IL TRIP: Ci vediamo presto – Albert Eno, Dark’n’Stormy [Bagana & B District Music – 21/05/2021]

Racconto a cura di Valentina Calissano

Il Trip

L’ispirazione

Se è vero che ascoltare una canzone apre l’immaginazione e scatena emozioni a fior di pelle, questo è ancora più certo per la musica dal vivo. Quell’interpretazione, sentita prima alla radio o in cuffia, cambia quando l’orecchio la percepisce come nuova e vitale. La voce del cantante che viene amplificata dal microfono e dall’aria, gli strumenti che si attorcigliano tra loro nelle casse fino a trovare la giusta armonia, il brusio di fondo che rimane finchè non parte il pezzo. Questi sono tutti elementi che in una registrazione non possono essere presenti, ma che nella performance live aggiungono quella sensazione che si prova ascoltando un brano per la prima volta.

È l’interpretazione, è l’emozione, è la voglia di fare variazioni sul tema.

Questa è stata l’ispirazione per il Trip del mese. Il concerto di Albert Eno all’associazione Vox Musica di Cavarzere. La chitarra acustica amplificata accompagnata esclusivamente dalla voce piena e rassicurante del cantante ha lasciato entrare nel locale due giovani che provano il brivido di una nuova relazione sentimentale. Anche loro, hanno ascoltato e amato particolarmente tre brani: The Embrace, Dark’n’Stormy e The Wine Red Door.

Ci vediamo presto

«Penso che prenderò questo anch’io».
Marco e Viki erano uno di fronte all’altro, seduti ad un tavolino di legno liscio e lucido, graffiato in più punti. La donna, che ora stava in piedi accanto a loro con un taccuino in mano, li aveva condotti dall’ingresso fin lì, sotto ad un palco costellato di nere casse sdraiate. Ora stava finendo di prendere appunti, prima di allontanarsi.

Due hamburger Inverno, due bionde medie.

Viki sorrise, per poi passarsi una mano sulla frangia. Era alta poco meno di un metro e mezzo e sotto a quel caschetto biondo e roseo nascondeva dei grandi occhi verdi. La prima volta che Marco l’aveva vista indossava un paio di occhiali tondi, giganti, ma con una montatura così sottile che sembrava pronta ad ammaccarsi al solo rivolgerle uno sguardo più intenso.
«Piuttosto carino questo posto». Disse senza preavviso.

Carino.

Marco adorava quel posto simbolo della sua adolescenza, la sua tana, la sua seconda casa.
Forse era stato sciocco a sceglierlo. Era stata una scelta avventata, un rischio che però aveva dovuto correre.
Viki l’aveva attirato fin dal primo timido incontro in biblioteca, l’aveva agganciato con un solo sguardo. Voleva ad ogni costo almeno provare ad invitarla ad uscire.
Le aveva proposto il suo pub qualche giorno prima, sulle scale che conducevano all’atrio della facoltà.
Per qualche secondo aveva balbettato, farfugliato, bisbigliato. Ma lei, creatura gentile e paziente, aveva atteso la fatidica frase.
«Ti andrebbe di cenare insieme una di queste sere?»
Viki aveva sorriso timidamente, senza dire nulla. Situazione pericolosa.
Marco aveva incalzato:«Fanno un concerto in un pub dalle mie parti. Viene un solista, chitarra acustica. E il posto… devi vederlo. Sono sicuro che ti piacerà!».
Come fosse a pesca, aveva lasciato la lenza morbida, poi un colpo di polso e su l’amo.
«Carino. Va bene, ma solo se passi tu a prendermi».
Fatta.

E così, senza accorgersene, Marco l’aveva condotta al centro della sua vita. Era solo il primo appuntamento e le aveva già mostrato tutto di se stesso. Forse era stato un errore rendersi così vulnerabili. In quel locale, aveva messo piede la prima volta a quattordici anni. Lì, aveva assaporato la prima birra, aveva provato la prima sigaretta e soprattutto aveva ascoltato i primi concerti rock.

Non era un posto grande, ma aveva tutto. I soffitti alti cassettonati di legno scuro, le vetrate rosse e blu a rombi incastonati nel nero ferro battuto. Aveva un palco, piccolo e attrezzato, con annessa sala prove e luci. E soprattutto aveva la birra, tante spine una di seguito all’altra, dissetanti e fresche, ognuna con il suo sapore unico e ricercato.
Il gestore, un uomo con i baffetti corposi, un cappellino nero con la visiera e la barba lunga quanto la sua esperienza di vita, era un appassionato di musica. Ed era abituato a vedere Marco insieme ai suoi amici ogni volta che organizzava un concerto.
«Allora, come andiamo?». Disse arrivando con calma, battendo una pacca sulla spalla del ragazzo.
Marco si sentì obbligato a presentare l’ospite a quella figura alta e un po’ paterna.
«Andre, lei è Viki. Siamo venuti per sentire il concerto». Sarebbe stato imbarazzante dichiarare che uscivano insieme. Soprattutto per lei. Non era sicuro che quello si potesse definire un appuntamento.
«Un’altra appassionata di bella musica. Bene. Stasera è proprio speciale, godetevelo!».

