Interviste: Federica Girardi

A cura di Davide Emanuele Iannace

 

A volte nella vita incroci persone molto casualmente – per esempio alle lauree di amici, ad eventi mondani (anche se non è che sia così mondano io). Federica Girardi è una fotografa che ho incrociato totalmente per caso, proprio alla laurea di una mia amica alcuni, nemmeno troppi, anni fa.

Avendola seguita sui social più vari, ho capito che poteva essere interessante per voi lettori di Just Kids sentirla parlare della sua vita come fotografa in quel di Roma. Quindi, non troppo casualmente, ecco l’intervista che ho avuto modo di farle in un uggioso pomeriggio di dicembre dell’anno scorso – oramai si può dire – bevendo cappuccino e mangiando pezzi di crostata al cioccolato, abbastanza buona da pensare di dover tornare in quel posto – ma questo è tema di un altro articolo.

 

Intervista a Federica Girardi

Iniziamo dalla classica domanda: come ti sei approcciata alla fotografia?

Facilissimo, o forse nemmeno troppo. A quanto pare la fotografia c’è sempre stata nella mia vita, seppure in modo velato. Faccio foto fin da quando sono piccola – un po’ come tutti. Mio padre è fissato con le foto, seppure non sia fotografo di professione. Gli è sempre piaciuto farle, ad esempio in vacanza, era sempre lì a far foto. Son cresciuta con questo concetto, quindi, che quando si viaggia bisognava fare foto. A quattordici anni i miei mi hanno regalato una compatta, una di quelle macchinette che si regalava alle comunioni.

Ph. Federica Girardi

Le compatte, quelle comode e tascabili di un tempo.

Esatto, super-tascabili anzi. Ho fatto un po’ di anni della mia adolescenza con questa compatta in giro a scattare. Ho preso poi una Pentax analogica da mio padre, a rullino, a 16 anni, e giravo per Roma a fotografare monumenti. A diciott’anni la cosa si è fatta più seria, perché al compleanno i miei compagni di classe mi hanno invece regalato la mia prima reflex. Ho iniziato quindi a impararla, a settarla, ho iniziato anche i primi corsi di fotografia – perché oramai la macchinetta l’avevo. Mi sono appassionata pian piano. Finito il liceo, è successo qualcosa di particolare.

Un pomeriggio, con una mia amica, eravamo a far foto nel cortile del palazzo. Le facevo delle foto, lei voleva rifarsi un po’ il profilo. Poi, al baretto sotto casa, al PC a rivedere gli scatti, lei ci è rimasta. Mi disse che non era mai uscita così bene in foto in vent’anni e mi ricordo mi di disse che dovevo aprirmi una pagina Facebook, una pagina in qualche modo ufficiale, e farmi pagare. Io pensavo che stesse esagerando ma era così seria che quella sera ci siamo messe e abbiamo aperto una pagina, era il 2014 circa. Da lì poi mi hanno iniziato a contattarmi, ci pubblicavo inizialmente le foto che facevo in giro ad amiche e paesaggi e poi niente, è venuta la gente a chiedermi i primi book. Erano paghe misere ai tempi, trenta euro per venti foto, giravo con questi che me lo chiedevano e la cosa direi che si è sviluppata. Oramai sono otto, sette anni, e diciamo che lo faccio ancora, anche se a livello professionale. Con la fotografia oramai ci lavoro.

Devo dirti la verità, la gente spesso mi chiede se abbia fatto o meno una scuola di fotografia. Io a dire il vero sono forse una delle poche – o una delle tante, mi approccio poco ai fotografi – a non averla fatta. Di base devi avere l’occhio ecco, ma a forza di scattare ti viene l’occhio su una modella o un paesaggio, su come renderlo più bello. Io però ho semplicemente imparato scattando, settandomi da sola la reflex, con l’esperienza. È nato tutto così, naturalmente.

Ph. Federica Girardi

Quindi poi hai fatto questo salto al mondo professionale. Tu ti concentri sempre su modelle o hai cambiato, per dire, soggetto e clientela?

