 per Leopard Records

Allora, per iniziare: come dobbiamo chiamarvi? I P-Flash? Le P-Flash? The P-Flash?
Greta (G): Ci consigliano tante cose, ma noi abbiamo sempre preferito I P-Flash

Cosa significa per una band vivere in una realtà piccola come Domodossola? Ci sono pro e contro?
Roberta (R): Per essere un piccolo paesino ci sono tanti musicisti e c’è la Loggia del Leopardo che è locale figo con musica indipendente e bella. Per il resto, dicono “Ah suoni a D come Domodossola?”. Questo è il livello. Non ha questa visione sul mondo della musica come può essere suonare a Milano ad esempio, Ma secondo me è una bell’oasi!
G: Uscire da Domodossola e proporsi è difficile, provi con mail e telefonate, ma è davvero faticoso farsi conoscere e avere date

Quando sono venuta alla presentazione dell’album New Frontiers dei vostri colleghi The Monkey Weather sono rimasta basita dal fatto che ogni persona che ho conosciuto aveva una band! Sono tornata a casa con un pacco di cd da ascoltare! Ci sono conflitti tra le band locali, c’è concorrenza?
G: Per forza di cose ci si pesta i piedi. I locali le serate sono sempre quelle. Per questo che si è creata la Leopard Records: un patto tra di noi per cercare di aiutarci:; se uno conosce una persona importante cerca di farla conoscere anche agli altri, si suona insieme alle serate, si cerca di fare le cose insieme.
Emily (E): Per lo più tentiamo di aiutarci comunque tutti. Nascono conflitti che ci sarebbero anche se non fossimo band, ma come gruppi cerchiamo di aiutarci.

P-flash

In ordine di comparizione: Pietro Minacci, Greta Bragoni, Emily Manoni, Roberta Brighi

Parliamo di concerti: come vi preparate per i live? È diverso prepararsi per la Loggia del Leopardo, rispetto ad un concerto in una grande città?
R: Mezz’ora prima ci diciamo “Ok, ragazzi, facciamo le prove!”
G: Si cerca di provare tutte le settimane, ma siamo impegnati perché lavoriamo, studiamo, abbiamo altre band. Diventa difficile, ma proviamo almeno 1 volta a settima.
E: Prima delle date importanti 2 volte!

Qual è la differenza tra data importante e meno importante?
R: Il numero di prove che fai prima!
(ndr: touché!)
E: Se sappiamo che dobbiamo fare un concerto di un’ora e mezza ci prepariamo di più, se sappiamo che dobbiamo aprire ad un’altra band stiamo più tranquilli, perché suoniamo i pezzi che conosciamo meglio

E che succede quella mezz’ora prima del live? Avete paura o siete carichi di adrenalina?
E: Andiamo a recuperare Peyo che si è ubriacato da qualche parte!
(ndr: Peyo sarebbe Pietro)
G: Un po’ entrambe, c’è sempre un po’ di paura, c’è il momento di ripasso dei pezzi, in generale ci divertiamo, c ‘è la cena, ci si rilassa

E dopo?
G: Se è andata bene, siamo subito a bere al bancone. Se è andata male ci trovi ognuno per sé, da solo, incazzato per i fatti suoi

Qualche data andata male?
R: Beh l’ultima: non abbiamo neanche suonato! Direi che peggio di così! E c’è stata un’altra volta alla Loggia che abbiamo sbagliato l’attacco 3 volte di seguito
G: Ogni tanto succede che le scalette non sono scritte proprio benissimo, per cui ognuno parte con un pezzo diverso. Magari la modifichiamo poco prima di andare sul palco, ognuno si segna la modifica in maniera diversa – per esempio io cancello e riscrivo, altri fanno delle frecce – e alla fine ci si confonde!

