RECENSIONE: Sarah Dietrich – Una Storia Mia (Modern Life / Odd Dog Records, 2017)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Al centro di tutto un’aura di solarità, quest’ultima a sua volta unica nell’aver caratterizzato chi ha vestito un ruolo in felice contrasto con la polverosa, grezza eppure amabile poetica circostante tipica di quello che sono stati i tre dischi in studio condivisi con gli Ardecore, ove alla Bestia Gianpaolo Felici, se si vuole ragionare in termini favolistici, si è contrapposta una Bella da non poco conto. Questa è Sarah Dietrich, questo è il tanto desiderato lavoro alacremente concepito nel giro di un paio d’anni, con tanto di partecipazione alle selezioni di “X-Factor” ed una finale culminata in esclusivo, per quanto forse sia meglio così, visto ciò che si respira nella massa, un modus operandi al quale un disco del genere si contrappone con stile e classe. Perché “Una Storia Mia” è quel sogno nel cassetto che finalmente si avvera, la cui lavorazione, compiuta con l’assistenza di Davide Combusti, alias The Niro, e Michele Braga, non è stata affatto vana, ma ha finito per giocare un ruolo fondamentale, tale da donare ai più un’artista che della versatilità non fa certamente un vanto: la Dietrich, conscia di avere delle basi d’autore sedimentate nell’Urbe, mostra di essere in grande forma ed a suo agio nel muoversi tra le tante influenze che incarnano le otto canzoni risultanti, cambiando ogni carta in tavola rispetto al passato: ha un occhio di riguardo verso il pop, con qualche lieve germe elettronico, quando ad incombere è Il mago, ma ne sposa anche le atmosfere 60’s trasposte ai giorni nostri, facendo di Dentro questa notte un brano assai seducente, senza tralasciare quel soul mai realmente fatto proprio da altre colleghe maggiormente blasonate, guarda al folk ma non in quanto tale, preferendo una resa sotto forma di ballata orchestrale con annessa chiosa simil-rock come nel caso di Ma tu, secondo un filo conduttore che porta, più con sensazioni eteree che con annessi archi, ad Adieu, ove l’elemento francese è tutt’altro che ridotto ad una banale copertura e rende l’artista una chanteuse tout court. Non da meno Non sto male ed Implacabile, un binomio di frenesia in contrasto, liberatoria, intensa e per certi versi struggente la prima ed incalzante e dal trascinante andamento ye-yè la seconda, oppure l’alone cinematografico avente piena voce in capitolo nel corso di una soffusa galoppata quale Io non so dire ciao, mentre più intima, nel suo accompagnamento di pianoforte, un po’ jazzy un po’ vicino a certi brani di Cristina Donà, è Costellazione, consono soliloquio che chiude il cerchio affacciandosi su un panorama interstellare nel reale senso della parola. Non c’è talent mancato che tenga: Sarah Dietrich è davvero un’artista a tutto tondo ed “Una Storia Mia” tiene fede alla parola data, rivelandosi come un’altra delle felici eccezioni alle quali fare affidamento in quest’epoca tanto di necessità di musica d’autore di rilievo quanto di soccorso nei confronti del pop per come lo si conosce. Un sogno ad occhi aperti.

copertina_webSarah Dietrich – Una Storia Mia
(Modern Life / Odd Dog Records, 2017)

1. Io non so dire ciao
2. Dentro questa notte
3. Ma tu
4. Non sto male
5. Il mago
6. Implacabile
7. Adieu
8. Costellazioni
 

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