Io da un anno a questa parte mi son affermata nel settore immobiliare, perché c’è tanta richiesta, tanta. L’agenzia per cui lavoro riceve molte richieste da questo ambito. Io ho notato che la fotografia mi piace tutta. Non è la mia tipologia preferita questa dell’immobiliare, la faccio per lo più per lavoro. Una delle mie preferite forse è quella ritrattistica, quindi sì, le modelle, indossatrici, quando ci sono capi particolari e gioielli. Il problema è che non c’è molta richiesta, ci sono problemi di budget – spesso bisogna far capire alla gente, specie in Italia, che la fotografia costa. Ho ancora però i miei contatti in quell’ambito.

 

Però diciamo rimani nell’immobiliare per quel che riguarda la professione.

Si, c’è molta più richiesta rispetto al settore moda o pubblicitario e quant’altro. Comunque, affronto entrambi.

 

Mentre, dopotutto ti seguo da un po’, vedo anche che viaggi. Hai mai pensato di prendere le fotografie di viaggio e svilupparle come progetti, o sono solo per te?

Ci sto pensando, soprattutto nell’ultimo anno, di sviluppare qualche progetto riguardo i viaggi. Mi sono accorta che ho delle belle foto. Ho un archivio infinito di foto, le vedo, mi piacciono, quando le pubblico sui social ricevono molti commenti positivi. Ad oggi, le foto dei viaggi le faccio per me, perché forse è la mia tipologia di fotografia preferita. Ho quasi paura a renderla un lavoro, perché non vorrei trasformarla in qualosa di abitudinario. Nelle foto dei paesaggi, dei viaggi, direi che ritrovo me stessa.

Direi che sarebbe forse il progetto migliore, il più sincero.

Vero, ma devo trovare la chiave giusta per raccontare un progetto simile. Non vorrei solo fare il progetto tipo Il mio ultimo viaggio. Vorrei una linea che accumunasse un po’ tutti questi viaggi, ma non l’ho ancora trovata. Il dramma è questo: quando devi sviluppare un progetto devi metterti a tavolino, hai bisogno di tempo per pensare su come svilupparlo, su come renderlo, come fare per farlo capire e capirlo. O mi viene l’illuminazione così sui mezzi ATAC o un giorno devo prendermi delle ore e seriamente pensarci.

 

Ho visto anche che hai partecipato a un progetto a tema contro la violenza sulle donne.

Il progetto è un po’ più ampio a dire il vero. Si chiama Artivismo, un collettivo di artisti. È la prima volta che viene fatto in Italia – non so se proprio il progetto o l’apertura ai giovani. Mi ci ha iscritta il mio ragazzo. Lui non è stato selezionato alla fine, mentre io sì. Era il contrario: lui voleva partecipare, io no, non ero sicura, ed è avvenuto l’opposto. Mi è dispiaciuto troppo.

Abbiamo partecipato ad un evento, dove hanno estratto i tre temi principali e, lì, hanno assegnato ad ogni partecipante il tema. A me è capitato il femminicidio. In tre giorni ho dovuto sviluppare una serie di foto o almeno una foto a tema. Appena letto il mio nome, sentito anzi, sono sbiancata. È un tema che non ho mai affrontato tramite la fotografia. Un tema che ho sentito, osceno e orrendo per me.

 

Ma non ti ci eri confrontata artisticamente.

Esatto, mai affrontato da quel punto di vista. L’illimunazione mi è venuta un po’ così, pensando a qualcosa di rotto. Da qui mi è venuta l’idea di un calice rotto, del vino rosso sparso sulla tavola. Non so se già le hai viste, le ho pubblicate sui social. La fotografia centrale è quella del calice di vino della donna, rosso, pieno, e poi uno rotto, che è quello dell’uomo, con vino sparso. E molti mi hanno chiesto del perché abbia rotto il calice dell’uomo, visto che è la donna la vittima del femminicidio. Io ho una mia concenzione, molto femminista, che forse hai già letto o te l’avevo già detta. Mi ero un po’ rotta dell’idea della donna vittima. Prima di essere vittima, la donna lotta. Secondo me le donne lottano prima di perdere la vita, nel tempo. Mi faceva piacere ribaltare la medaglia, fare vedere che la vera vittima è l’uomo: un po’ perchè quando scegli l’arma della violenza, tu muori, è qualcosa di completamente opposto a me la violenza

Isaac Asimov (famoso scrittore di fantascienza del secolo scorso, ndr) sarebbe d’accordo con te.