Beh questo è la manna per il mega fan dei P-Flash che a fine concerto si trova la scaletta tutta scarabocchiata: un trofeo! Preferite suonare in un posto sconosciuto, dove non siete mai stati o davanti agli amici o un pubblico che già conoscete?
E: Per me è peggio suonare dove tutti ti conoscono, perché hanno delle aspettative, si aspettano un livello alto o che noi suoniamo bene – aprlo di amici, ma anche maestri di musica, insegnanti. Quando sei fuori invece se va bene ok, altrimenti pazienza!
P: Io preferisco suonare male davanti ai miei amici piuttosto che davanti ad un pubblico sconosciuto. Alla fine sono i tuoi amici, dici “cazzo me ne frega!”. Con la gente che ti sente la prima volta hai solo quell’occasione per impressionarli. Ci tengo di più. Non mi cago sotto, ma hai una bella adrenalina
G: Io mi cago sotto alla stessa maniera! Forse quando suoni davanti a persone che conosci senti un po’ più il peso perché sono quelli che non si fanno problemi a dirti dove hai sbagliato.

P-flash

Com’è registrare un primo EP, che nel vostro caso è Stripes?

R: Fighissimo. Lo abbiamo registrato in poco tempo da Marco Cassone. Un giorno a testa, siamo andati in studio e abbiamo registrato prima batteria, poi basso, poi chitarra e infine la voce. Lo studio è molto piccolo e andare in presa diretta è difficile. Insomma è stato… veloce e indolore

Siete contenti? Cambiereste qualche cosa come tracce, come suoni, struttura?
G, E, R: Contentissime, non cambieremmo niente
P: Io si, cambierei qualcosa. Qualche cavolata eh, qualche pezzo o le strutture…

Beh una cosetta da niente le strutture…
R: E’ un’anteprima anche per noi!

Ci sarà altro oltre l’EP?

G: Abbiamo 5 pezzi pronti e noi siamo per fare l’album!

Tu lo sai vero che poi lui vorrà cambiare le strutture?
G: Lo vedremo poi nei live se ci sarà da cambiare qualcosa

Stripes è il loro primo EP, uscito nel 2015 per Leopard Records

Stripes è il loro primo EP, uscito nel 2015 per Leopard Records

Voi siete dei gran musicisti, presi singolarmente siete fenomenali e messi insieme siete favolosi. Lo dico perché spesso succede che nelle band con la cantante che predomina la scena, mentre il resto della band passa in secondo piano. Per me i P-Flash funzionano perché siete tutti pari livello. Come siete arrivati a questo? La vostra formazione individuale come vi ha portato ai P-Flash?
P: Siamo andati tutti alla stessa scuola di musica di Domodossola, la Make Music. Io sono 8 anni che suono la chitarra (cazzo, sono tanti). Avevo un gruppo prima che poi si è sciolto; suono con P-Flash e ho un altro gruppo, i Flexy Mind

Ah, e che fate?
P: Facciamo cagare! STO SCHERZANDO! Facciamo rock/pop!

E: Ho studiato alla stessa scuola, però adesso non studio più a differenza loro, quindi a volte è un pò difficile perché rimani indietro. Io saranno 6 anni che suono, ma ho iniziato Lingue all’Università e non ho più tanto tempo. Studio da sola, ma non è la stessa cosa
R: Idem, stessa scuola, suono basso da 6 anni e studio basso elettrico jazz al conservatorio. È un po’ faticoso mettere insieme tutto, lavoro, studio e band, ma è talmente bello suonare perciò si fa. Del resto, sto studiando per quello, quindi ragazzi si stringe i denti e si va. Alla Make Music c’erano corsi di musica d’insieme. Ci siamo detti: “Ehi, a mi piace come suoni la batteria, tu come suoni il basso e tu come canti… tu sei figo.. facciamo una band!”
G: Ho iniziato le lezioni di canto a 15 anni, noi abbiamo iniziato a suonare insieme, al Titty Twister, facevano jam e ci siamo trovati benissimo. Mi avevano chiesto di cantare con loro avevo detto di no, stupidamente. Ma alla fine dell’estate ho deciso di suonare con loro. Tuttora studio all’Accademia del Suono a Milano

P-Flash a luci rosse (effettivamente, P-Flash viene da Porno Flash...)

