RECENSIONE: Alì – La rivoluzione nel monolocale

Recensione di Claudio Delicato

Ascoltare per la prima volta La rivoluzione nel monolocale è un’esperienza simile a quando il newsfeed di Facebook ti segnala che quella strafica che porta sempre a spasso il golden retriever nel giardino dove vai a farti le canne non è più “in a relationship” con quel borioso impiegato di banca di Torre Spaccata che ogni tanto si portava appresso e che più volte hai confuso con il cane: l’entusiasmo è troppo per non levare i pugni al cielo e urlare “finalmente, cazzo!”

Finalmente un cantautorato maturo e senza fronzoli, malgrado il disco (prodotto da Colapesce) sia solo l’esordio di questo giovanotto di Catania. Finalmente una decina di canzoni curate ma semplici, che parlano di cose comuni come l’amore con un certo stile e una spiccata personalità: del resto non è un caso se nessuno ha ancora scritto un pezzo che sia rimasto nella storia parlando dei motori aeronautici a turboelica, e questo Alì sembra averlo capito, cosa non scontata in un’epoca in cui i gruppi indie paiono vergognarsi di raccontare emozioni semplici che accomunano tutti.

Avete presente quando state cercando di scattare una fotografia di notte e l’amico che state cercando di ritrarre riesce per la prima volta a restare immobile nella posa che desiderate? In momenti come questo gridate concitati “ecco, così, fermo così,” una frase che rappresenta alla grande ciò che penso del disco di Alì. Questo ragazzo è riuscito a trovare un’alchimia perfetta e irripetibile tra gli elementi che compongono il suo disco: il timbro vocale è scazzato al punto giusto e non dà l’impressione di uno che sta cantando seduto sulla tazza del cesso, il missaggio è semplice ma piacevole e gli arrangiamenti sono di gran gusto.

La rivoluzione nel monolocale è un disco che scorre via che è una bellezza, raggiungendo i punti di massima espressione artistica in Per la gioia di Woodoo, Cash (credo che la frase “è giunto il sabato e ci si veste a cazzo” sarà la prima che insegnerò a mio figlio), lo splendido finale musicale di Continuare a vendere oro e la riuscita cover de Il miglior sorriso della mia faccia di Paolo Conte.

Questo ragazzo spacca il culo, è una spanna sopra gli altri: datemi retta, dobbiamo tenercelo stretto perché quella che fa è una cosa molto semplice, ma ultimamente nessuno sembra più in grado di farla con il giusto sentimento.

Imbracciare una cazzo di chitarra acustica e cantare.

LA RIVOLUZIONE NEL MONOLOCALE – ALÌ
(La Vigna Dischi, 2013)

  1. Armata fino ai denti
  2. Per la gioia di Woodoo
  3. Le nostre bocche incollate
  4. Maggio
  5. Cash
  6. Continuare a vendere oro
  7. New York
  8. Il miglior sorriso della mia faccia [cover di Paolo Conte]
  9. Roulette
  10. Racconti di viaggio
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