LIVE REPORT: The Prodigy + Die Antwoord @ Rock in Roma 2014 [RM] – 21/6/2014

Live report di Claudio Delicato

Il termine grindhouse definisce le sale cinematografiche statunitensi che negli anni ’70 proiettavano due o più b-movie di seguito; in genere si trattava di film d’exploitation, con un alto tasso di sesso e violenza. E sembra di essere proprio in una grindhouse il 21 giugno 2014 all’Ippodromo Capannelle di Roma, in occasione del doppio concerto di The Prodigy e Die Antwoord organizzato da Rock in Roma. Gli elementi in comune ci sono tutti: due band alternative, dal gusto trash e perverso, con una storia del tutto diversa alle spalle ma a loro modo ugualmente importanti. Solo il prezzo è tutt’altro che di serie B: 40 euro prevendita esclusa, in linea con la media del festival, e forse per questo il pubblico è poco numeroso per un evento di tale portata (appena 3-4,000 persone). D’altro canto va detto che il costo di un ticket può dipendere da tanti fattori, come il cachet dei gruppi, i costi di gestione o il fisiologico quanto comprensibile intento di tener lontani i fuorisede, quindi niente processi alle intenzioni dell’organizzazione.

Non me ne vogliano i Prodigy, ma sono andato a Capannelle esclusivamente per i Die Antwoord. Avevo assistito a un concerto del trio electrorap sudafricano a Villa Ada nel 2013 e dopo la performance a Rock in Roma non ho paura a reiterare quel che penso: al momento i Die Antwoord sono il gruppo di musica alternativa che meglio tiene il palco al mondo. Ninja e Yo-Landi Vi$$er riescono a catalizzare l’attenzione su di sé come nessun altro, al punto che non riesci a staccargli gli occhi di dosso nonostante le splendide proiezioni alle loro spalle.

Non so se mi spiego. [photo credits: “Die Antwoord @ Ippodromo del Galoppo [MI] – 20/6/2014” by Noemi Teti]

Del resto non poteva essere altrimenti per una band che ha puntato forte sull’estetica. Tutto ciò che ruota attorno ai Die Antwoord è infatti ineccepibile sotto questo punto di vista: il look dei componenti, inquietanti e ben assorbiti, le atmosfere dei video (curati in modo fuori dal comune, in un’epoca in cui tutto è low budget) e la presenza sul palco, con i due frontman a saltare, correre e provocare il pubblico senza soluzione di continuità circondati da ballerine tarantolate che sudano sigillate in asfissianti tute da scheletro. Gli spettatori vanno in visibilio su tutti i loro pezzi, dai meno conosciuti alle hit I fink u freeky, Baby’s on fire e l’ultimo singolo Pitbull Terrier. E io non faccio eccezione: mi lancio in un pogo violento sotto palco e mi sento di nuovo ventenne, tanto che fra un salto e l’altro estraggo una bandiera della pace e inizio a urlare “WE ARE AGAINST THIS WAR, MR. BUSH! SHAME ON YOU!”

Veniamo ora ai The Prodigy. Lo ammetto: parto un po’ prevenuto nei confronti del gruppo di Braintree, uno dei simboli della mia adolescenza (se ve lo state chiedendo non è un complimento: la mia adolescenza è finita da quindici anni). In effetti la loro performance, almeno dal punto di vista musicale, è di certo più elaborata rispetto a quella dei Die Antwoord: un live con batteria semiacustica, chitarra e tastiere ha un impatto di gran lunga maggiore rispetto alle basi – pur composte da Dio – che Hi-Tek si limitava a far partire, beneficiando dei bassi a cannone dell’Ippodromo Capannelle.

Ma le note dolenti riguardano le voci di Liam Howlett e Maxim Reality. Con un buon missaggio l’elettronica dei Prodigy ben si amalgama ai loro strilli, ma in sede live – e con scarsissimi effetti sulla voce – Liam mi ricorda vagamente mio padre quella sera che, sbronzo da far schifo di Amaro del Capo, rubò il microfono al cantante di piano bar della sagra della porchetta di Ariccia e si lanciò in una sgolata quanto poraccia interpretazione di Viva la mamma di Bennato fra gli sguardi scandalizzati degli astanti. E se il cantato non brilla, l’estetica dei Prodigy non aiuta certo a compensare: ragazzi, il 1997 è passato da tempo. A 26 anni il look punk di Howlett era credibile, oggi vederlo con canotta bianca, pantaloni rossi aderenti, creste punk attorno alla chierica e panza alcolica, be’… è un po’ triste.

Non so se mi spiego, pt. II [photo credits: Luigi Orrù]

Non voglio certo dire che passati i quarant’anni non si possa più suonare musica “dura”, altrimenti avremmo dovuto buttare nel cesso i Metallica già da un pezzo (e non sarebbe neanche un male); l’impressione però è che i Prodigy non siano più dentro i pezzi che suonano. È dura portare il fardello dell’elettronica per vent’anni, e la band dà l’idea di avere ormai ben poca ispirazione: il loro concerto pare più l’esecuzione di un compitino che la performance di chi crede ancora in quello che fa, pur senza le energie di un tempo. Non a caso il pubblico si esalta solamente sui classiconi come Firestarter, Smack my bitch up e Breathe.

Insomma, entusiasmo e delirio per i Die Antwoord, pena e noia per i Prodigy: ma va reso merito a Rock in Roma per aver organizzato un evento comunque suggestivo, che ha accostato un gruppo al punto massimo della propria carriera (per ispirazione, qualità musicale ed energia) a un altro la cui era si è chiusa da tempo. Il passato e il presente di una certa elettronica alternativa; il vecchio e il nuovo, Bersani e Renzi in un certo senso. Ve lo immaginate Renzi in mutande sdraiato in mezzo ai topi di fogna mentre si spacca di crack a Città del Capo?
Sì?
Cristo santo, siete disgustosi.

Claudio Delicato è anche su ciclofrenia.it™ (Facebook/Twitter)

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