LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: FRANCESCO LIPPELLI

Intervista di Gianluca Clerici

Parliamo di un talento nuovo, fresco ma decisamente maturo con all’attivo già una carriera importante di traguardi preziosi. Francesco Lippelli, tra l’altro anche arrangiatore di Alessandro Casillo e per la trasmissione “Amici di Maria De Filippi”, pubblica un disco come “Apple Tree” dove trovano posto 8 composizioni di solo pianoforte nate dall’ispirazione rapita ad un giorno soltanto. Il musicista calabrese celebra l’amore in una forma alta, festeggia con delicatezza il concetto primo di ispirazione lasciando al caso e alla vita stessa le chiavi con cui svelare il mistero del genio creativo. Un disco di dinamiche sospese, di solitudini e di introspezione ma anche un disco di delicata bellezza quotidiana. A lui le nostre consuete domande sociali di Just Kids Society:

Parlare di musica oggi è una vera impresa. Non ci sono più dischi, ascolto, cultura ed interesse. Almeno questa è la denuncia che arriva sempre da chi vive quotidianamente il mondo della cultura e dell’informazione. Che stia cambiando semplicemente un linguaggio che noi non riusciamo a codificare o che si stia perdendo davvero ogni cosa di valore in questo futuro che sta arrivando?

Dal mio punto di vista è il non saper codificare al meglio il nostro tempo a renderci un po fragili. Per quanto concerne l’aspetto culturale, quindi musicale, penso che l’unico modo per uscirne sia l’accettare il cambiamento e non abbatterci se ad esempio la vendita di un cd fisico non funziona più come qualche decennio fa. Dovremmo porci qualche domanda e riflettere.

E se è vero che questa società del futuro sia priva di personalità o quanto meno tenda a sopprimere ogni tipo di differenza, allora questo disco in cosa cerca – se cerca – la sua personalità e in cosa cerca – se cerca –  l’appartenenza al sistema?

Non credo che la società del futuro sia priva di personalità. Il mio disco vuole essere una continuità con il passato e la tradizione classica. Mi esprimo con un linguaggio contemporaneo, è vero, utilizzando però delle forme appartenenti alla tradizione. 

Fare musica per il pubblico o per se stessi? Chi sta inseguendo chi?

Credo che se non si ha un’idea di base è superfluo provare a fare qualcosa per gli altri, senza saper cosa fare e perchè farlo. 

E restando sul tema, tutti dicono che fare musica è un bisogno dell’anima. Tutti diranno che è necessario farlo per se stessi. Però poi tutti si accaniscono per portare a casa visibilità mediatica e poi pavoneggiarsi sui social. Ma quindi: quanto bisogno c’è di apparire e quanto invece di essere?

La società ci ha spinto sempre di più all’apparire, invece che all’essere. Oggi, per fortuna, avverto un cambio di rotta. Non so il motivo preciso, potrei fare davvero molti esempi. Tra tanti, il fatto che i cantanti prodotti da me, mi chiedano dei libri di teoria musicale su cui iniziare ad imparare la musica, credo sia un segnale positivo. 

Un disco di dolcissima quiete e di profondissima contemplazione… tanto per richiamare una letteratura che conosciamo. Ma richiamiamo anche quelle splendide sensazioni di umana sensibilità dentro composizioni misurate con un tempo che lascia spazio ad ogni deriva possibile. Un’opera dell’arte e dell’ingegno, come questo disco, vuole somigliare alla vita di tutti i giorni oppure cerca un altro punto di vista a cui dedicarsi?

Bellissime parole. Sì, è un disco che non ha pretese se non quelle dell’essere, appunto, e del trasmettere, spero, tante belle sensazioni. 

Parliamo di live, parliamo di concerti e di vita sul palco. Anche tutto questo sta scomparendo. Colpa dei media, del popolo che non ha più curiosità ed educazione oppure è colpa della tanta cattiva musica che non parla più alle persone o anzi le allontana?

Credo, nel bene e nel male, che la musica prodotta oggi sia comunque espressione del nostro tempo. Cosa diversa invece è la situazione nel campo lavorativo. Dobbiamo inventarci e reinventarci. Sono molto fiducioso. Ce la faremo.

E quindi, anche se credo sia inutile chiederlo ai diretti interessati, noi ci proviamo sempre: questo lavoro quanto incontra le persone e quanto invece se ne tiene a distanza?

Mantiene la giusta distanza. È vero, per la scelta di un singolo da promuovere preferisco  sempre un parere di chi non ha competenze strettamente musicali. La voce del popolo è fondamentale per l’artista. L’idea, ovvero la Grungestal, è indipendente da qualsiasi forma di omologazione agli altri o ad un sistema di mercato. Apple tree, il mio nuovo album, credo sia la prova di questo ragionamento.

E per chiudere chiediamo sempre: finito il concerto di Francesco Lippelli, il fonico che musica dovrebbe mandare per salutare il pubblico?

Probabilmente un mese fa avrei scelto la Suite orchestrale n. 3 in re maggiore di Bach. Ora, mi sento di dire una qualsiasi composizione del Maestro Ennio Morricone. Un ricordo al Maestro.

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