L’uomo usando l’arma della violenza tocca dei livelli bassi, e si rompe. Si rompe anche la quotidianità. Quando uccidi tua moglie, la tua ragazza, ma anche chiunque, in qualche modo hai rotto la tua vita. Hai rotto la tua libertà, perché sicuramente rispondi di questo crimine – per quanto in Italia a volte non sia così, nel mio mondo utopico tutti pagano per i crimini. L’ho reinventata un po’ così, rompendo il bicchiere dell’uomo e facendo trapelare l’immagine di una donna eroina, che ce la fa. Che è vittima ma che rompe l’uomo.

 

Un martirio che la rende non tanto vittima quanto eroina.

Esatto, mi piaceva questa idea.

 

Hai ribaltato tramite fotografia tale stereotipo.

Si, e infatti tutti gli altri scatti sono concentrati sulle schegge dei vetri rotti. È stata molto particolare come cosa, e non l’ho scritto se non agli organizzatori della mostra – visto che va sempre prodotto un testo ad hoc. Un calice s’era rotto, per la foto. Poi ho lavato tutto, incluso il calice della donna. Ed ecco, mi è scivolato anche quello e si è infranto. L’ho visto un po’ come un segno del destino, ho pensato che mi si fosse rotta anche la donna e nella mia testa si è ribaltato tutto. Un po’ un segno, mi è piaciuto un po’, questo backstage.

 

Altra domanda allora: progetti futuri, oltre ad Artivismo e continuare con le tue attività quotidiane. C’è qualcosa che stai pianificando o sei molto sul libero e sul ciò che viene?

Devo dire che questo è un periodo molto pieno per la mia vita privata, il lavoro l’ho messo un po’ come ultima ruota del carro, dalla casa da ristrutturare a mille altre cose, tra cui diventare zia perché il mio ragazzo diventa zio. Oddio, penso oramai che stia diventando zia…

Ph. Federica Girardi

A vent’otto anni succede anche questo direi.

Esatto, quindi al lavoro non ci penso troppo. Però al contempo avvengono cose. Per esempio, c’era stato questo concorso dedicato alle bellezze di Roma, intitolato Le bellezze di Roma, una collaborazione di Influgramer e Roma Capitale, c’è stata una cerimonia al Campidoglio, ho vinto anche un premio. Anche quello totalmente inaspettata come cosa, oramai vivo tutto così.

 

Come una sorpresa.

Si, dovevo andare in Campidoglio, a parlare, con la Raggi, ed io proprio così, molto a sorpresa. Da lì, mi hanno cercato un po’ di piccole realtà, sia radio che non, per interviste ad hoc. Mi ha cercato anche la RSI, non so se sai chi sono loro.

 

Si, la Radiotelevisione Svizzera.

Esatto, quella del Canton Ticino in lingua italiana, pensa te. Ceravano una ragazza che facesse un documentario su Carlo Maderno, architetto ticinese del XVI secolo che ha fatto tra le tante opere a Roma la facciata di San Pietro, mica pizza e fichi, conosciuta in tutto il mondo. Cercavano una ragazza per far tale approfondimento culturale in video. Venendo poi anche da una laurea in lettere e pensando che fosse una cosa carina, l’ho fatto. Ho partecipato anche a un progetto di una webradio, il progetto di due miei amici. Ogni tanto do loro una mano, mi intrufolo nel loro programma, propongo cose da vedere a Roma, eventi.

Queste due cose, più l’intervista per Just Kids, sono successe tutte insieme a dicembre, tre cose. Un po’ mi son chiesta cos’è che volete un po’ tutti ecco, mi reputo una persona molto semplice.

