LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: MALPENSA

Intervista di Gianluca Clerici

Lavoro che fa spuntare la testa dall’angolo nascosto e cerca di ammaliare con uno sguardo che ha tantissima personalità. I Malpensa sfornano per il popolo della rete questo singolo forte e incisivo dal titolo “Ypsos”… forte di quell’equilibrio estetico tra melodie e habitat vocale. Un perfetto incontro dentro liriche cicliche di un inciso che resta alla memoria dal primo ascolto. Esordio di grandi sogni, esordio di evasione che lascia ben sperare per il futuro di un’opera prima. Ad ora ai Malpensa rivolgiamo le consuete domande di Just Kids Society:

Parlare di musica oggi è una vera impresa. Non ci sono più dischi, ascolto, cultura ed interesse. Almeno questa è la denuncia che arriva sempre da chi vive quotidianamente il mondo della cultura e dell’informazione. Che stia cambiando semplicemente un linguaggio che noi non riusciamo a codificare o che si stia perdendo davvero ogni cosa di valore in questo futuro che sta arrivando?

Per rispondere a questa domanda occorre, secondo noi, porne una per cercare di rendere al meglio l’idea: se davvero si fossero completamente persi i valori di cui fate menzione, staremmo qui a parlarne? Se non ci fosse interesse per questo momento storico, caratterizzato da una certa rivoluzione culturale dettata, che ci piaccia o meno, dal movimento “indie” (da non confondersi con la tradizione indipendente che ha definito la musica inglese a partire dagli anni ’80 ad oggi), dal nostro punto di vista probabilmente non avremmo nemmeno avuto la possibilità di esprimerci attraverso questo spazio. 

Ciò detto, in realtà noi Malpensa pensiamo tutt’altro: crediamo che la scena musicale sia molto viva nel mondo di oggi. Anzi, crediamo ci sia davvero un grande interesse che le ruota intorno. 

È vero, stanno cambiando i linguaggi e i modi di esprimersi ma tutto ciò non crediamo sia per forza di cose negativo, anzi: sta nascendo davvero una nuova forma di comunicazione e di scrittura creativa. L’unica nota negativa, come evidenziato anche da voi, è come le vendite dei dischi si siano abbassate notevolmente, sebbene statisticamente in ripresa rispetto a qualche anno fa; questo, però, rappresenta un argomento davvero vastissimo e di complicata trattazione, per cui non basterebbe tutta l’intervista per parlarne. Magari approfondiremo questo discorso in una prossima chiacchierata…!

E se è vero che questa società del futuro sia priva di personalità o quanto meno tenda a sopprimere ogni tipo di differenza, allora questo disco in cosa cerca – se cerca – la sua personalità e in cosa cerca – se cerca –  l’appartenenza al sistema?

La società in cui viviamo, in effetti, tende (purtroppo) sempre di più verso l’omologazione sociale. Pertanto, bisogna ammettere che questa crescente perdita di personalità vada a riflettersi su tutta la musica uscita nell’ultimo periodo; tuttavia, è anche per questo che quando arriva una grande novità (se arriva) questa spicca, prendendo il volo. E se ne hanno esempi tangibili. Per quanto riguarda noi: cerchiamo sempre di metterci noi stessi, il nostro cuore, la nostra anima principalmente.  Quando all’interno della musica c’è questo in maniera reale, tutto il resto, secondo noi, non conta. Siamo fissati con la musica pop d’oltremanica, d’oltreoceano, così come quella italiana della tradizione e quella odierna, pertanto stiamo cercando di produrre qualcosa di orecchiabile, ma allo stesso tempo diverso, alternativo, per provare a dire la nostra. 

Fare musica per il pubblico o per se stessi? Chi sta inseguendo chi?

È nato prima l’uovo o la gallina? Prima di tutto occorre fare musica per sé stessi, per stare bene con il proprio io. È chiaro poi che il riscontro del pubblico sia importante, non prendiamoci in giro! In sostanza: noi facciamo le canzoni per auto-analizzarci, raccontarci. Poi, è chi ci ascolta a scegliere se seguirci o meno. Noi inseguiamo noi stessi, tutti i giorni, nella speranza che qualcuno ci segua.

E restando sul tema, tutti dicono che fare musica è un bisogno dell’anima. Tutti diranno che è necessario farlo per se stessi. Però poi tutti si accaniscono per portare a casa visibilità mediatica e poi pavoneggiarsi sui social. Ma quindi: quanto bisogno c’è di apparire e quanto invece di essere?

È più importante essere o avere? L’importante è prima di tutto essere e rispecchiare sé stessi al mille per mille. È chiaro che poi c’è il discorso legato alla visibilità, all’immagine…e nella società di oggi anche questo è un fattore rilevante. Sicuramente bisogna bilanciare bene le due cose, non snaturando mai sé stessi. Tuttavia, il discorso legato alla visibilità rientra nel “voler essere”: l’attitudine degli “wannabes” oggi è gonfiata dai social, ma tra tutti questi fakes si nasconde chi vuole essere perché è veramente qualcuno, non perché vuole sembrare, o dimostrare in senso effimero di “Essere”. La differenza tra i due concetti è sottile ma importante, e fa la differenza. 

Un brano di pop inglese, smagliature rock e libertà un poco bohémien. Un brano che gioca con i colori e con la luce della propria voglia di evasione. Un’opera dell’arte e dell’ingegno, come questo disco, vuole somigliare alla vita di tutti i giorni oppure cerca un altro punto di vista a cui dedicarsi?

Il disco, attualmente in cantiere, parla di aspetti di vita quotidiana e non. C’è la necessità di raccontare, di raccontarsi e la voglia di sognare e regalare immagini, anche di evasione dall’odierno all’ascoltatore. Insomma c’è molta varietà!

Parliamo di live, parliamo di concerti e di vita sul palco. Anche tutto questo sta scomparendo. Colpa dei media, del popolo che non ha più curiosità ed educazione oppure è colpa della tanta cattiva musica che non parla più alle persone o anzi le allontana?

La musica non allontana mai le persone. Anzi, pensiamo che sia qualcosa che faccia da legame. In realtà noi troviamo che al momento l’attività concertistica sia molto viva, nonostante sembri esserci, purtroppo, più interesse verso il mondo dei social e degli streaming. Anche questo, tuttavia, fa parte del gioco ed è semplicemente una nuova forma di comunicazione e di espressione, che permette agli artisti di entrare in contatto in maniera ancora più diretta con i propri fan! L’importante è avere voglia di fare: nei mesi passati ci siamo messi di con le nostre forze, senza conoscenze a cercare locali in Italia e all’estero cui inviare il nostro materiale, ancora inedito, per organizzare un primo tour tra Italia ed estero. Il risultato è che partiremo a Marzo. Presto forniremo maggiori dettagli, per ora non aggiungiamo altro.

Il segreto è rimboccarsi le maniche e su questo dobbiamo ringraziare Fabrizio, il batterista che ci accompagna live, che ci ha insegnato a credere in noi stessi e nelle nostre potenzialità.

E quindi, anche se credo sia inutile chiederlo ai diretti interessati, noi ci proviamo sempre: questo lavoro quanto incontra le persone e quanto invece se ne tiene a distanza?

È scontato forse dirlo, ma è chiaro come questo lavoro punti ad entrare il più possibile nel cuore delle persone, puntando a farle viaggiare con la nostra musica!

E per chiudere chiediamo sempre: finito il concerto dei MALPENSA, il fonico che musica dovrebbe mandare per salutare il pubblico?

Noi ci vediamo bene un bel pezzo degli MGMT. E voi?

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