INTERVISTA: I Malati Immaginari

Ritroviamo il duo abruzzese de I Malati Immaginari. Li ritroviamo oggi con questo nuovo singolo ampiamente accolto dalla critica underground, realtà la loro che oggi festeggia un piccolo grande tour che ha toccato diverse regioni italiane e che si appresta ad approdare ad un disco d’esordio in uscita nei primi mesi del 2022. Canzone pop dal fortissimo gusto chill-out e funk inglese, dove le rifiniture digitali si accostano ad uno scheletro di drumming e di chitarre acustiche. E poi il potere immaginifico di questa scrittura che si rivela in tutto il suo potenziale anche dentro il video ufficiale di questo nuovo singolo dal titolo Bambola Parlante: aspetti sociali ma anche di vita personale, l’amore e quel riconfigurare i rapporti che si svegliano da una consapevolezza forse malata.

Nuovo singolo e nuovo video. Questa volta avete puntato davvero ad un immaginario cinematografico classico. E qui tra bambole, specchi, antichi castelli… c’è una vasta letteratura da scomodare. Diteci la vostra…
Esattamente, ogni riferimento non è puramente casuale. Siamo stati sempre grandi appassionati di cinema horror ed espressionista, dal celebre Nosferatu al psycho-horror di Hitchcock. Tutto è nato in modo molto naturale. Noi viviamo in Abruzzo, e qui è pieno di location facilmente raggiungibili, naturali e non, che stimolano l’immaginazione e la finzione scenica. Inoltre siamo sempre stati molto attratti dal lato oscuro, dal dark side della Musica, che ben si addice allo stile del nostro videoclip. In più abbiamo affidato la regia del video alla nostra già truccatrice e costumista Gaia Colonna, esperta di horror e special fx, che ne ha curato tutta la sua realizzazione. Se poi ci metti che il pezzo non racconta di cieli azzurri e campi di grano…

Oggi i Malati Immaginari mettono un’altra x sul percorso. Il disco? A quando?
A prestissimo! Il disco è pronto già da mesi, ma finora abbiamo navigato a vista perché non è un momento facile per la musica. Con il rischio chiusure non avrebbe senso lanciare un disco d’esordio se poi non puoi fare un’adeguata promozione live. E invece ci troviamo nel bel mezzo di un giro di concerti da nord a sud che ci sta dando tante soddisfazioni. Abbiamo aperto negli ultimi 30 giorni i concerti di Omar Pedrini, Pierpaolo Capovilla, Lorenzo Kruger, Olly degli Shandon, Dandy Bestia degli Skiantos. Abbiamo suonato a Brescia, Bologna, Verona, San Marino, Fermo. Suoneremo nel prossimo mese anche a Teramo, a Salerno e avremo una decina di date nei live club abruzzesi. Quindi sì, il disco è prossimo e il momento è quello giusto. Nei prossimi giorni ci riuniremo con etichetta, management e ufficio stampa per fissare una data di uscita, che non sarà oltre i due mesi.

Tornare a parlare. Questo un messaggio che caldo dal brano. Quasi una minaccia al sistema che ci vuole silenziosamente ubbidienti. Da cosa dovremmo risvegliarci secondo voi?
Tornare a parlare nel senso di tornare a vivere. Il testo racconta di una relazione tossica appena finita, con l’io narrante che finalmente si libera dalle catene e inizia a volare alto. La Bambola del video, invece, è prigioniera in un castello/labirinto senza uscita, e nonostante il suo fuggire, correre, si ritrova poi sempre nella stessa stanza. Noi tutti abbiamo la nostra gabbia, spesso ci siamo entrati dentro e buttato la chiave autonomamente. Per noi I Malati Immaginari sono stati il nostro risveglio, il nostro venire al mondo una seconda volta. Ognuno di noi può riprendere il controllo della propria vita, basta volerlo, volerlo tutti i giorni senza cedere mai. Alla fine i “miracoli” si avverano sul serio.

I suoni di questo nuovo brano. Un poco si allontanano dalla scena di “Non passa +”. Cosa state cercando e dove puntate?
Per quanto diverse, le due canzoni si muovono su binari paralleli. Benché Bambola Parlante è musicalmente molto più elaborata di “Non Passa +”, che con i suoi soli due accordi punta a essere un mantra, entrambe si muovono su territori molto sintetici, con i synth a reggere l’intero arrangiamento. La batteria è suonata in entrambi i pezzi con i mallet e senza cordiera al rullante, per conferire un suono chiuso, cupo alla sezione ritmica. La sterzata ci sarà al prossimo singolo, che invece esplorerà il nostro lato più umano, con le chitarre acustiche in primo piano. Il nostro suono si muove, infatti, sempre in bilico tra il lato “freddo” dei synth e quello “caldo” delle chitarre.

E se tutto questo lavoro provenisse dal punk? Che mi rispondete?
Rispondiamo che c’è una parte del nostro dna che viene proprio dal punk. Laura si è avvicinata alla batteria proprio grazie al punk, mentre Dario è grande fan della scena new wave e post punk di inizio anni ’80, dalla quale discende la nostra musica. Quindi sì, c’è anche un po’ di punk in noi, anche se molto edulcorato.

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