RECENSIONE: Lilies On Mars – AGO (2015, Lady Sometimes Records)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Andata e ritorno. Quando la casa diventa una, trina e soprattutto molteplice, che possa essere il mondo oppure, al contempo, l’intero Sistema Solare, e tutto questo a giudicare da come la propria via di espressione finisce per diffondersi a macchia d’olio, esattamente come previsto dai propri intenti e ben auspicato dalla graduale evoluzione che da Wish You Were A Pony ha portato a Dot To Dot. Le Lilies On Mars, al secolo Lisa Masia e Marina Cristofalo, di base a Londra eppur natìe della Sardegna, non si sono mai adagiate sugli allori credendo che i soliti standard potessero bastare a fare di un disco un’opera degna automaticamente dei massimi elogi, e proprio per questo sono sempre risultate molto più avanti di altri nomi blasonati. Con AGO la perpetua svolta a loro cara giunge pertanto ad un’ulteriore tappa, nel cui corso emerge l’apertura definitiva ad una dimensione da dancefloor, per usare un eufemismo, ed è proprio il brano d’apertura a confermarlo: Stealing, vellutata e paradisiaca, presenta come base un insolito ma assai funzionante ibrido tra balearic trance, shoegaze ed electro-wave, caratteristiche ben agglomerate che finiranno per tornare, un po’ più distaccate, anche nel mistico richiamo di Rachel Walks By The Sea, non senza esplodere in un turbinoso vortice drum’n’bass, ed in It Might Be, quest’ultima con un’accezione prettamente pop. Maggiormente fedeli alle atmosfere dreamy a loro avvezze e tutt’altro che messe da parte sono il brano di lancio Dancing Star e le oniriche ritmiche che come un arcobaleno tracciano la corsa di Sympathize, ma non sono da meno il dilagante tripudio downbeat dalle tinte sfarzose di It Was Only Smoke e From The Earth To Above, che può essere visto come il momento festaiolo del lotto, invaso come è di espedienti quasi surfeggianti. Così come le ragazze dimostrano di eccellere anche quando c’è da da districarsi in terreni un po’ più ostici, donando una chicca visionaria e rumorosa come il mantra pulsante di Midnight Fall, una tempesta di glitches divorati a loro volta da ludiche drum machines, se non in una composizione fuori contesto, più un nastro che scorre a mò di ambient e noise che un fanalino di coda di stampo dark, ma forse maggiormente da considerare come un lo-fi imbevuto di synth, come l’allucinata e sussurata litania di I’ve Got You, la cui chiosa è un delirio di pulsazioni elettroniche, quasi un richiamo rivolto alle due creature in esame, troppo extraterrestri per rimanere lontane a lungo da Marte. Eppure, al contempo, troppo di questo mondo per rimanerne altrettanto distanti: AGO è la prova concreta di come osare, crescere, maturare, in Italia come nel mondo, possano ancora essere delle scelte da applicare con convinzione e le Lilies On Mars si confermano come uno dei relativi progetti di maggiore rilievo. Se questo non è il loro capolavoro, poco ci manca.

Lilies On Mars – AGO
(2015, Lady Sometimes Records)

1. Stealing
2. Dancing Star
3. It Might Be
4. It Was Only Smoke
5. From The Earth To Above
6. Midnight Fall
7. Sympathize
8. Rachel Walks By The Sea
9. I’ve Got You

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