P-Flash a luci rosse (effettivamente, P-Flash viene da Porno Flash…)

Beh ragazzi, si sente tutto questo!
P: Si sente che faccio il giardiniere?

Intendo che si vede che vi conoscete da tempo e non siete una band improvvisata! Quella che fate voi è davvero musica d’insieme, sarà che vi siete trovati e formati insieme alla scuola. Ultima questione che volevo affrontare con voi è quella della band per ¾ femminile e ¼ maschile. Quest’intervista è capitata proprio ora che sto leggendo Girl in a band, autobiografia di Kim Gordon, bassista dei Sonic Youth. Lei dice che le grandi case discografiche si interessano immediatamente a voi se nella band c’è almeno una ragazza. Se poi la ragazza è figa, ancora meglio. Voi siete addirittura 3, che ne pensate? Il fatto di essere una band prevalentemente femminile influisce sul pubblico, sui gestori di locali, sulle etichette?
G: Sinceramente, non lo abbiamo capito! Tanti dicono che abbiamo una buona immagine su cui puntare, in realtà noi ce ne siamo sempre sbattuti. L’ultima cosa che guardavamo quando ci siamo messi insieme era questa.

Ma che voi ve ne freghiate lo capisco, mi domando se nel mondo della musica questa cosa influisca. Io penso che il mondo della musica sia tendenzialmente maschilista. E vorrei chiedere specialmente a Peyo cosa ne pensa.

P: Si, è vero! Anche se non vuoi fare un discorso del genere, se vedi una band con 3 ragazze ti colpisce di più di una con dei ragazzi. Non per un fatto maschilista, ma perché è una cosa bella!

Ma lo vedi, lo dici perché sei abituato a non vedere ragazze sul palco…

P: Ma non è che dici “ Ah guarda, suonano anche le donne”. Pensi invece che sia bello
R: Si pensa sempre “Ah guarda ci sono quelle 3 sgallettate sul palco,, magari tirano fuori le tette!
G: C’è un po’ pregiudizio che se le donne sono sul palco non sia perché sanno suonare ma per altri motivi

Non vi rompe le palle questa cosa?

G: Si ma siamo determinati a dimostrare il contrario

A te, Peyo, non rompe le palle che notino prima loro che te?
P: Io la vivo male! Però pensa che i ragazzi guardano prima loro, ma le ragazze guardano prima me! Comunque, penso sia un punto a favore, volenti o nolenti

Insomma è Peyo il plus valore dei P-Flash! E non solo per i suoi assoli…
P: Solo che poi a fine concerto vanno tutti a parlare con loro a me non mi si fila nessuno!

P-flash al Carroponte: quando li vedremo sul palco?

Ultimissima domanda, ultimo concerto a cui siete stati?
Insieme: Juliette and the Licks al Magnolia!
G: Lei è la nostra cantante preferita a livello d’immagine e personalità
R: Ci ispiriamo a loro e le sue cover sono rimaste ancora nel nostro repertorio! È stato una figata essere al concerto e dire “Questo pezzo lo facciamo anche noi!”

Volete dirmi un’ultima cosa?
P: Salvatemi da queste qui!

Peyo: il plus valore dei P-Flash? Ai posteri l'ardua sentenza

Peyo: il plus valore dei P-Flash? Ai posteri l’ardua sentenza

Per beccare i P-Flah live:
15 AGOSTO – Villadossola // STRIPES PARTY – FESTA DELLA LUCCIOLA
28 AGOSTO – // LEOPARD FEST – FESTA DELLA PATATA
8 SETTEMBRE – Montecrestese // FESTA DELL’UVA

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