LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: FRANCESCO TRIMANI

Intervista di Gianluca Clerici

Spazio al pop che ha sempre fatto scuola e ha comandato gusti e direzioni nelle mode quotidiani degli italiani. Francesco Trimani ci regala un nuovo singolo dal titolo “L’ultimo romantico” e già da qui la si dice lunga sul concept che regna dietro una lirica leggera incastonata in una melodia pop assai intelligente, pulita e senza ridondanze digitali. Un bel video nostalgico dentro le pieghe della rete e noi ovviamente, ghiotti di rimandi sociali, gli giriamo le consueto domande di Just Kids Society.

Iniziamo sempre questa rubrica pensando al futuro. Futuro ben oltre le letterature di Orwell e dei film di fantascienza. Che tipo di futuro si vede oltre l’orizzonte? Il suono tornerà ad essere analogico o digitale?
Io sono nato quando c’era solo l’analogico e crescendo ho assistito alla “trasformazione”. Anche se la tecnologia ha raggiunto livelli incredibili, il groove “umano” di un qualsiasi strumento musicale non riesce ancora ad essere battuto, anche se comunque per l’ascoltatore medio credo non faccia differenza.

I dischi ormai hanno smesso di avere anche una forma fisica. Paradossalmente torna il vinile. Ormai anche il disco in quanto tale stenta ad esistere in luogo dei santi Ep o addirittura soltanto di singoli. Anche in questo c’è un ritorno al passato. Restiamo ancora dentro al futuro: che forma avrà la musica o meglio: che forma sarebbe giusta per la musica del futuro?
L’arte non dovrebbe centrare con l’economia, ed invece, il valore che abbiamo dato al denaro condiziona anche l’arte. Cosa conviene fare di più? È ahimè questa la domanda a cui dobbiamo rispondere. “Fare musica” costa, e se non hai molto denaro a disposizione o un’etichetta che ti produce, diventa molto difficile realizzare.

La pandemia ha trasposto il live dentro incontri digitali. Il suono è divenuto digitale anche in questo senso…ormai si suona anche per interposto cellulare. Si tornerà al contatto fisico o ci stiamo abituando alle nuove normalità?
Il contatto umano non potrà mai essere sostituito dalla tecnologia, per fortuna. Queste nuove forme di incontri digitali possono essere un palliativo per andare avanti, ma quello che si prova ad andare ad un concerto è irreplicabile.

Ed è il momento di parlare di questo nuovo singolo di Francesco Trimani. “L’ultimo romantico” è forse una delle più delicate dichiarazioni d’amore che oggi si possano fare. Un pop leggero, estivo, solare ma anche ricco di nostalgia se me lo concedi. Come si inserisce dentro una scena ampiamente devota alla musica digitale, immediata e quasi sempre densa di contenuti superficiali?
“L’ultimo romantico” è un piccolo miracolo. È un incastro che definisco “perfetto” tra il mio stile e quello di Anthony Louis. Nato con un testo completamente diverso ma che non “funzionava” secondo Anthony (ed aveva ragione), lo abbiamo rivisto insieme ed effettivamente ha letteralmente “preso il volo”.

E poi tutti finiamo su Spotify. Parliamo tanto di lavoro ma alla fine vogliamo finire in un contenitore in cui la musica diviene gratuita. Non sembra un paradosso? Come lo si spiega?
Come ho detto precedentemente, è l’economia che ahimè regola il mondo, ma che comunque ha sempre il “profitto” come primo obiettivo e quindi, in qualche modo, una soluzione al “business” si troverà.

Dunque apparenza o esistenza? Cos’è prioritario oggi? La musica come elemento di marketing pubblicitario o come espressione artistica di un individuo?
È’ tutto intrecciato, come del resto anche la musica con i suoi “stili”, che ormai non esistono quasi più. Non so se sia un bene o un male, sicuramente una cosa che ho imparato è che le canzoni devono “funzionare” e non puoi fossilizzarti sugli stili o fare il purista a tutti i costi.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto di Francesco Trimani, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
“La cura” di Battiato.

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