RECENSIONE: La Distanza Della Luna – s/t (2015, Bassa Fedeltà)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Può capitare che il viaggio attraverso la volta celeste possa andare di pari passo con una gestazione protrattasi ad anni di distanza da un apposito E.P. e giunta, di cambi in cambi, ad un duplice completamento, a sua volta quello di una band vera e propria. Evidentemente La Distanza Della Luna non viene meno a ciò e portandosi sulle spalle Franco Battiato ed influenze inglesi ed islandesi si presenta con un esordio, pur nella sua brevità, colmo di elementi di rilievo: un’ispirazione electro-pop fatta di quiete e movimento; il canto di Denise Fagiolo, paragonabile ad un angelo sceso in terra, una musa che in punta di piedi si sposta di brano in brano; un lotto che passa dall’etereo crescendo della titletrack ai cullanti Rhodes di Il visibile e la ninna nanna di Frammenti siderali, ideale estensione de L’origine, giungendo a momenti come L’ombra delle stelle, dei Portishead maggiormente melodici con archi al posto di beats, Lo spazio curvo, tra post-rock e shoegaze, lo sferzante andamento de L’acrobata e l’intricatezza rock di Ursula H’x e soprattutto Lo sguardo. “Fermati, ascoltami, non dire”: parole che cementano un lavoro di sicuro gradimento, contornato dall’ottima produzione di Paolo Benvegnù.

Moheir – A Rough Soundtrack
(2014, autoprodotto)

1. L’origine
2. L’ombra delle stelle
3. Lo spazio curvo
4. La distanza della luna
5. Ursula H’x
6. Il visibile
7. L’acrobata
8. Lo sguardo
9. Frammenti siderali

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