Per il prossimo anno, non posso che sperare che entri sempre più lavoro.

Nella realtà un progettino l’avrei, ma è più personale. Io parallelamente all’attività di fotografa faccio la social media manager.

Ph. Federica Girardi

Effettivamente ogni tanto ricevo inviti strani eh.

Si, sono io che devo dire a tutti di mettere mi piace a questa o quella pagina, sempre per lavoro. È un lavoro questo che però è sempre in smart, puoi gestirtelo da ovunque, farlo da ovunque purché ci sia una connessione. Anche il mio ragazzo, lavorando nell’ambito della comunicazione, fa una cosa simile. Ci piacerebbe moltissimo, nel 2022, avere la chance – senza troppi progetti – di fare smart working all’estero. Trasferirci anche due settimane tipo a Madrid, perché ci piace, casomai cercassi una ragione, e andarci per lavorare.

 

La cosa bella è che il mio coinquilino francese, che vive a Barcellona, sta facendo la stessa cosa qui a Roma. Studia italiano, lavora nel digital marketing, si sta facendo tre mesi qui a Piramide dove vivo anche io – ecco, ora i lettori sanno dove trovarmi – facendo smart working.

Piacerebbe molto anche a noi. È una cosa che vorremmo provare a fare nel 2022. Provarci perché fino a maggio in questa vita privata strapiena e lavorativa, siamo bloccati. Però estate-autunno, l’anno prossimo, non sarebbe male. Specie settembre, con un bel clima.

 

Si può anche fare un po’ di più, dicono sia bella la Spagna in quel mese, non fa nemmeno troppo caldo.

Io almeno due settimane me le farei con molto piacere, ma in generale questa esperienza all’estero la farei con piacere.

Ph. Federica Girardi

Appropinquandoci alla fine, direi di fare un salto al passato: cosa ti è piaciuto di più tra tutti i tuoi progetti passati? Questa è la domanda finale super-complicata.

Complicata davvero. Quasi tutto ciò che ho fatto, banalmente, mi è sempre piaciuto molto. Tutte le volte che ho lavorato con brand di abbigliamento sono sempre stata contenta, di come gestirmi il carico di lavoro, i tempi. Ti dirò, quando ero più piccolina, la prima esperienza più serie che ho avuto nel mondo della fotografia è stata una serie di eventi culturali a cui ho partecipato, anni fa. Erano eventi a tema letteratura e cultura e io ero lì, sempre come fotografa. Erano tipo una volta a settimana o due al mese, con una rubrica anche a Radio Godot, quella su Tuscolana, una delle più famose a Roma nel campo delle webradio.

Ricordo quel momento ancora con tanta felicità, mi piacque molto andare a quegli eventi nonostante un po’ di difficoltà. Ero giovane, spensierata, concentrata sul fatto che studiassi per gli esami e al contempo facessi la fotografa. Era bello, un bel mix, che mi ha fatto crescere tanto, specie sotto il lato umano. Con gli eventi ti rapporti con tanta gente – li ci ho conosciuto il mondo, dai cinquantenni al pischello di diciotto anni, alla bimba di tre. E in quei tre anni di eventi culturali, mi son rapportata con chiunque e ciò mi ha fatto cambiare. Ero molto più timida prima e grazie a questo scambio anche comunicativo, oramai ho imaparato a parlare con tutti, mi rapporto con tutti, e un po’ tutto è derivato da quella palestra.

 

One thought on “Interviste: Federica Girardi

  1. Ciao a tutti sono Francesca ho conosciuto Federica qualche mese fa (incontrata1 sola volta)e ho deciso di seguirla su instagram perché l ho trovata interessante….sai quelle cose che nn puoi spiegare? Ecco..ho visto le sue foto e Nelle sue foto ho trovato emozioni colori e semplicità adoro il suo modo di essere perché è una persona vera! Leggendo la sua intervista mi sono commossa❤

Rispondi a Francesca Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.