Andre non rimase molto accanto a loro. Doveva aver intuìto qualcosa e si allontanò senza aggiungere altro, lasciando crollare un imbarazzante silenzio tra i due. Viki sorrideva e si guardava intorno, i gomiti posati sul tavolino e le mani incrociate. Lo spazio legnoso che li separava e li univa ad un sol tempo intanto si era arricchito di due boccali ricolmi di oro liquido rivestito di morbida schiuma color panna.
Marco provò a lanciare un brindisi: «Al primo concerto insieme!».
Si sentì così stupido per quella frase che non guardò nemmeno la ragazza negli occhi. Entrambi però bussarono con il bicchiere sul legno e poi bevvero un sorso.

Two beers on the bar – Ph. by Big_boss_man74 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Fu allora che si guardarono di nuovo: il verde di una prateria irlandese fondeva l’iride scuro e denso del ragazzo. Quelle ciglia lunghe e delicatamente truccate nascondevano una calamita, ma anche una sensazione spaventosa.
Di scatto, rivolsero gli occhi all’ambiente circostante, nelle direzioni opposte, complici di aver osato troppo.

Il pub si stava riempiendo di persone dal marcato accento locale con i vocioni grossi e bassi, le risate sguaiate. Le ragazze emozionate si salutavano con grandi abbracci. Chi indossava il cappotto e chi si preparava a fare due passi.
Il concerto era ben lontano dall’inizio e sul palco giacevano semisdraiate tre chitarre acustiche, tutte lucide e pronte per far vibrare le loro corde tese.
«Una volta suonavo anch’io la chitarra». Disse Viki. Alla fine stavano osservando entrambi la stessa cosa. «Però non ero brava. Mi dimenticavo sempre gli accordi e finivo per sbagliare gli arpeggi». Si passò la mano sulla frangetta, sorridendo di sbieco a Marco, che non sapeva bene cosa risponderle.
«Davvero? Ma allora ho fatto bene ad invitarti ad un concerto di acustica». Che frase idiota.
«In effetti ho accettato solo perchè la chitarra mi piace molto…». Allargò il sorriso, inclinando la testa a destra.
Questa faceva male. «Quello che non sai è che io suono la chitarra. Potrei darti qualche dritta. Potremmo anche suonare insieme».
«Uhm, che idea carina!». Era sempre tutto molto carino per lei. Ma cosa significava poi? Accettabile? Buono? Ottimo? Marco non riusciva proprio a spiegarsi l’uso di quel termine.

Arrivarono i panini e la loro misera conversazione virò su altri temi, come la delicatezza del formaggio e il sapore succulento della carne, la quantità esorbitante di salsa e la presenza caramellata della cipolla che rendeva il gusto perfettamente rotondo. E così la serata venne tenuta in piedi anche grazie alla scelta del cibo. Appena ebbero terminato, salì sul palco il cantante, imbracciando la prima delle tre chitarre.

E finalmente non ci fu più bisogno di sforzarsi per spingere in avanti la conversazione.

Le vibrazioni della chitarra rendevano l’aria leggera e sognante. Le note semplici, accostate l’una di seguito all’altra, creavano una melodia che fece dimenticare a Marco di essere ad un appuntamento. In quel momento era lì per godersi il concerto.

In quel preciso attimo, la sua presenza era sfumata in un respiro. Non era più una singola persona, ma la sua identità si fondeva in una più grande, in un fluire liquido di puro ascolto. Lo sguardo si era perso nel ritmico muoversi delle dita dell’artista sulle corde flessibili e sottili. Quella voce calda, a tratti tenebrosa e in alcuni attimi squillante e intensa, sembrava chiedergli di rilassare i muscoli e lasciar annebbiare i pensieri. Di concentrarsi solo sulla musica. E sul canto. E su quel pezzo che voleva ad ogni costo farsi sentire da tutti i presenti.

Così fu.

