RECENSIONE: Motta – Vivere O Morire (2018, Woodworm / Sugar Music)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

È risaputo quanto abbia avuto ragione, quindici anni fa, colui che aveva asserito quanto il secondo album fosse sempre più difficile nella carriera di un artista, dimostrando al contempo quanto una simile sfida in più circostanze si sia rivelata tale da essere vinta. Rapportandosi a ciò, il pensiero va al 2016, a gioco appena cominciato, una volta pubblicato e felicemente promosso “La Fine Dei Vent’Anni”, e specialmente a quando, nel corso del relativo tour di promozione, più volte si è fatta strada la domanda: fino a quanto può spingersi a livello di personalità uno come Francesco Motta, o semplicemente Motta, nel momento in cui si è pienamente consci della bellezza innata di certe canzoni, il cui valore è intuibile tanto in studio quanto in sede live, con o senza l’ineccepibile produzione di Riccardo Sinigallia? Posto un simile quesito la notizia che ha visto il nostro entrare nella scuderia di Caterina Caselli e della sua Sugar poteva sì far sentire un po’ prevenuti e timorosi di trovarsi di fronte a qualcosa non analogamente messo a fuoco, ma ai giorni nostri ogni dubbio, all’ascolto del disco in esame, non può che risultare felicemente fugato: “Vivere O Morire” è una seconda messa in gioco in solo che apre nuove strade all’ex Criminal Jokers e forse, per certi versi, lo porta ad una decisa virata verso quell’altra possibile corrente pop tutt’altro che inconcepibile oggigiorno ed aperta a molteplici contaminazioni, forse anche visto il coinvolgimento di Taketo Gohara, il cui ruolo subentra a quello di Sinigallia. In poco più di mezz’ora a battere è un cuore che racchiude a sé il giusto pompaggio di un sangue rosso come il profilo dello stesso che nuovamente capeggia in copertina, quasi a voler lasciare intendere il desiderio di scavare a fondo scavalcando il confine tra realtà ed illusione e ponendosi nel mezzo: nel momento in cui a permanere è un pizzico della componente autobiografica ed a dimostrarlo sono la dedica paterna (una prosecuzione di Mio padre era comunista?) che attraverso una ninna nanna infonde ancor più sentimento lungo le note beatlesiane di Mi parli di te e soprattutto la titletrack, unica istantanea dalla caratura folk-rock che strizzando un occhio all’Edoardo Bennato della fase 70’s racconta un continuo percorso di andata e ritorno situato tra Pisa, Livorno e l’accoglienza di Roma, il lotto generale vive di espedienti che non costituiscono specchietti per le allodole, così si passa dal loop elettro-mistico-tribale che si confonde alla voce di Motta nel corso del mantra di Ed è un po’ come essere felice, ideale introduzione favorita da un approccio che rifugge dal solito schema strofa-ritornello, alle sfumature dreamy che inebriano lo spaccato di vita di Quello che siamo diventati e che emanano dolcezza negli struggenti archi e nel lieve ed improvviso andamento di synth di una variopinta Chissà dove sarai, fino allo stomp’n go della breve Per amore e basta, che fa pensare, anziché ad un Ben Harper maggiormente pacato, ad una devozione allo stile di Everlast, vedesi in primis il singolo Ends, se non gli echi sudamericani in cui si perde dolcemente una chitarra slide e che sembrano udirsi da lontano mentre a scorrere è la bossa nova di E’ poi ci pensi un po’, ma anche quando ad avere voce in capitolo è il concetto di amore, espresso tramite storie prettamente folk ma insaporite da un sapore rurale, come dimostrato da La prima volta, o che felicemente proseguono il discorso precedentemente aperto con La fine dei vent’anni, ed in questo il refrain corale di La nostra ultima canzone a suo modo svolge in maniera ineccepibile il proprio compito, non ci si trova affatto sottotono. La conclusione giunge spontanea: farsi ulteriormente avanti dopo la svolta di “La Fine Dei Vent’Anni” sembrava cosa impossibile, ma Motta non è affatto uno sprovveduto e con “Vivere O Morire” ha confezionato un lavoro che non rappresenta affatto un fuoco di paglia, ma lascia il fervente desiderio di farsi riascoltare molto più di una volta. Un’ottima conferma.

MOTTA 2Motta – Vivere O Morire
(2018, Woodworm / Sugar Music)

1. Ed è quasi come essere felice
2. Quello che siamo diventati
3. Vivere o morire
4. La nostra ultima canzone
5. Chissà dove sarai
6. Per amore e basta
7. La prima volta
8. E poi ci pensi un po’
9. Mi parli di te

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