LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: MARCELLO PARRILLI

Intervista di Gianluca Clerici

Torna in scena Marcello Parrilli con un bellissimo disco “noir” dal titolo “Moderne Solitudini” pubblicato dalla RadiciMusic Records. E a quanto pare proprio a Firenze si fa sempre più forte la scena della canzone d’autore e l’ennesimo traguardo del polistrumentista e cantautore toscano ne è solo un esempio. Così come sono sempre più numerose le voce che, come Parrilli, celebrano quel gusto “americano” per i suoni pop italiani, quella viscosità che qui troviamo complice con la sua voce a restituire un retrogusto di dannata sopportazione alle tante sfaccettature della vita. Un disco sociale, personale… impersonale… a lui le nostre consuete domande di Just Kids Society:

PARRILLI COVER

Parlare di musica oggi è una vera impresa. Non ci sono più dischi, ascolto, cultura ed interesse. Almeno questa è la denuncia che arriva sempre da chi vive quotidianamente il mondo della cultura e dell’informazione. Che stia cambiando semplicemente un linguaggio che noi non riusciamo a codificare o che si stia perdendo davvero ogni cosa di valore in questo futuro che sta arrivando?
Che sia cambiando il linguaggio è un dato di fatto, ma non ci dobbiamo meravigliare, nella musica e nelle arti è sempre stato così. La cosa che forse più mi preoccupa adesso è vedere che il gusto musicale della gente non è definito, c’è un bombardamento di musica che rimane di sottofondo. Ormai le persone non si fermano più ad ascoltare attentamente. La crisi più grande che stiamo attraversando in questo periodo è la carenza di ascoltatori. Di gente che ha voglia di fermarsi ad ascoltare.

E se è vero che questa società del futuro sia priva di personalità o quanto meno tenda a sopprimere ogni tipo di differenza, allora questo disco in cosa cerca – se cerca – la sua personalità e in cosa cerca – se cerca –  l’appartenenza al sistema?
Questo disco è una raccolta di canzoni d’amore, che racconta la difficoltà che incontriamo in questo tempo nel relazionarci con gli altri.

Fare musica per il pubblico o per se stessi? Chi sta inseguendo chi?
Prima di tutto bisogna fare musica per stare bene. E nel caso in cui si ha esigenza di scrivere, bisogna scrivere canzoni perché questo ci fa stare bene. Quando quest’esigenza finisce è giusto dedicarsi ad altro.

E restando sul tema, tutti dicono che fare musica è un bisogno dell’anima. Tutti diranno che è necessario farlo per se stessi. Però poi tutti si accaniscono per portare a casa visibilità mediatica e poi pavoneggiarsi sui social. Ma quindi: quanto bisogno c’è di apparire e quanto invece di essere?
La visibilità è importante in questo lavoro, perché altrimenti nessuno saprebbe e ascolterebbe quello che fai. Ma non è necessario accanirsi per apparire per forza. Quello che sei è un rapporto con te stesso e se stai bene con te stesso e credi in quello che fai, questo ti porterà ai risultati sperati.

Un disco d’autore, di pop e di rock, di Italia passata e di vita vissuta. Un disco fragile nel suo intimo, un suono che ha l’umiltà di essere se stesso ma anche l’arroganza di graffiare la faccia. Le canzone di Marcello Parrilli non sono fatte per gridare… sono dipinti di acquerello, ma con tinte scure per lo più. Un’opera dell’arte e dell’ingegno, come questo disco, vuole somigliare alla vita di tutti i giorni oppure cerca un altro punto di vista a cui dedicarsi?
Sono canzoni che parlano di amori e di relazioni, ognuno ci si può rivedere oppure no, ma sicuramente ognuno nel quotidiano ha vissuto storie simili o assimilabili a quelle raccontate nel disco.

Parliamo di live, parliamo di concerti e di vita sul palco. Anche tutto questo sta scomparendo. Colpa dei media, del popolo che non ha più curiosità ed educazione oppure è colpa della tanta cattiva musica che non parla più alle persone o anzi le allontana?
Si è perso il gusto di andare ai concerti per ascoltare la musica dal vivo, anzi in alcuni locali, la musica dal vivo è percepita dai clienti come fastidiosa, volume alto che impedisce di conversare, perciò dico sempre che bisognerebbe educare i giovani all’ascolto, insegnare loro che esiste qualcosa di nuovo e che anche se non lo conoscono, potrebbe essere più bello di quello che conoscono già.

E quindi, anche se credo sia inutile chiederlo ai diretti interessati, noi ci proviamo sempre: questo lavoro quanto incontra le persone e quanto invece se ne tiene a distanza?
Non saprei, questo disco parla di amori e relazioni e quindi tutti ci si possono rivedere e tutti potrebbero sentire le mie parole come loro…ma la musica è magica anche per questo, perché a volte arriva e a volte no…dipende dai gusti, dall’attenzione, dall’alchimia e da tantissimi fattori che spesso fanno parte semplicemente del caso…

E per chiudere chiediamo sempre: finito il concerto di Marcello Parrilli, il fonico che musica dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
Depeche Mode tutta la vita.

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