Per un tempo che sembrava dilatarsi e restringersi di continuo, ma mai scandito dai minuti e dal ticchettio di un orologio, Marco, Viki, Andre e tutti i presenti erano diventati solo occhi e orecchie catapultati nell’esperienza musicale.
Alla fine, quando il cantante porse l’ultimo sospirato grazie al suo pubblico, Marco si riprese in un applauso. Di fronte a lui Viki era sparita.
La tavola era stata ripulita e le birre, ormai terminate da un pezzo, non dominavano più la scena. Il ragazzo rimase impietrito, senza muoversi e senza riuscire a comprendere cosa fosse accaduto.
Passò una manciata di secondi prima che si rendesse conto che il suo braccio destro era addormentato. Appoggiando la mano sulla spalla le dita incontrarono una superficie morbida: erano i capelli di Viki.
Il corpo caldo della ragazza era appoggiato al suo, con la testa accoccolata nell’incavo tra l’avambraccio e il petto. Quando le sfiorò la fronte lei lo guardò, sollevando la fronte. Gli occhi accompagnarono le labbra a schiudersi in un sorriso, che fu prontamente ricambiato da Marco.
Instintivamente il ragazzo si avvicinò alla fronte ricoperta dalla frangetta rosa e bionda e posò le sue labbra su quei capelli lisci.

«Avevi ragione, Marco». Disse Viki mentre passeggiavano verso casa uno accanto all’altra. «Era proprio un bel posto. E il concerto è stato bello».
«Sicura? Non è che magari l’hai trovato solo carino?». Marco si era sciolto a vederla così rilassata, apoggiata a lui nel pub. Era come se l’avesse autorizzato a farsi avanti nella sua vita.
«Carino? Cosa vorresti dire?» ribattè lei ridendo. Improvvisamente si fermò in mezzo al marciapiede e si voltò a guardarlo negli occhi con il broncio finto.
Marco rise e si avvicinò al suo volto. A quella testolina bionda e rosa, alta forse un metro e mezzo scarso, che lo attirava come una calamita da ormai troppo tempo.
Erano arrivati al portone di casa di Viki, era arrivato il momento di decidere cosa sarebbe successo tra loro.
Però Marco non riuscì a trovare il coraggio e le lasciò un timido bacio sulla fronte.
«Quando ci vediamo la prossima volta?» chiese lei sottovoce.
«Non preoccuparti. Ci vediamo presto». rispose lui, sicuro e allegro.

Albert Eno

 

10:53. 18-05-2021. Messaggio da parte di Viki:

«Ciao Marco, come stai? Stavo pensando all’ultimo concerto che c’è stato. Mi sono proprio divertita quella volta. Chissà quando potremo uscire di nuovo insieme…».

Marco stava guardando fuori dalla finestra di camera sua. Il parchetto dei giochi, illuminato dal sole caldo, era vuoto e silenzioso, come ogni giorno negli ultimi due mesi. Ogni tanto, passava qualche vicino con il cane al guinzaglio, faceva il giro dell’isolato cinque o sei volte, mandando messaggini con il cellulare o facendo foto al prato solitario. Poi si allontanava, senza incontrare altra presenza umana.

La primavera dei due giovani era stata bruscamente interrotta da quella chiusura totale.

Marco e Viki avevano continuato a scriversi, non potendosi frequentare, e sentivano la mancanza l’una dell’altro. La loro storia aveva fatto giusto in tempo a sbocciare, proprio come i fiori del giardino, per poi vedersi isolati rispetto al resto del mondo.
Il ragazzo prese il telefono e iniziò a digitare sullo schermo.
«Non preoccuparti, Viki. Resistiamo ancora un po’ e sono sicuro che potremo vedere un altro concerto insieme. Ci vedremo molto presto».

CREDITS

DARK’N’STORMY – ALBERT ENO

Tracklist

A Kind Of Cure
Dark’n’Stormy
The Wine Red Door
Broken Pocket Watch
Come As You Are*
Hidden Souls
The Story Behind a Cup of Tea

Testi e musiche a cura di: Albert Eno
*Cover del brano dei Nirvana

Bagana – B District Music
Distribuito da: Pirames International

Il video: A Kind of Cure
Registrato, mixato e masterizzato: Putrefashion Studio by Pablo Davilla
Videoclip: Max Menghini

BIO

Albert Eno, in passato voce del gruppo rock Kismet, nel 2018 avvia il proprio progetto come solista.
A gennaio del 2020, è il supporto ufficiale deltour di Charlie Winstonin Belgio, suonando al MCFA a Marche en Famenne, al Tremplin di Dison e a La Ferme du Biéreau di Louvain.

A settembre 2020 pubblica il primo singolo come solista, The Embrace, scritto durante il periodo di lockdown; il brano trae ispirazione dal dipinto di Egon Schiele L’abbraccio e da una citazione tratta dal libro Just Kids di Patti Smith.

Il 18 dicembre 2020, esce Iron Sky, cover di Paolo Nutini.

L’album Dark’n’Stormy, uscito a maggio 2021 per Bagana – B District Music, viene anticipato da due singoli: A Kind Of Cure e Come As You Are (marzo e aprile 2021).

 

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