LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: FRANCESS

Intervista di Gianluca Clerici

Siamo nell’America di quando il soul era nero e la bit generation era solo nei quartieri cattivi. Siamo nei gala illuminati dai grandi lampadari ma siamo anche nel futuro underground di quella musica, nera di origine, che un tempo pretendeva il gusto delle grandi orchestrazioni e oggi invece si accontenta (si fa per dire) anche un bel drumming assai berliniano nelle movenze. Quello di Francess è un disco internazionale, come lei. Si intitola “Submerge” e noi la fermiamo per le consuete domande di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alle seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Quando una passione diventa mestiere si scende a compromessi e il proprio lavoro viene messo continuamente in discussione. Io ho iniziato a fare musica per me stessa ma l’esigenza di comunicare e condividere dando un nuovo valore a quello che stavo facendo, mi ha spinta in una direzione professionale. Riuscire a fare un mestiere che coincida con una passione è un lusso che va sfruttato al massimo cercando di mantenere e di non tradire lo spirito artistico iniziale.

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
Non mi viene da incolpare nessuno in particolare. Spesso si tende a rimpiangere il passato ignorando ciò che c’è di buono in un momento storico in cui sicuramente ci sono tanti problemi, ma che è anche ricco di novità e nuovi mezzi di comunicazione. Internet e i social network hanno rivoluzionato il mondo della musica che secondo me è in una fase di riassestamento e sono curiosa di vedere dove porterà.

Secondo te l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
Forse questo è un periodo in cui l’informazione insegue il pubblico più che cercare di educarlo. Però devo dire che ci sono talmente tanti modi di fare e ricevere informazione che l’argomento mi crea un po’ di confusione.

La musica di Francess ci restituisce un passato di black soul che sa di grandi luci di scena, di un gala sotto le stelle e anche paradossalmente di quartieri americani fin troppo poveri. In qualche modo si arrende al mercato oppure cerca altrove un senso? E dove?
Il mercato influisce in modo superficiale sulla mia musica. Ho sempre cercato di trovare un’identità artistica seguendo ed esplorando le mie origini e i suoni che per via del particolare contesto culturale in cui sono cresciuta, hanno influenzato il mio modo di vivere e sentire la musica.

In poche parole…di getto anzi…la prima cosa che ti viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere?
Riuscire a farsi ascoltare.

E se avessi modo di risolvere questo problema, pensi che basti?
Non penso che ci sia una soluzione a questo problema che secondo me dipende dal periodo e il luogo in cui si cerca di emergere ma anche dall’abilità dell’artista di farsi ascoltare.

Finito il concerto di Francess: secondo te il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Billie Holiday

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