RECENSIONE: OvO – Creatura (2016, Dio Drone)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Dallo zenith al nadir, solo per rendere il nadir tanto oscuro quanto ulteriormente caratterizzato dalla presenza di luce propria, nella continua e ripetuta ricerca di un contatto con l’ultraterreno, come se quello zenith potesse oltrepassare, in maniera paradossale, se stesso. Il rumorismo, visto sotto certi aspetti, ha anche questa funzione, specialmente se risulta essere parte integrante di quel bozzolo di caratura noise e, ora più che mai, sludge dal quale qualsiasi cosa uscita ha finito per fare la differenza. Come OvO, Stefania “?Alos” Pedretti e Bruno Dorella, tre anni dopo un pugno allo stomaco chiamato “Abisso”, forse non sono mai stati così elettronici, nel loro essere furenti, ed è proprio per questo che la “Creatura” in esame è probabilmente tra le cose maggiormente incisive da loro realizzate. La presenza a macchia d’olio di un simile elemento potrebbe essere vista come un virus dalle funzioni benigne che si infiltra dando quanta più enfasi possibile quando c’è da recitare l’inno al demonio nelle sue molteplici facce, Lucifero, Belzebù, forse addirittura Belfagor, nella soffocante, estenuante, affascinante Satanam, nella cui litania si muove di pari passo un mix di frenetiche pulsazioni elettroniche, secondo un andazzo che non faticherà a farsi vivo nuovamente nel corso di una cadenzata Freakout. ma è una presenza che al contempo lascia maturare ispirazioni richiamanti una natura math che si vedono estremizzate e trucidate a suon di pads al suono di una possibile esortazione alle armi, come se quello di Eternal Freak fosse un autentico tereno di guerra, oppure rende memori di esperienze teutoniche, come da una titletrack il cui mantra sembra fare a pezzi certo stoner rendendolo turbinoso e luciferino, il tutto unito ad una mentalità prettamente heavy, appartenente ad un Dorella giunto all’apice dell’illuminazione. Un filo conduttore che fa sue al contempo le pulsazioni di Matriarcale, che tra deliri di mentalità japanoize pone le basi per un matrimonio splatter tra trip hop ed industrial e nella voce della Pedretti sembra richiamare ossessivamente anche la Nina Hagen dei primordi, la dicotomia tra Buco Nero, che soavemente eppur violentemente invita ad una messa psicotica, più che psichedelica, visionaria oltre ogni limite ed imbevuta di fantasmi al limite della techno, e Buco Bianco, che servendosi del crepitante fuoco rimasto fa terra bruciata dell’ambiente circostante, tra una distorsione e l’altra, svoltando definitivamente verso quella techno precedentemente accennata, una Zombie Stomp, con i suoi ritmi marcati ed in levare, apre le danze ad un sabba che a sua volta culminerà in una galoppata, quella situata al centro della graffiante Immondo, la sferzata tra l’hardcore ed il death metal di Bell’s Hells ed una voce fuori dal coro come March Of The Freaks, proclama spiritato e mosso da un’intensità che è a sua volta perdizione e innalzamento verso un ignoto fatto di riverberi e distorsioni. Se c’è qualcosa oltre l’inferno, la prova della relativa esistenza sta in un’opera di genere di assoluto livello come questa, che comprova come osare sia da sempre, per gli OvO, una prerogativa necessaria. “Creatura” è un picco da tenere d’occhio, da maneggiare con cautela per i più sensibili, da adorare laicamente per tutti gli altri, ammiratori, appassionati e non solo.

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(2016, Dio Drone)

1. Satanam
2. Eternal Freak
3. Creatura
4. Matriarcale
5. Zombie Stomp
6. Buco Nero
7. Buco Bianco
8. Immondo
9. Freakout
10. Bell’s Hells
11. March Of The Freaks

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