RECENSIONE: U2 – Songs of innocence

Recensione di Tobia d’Onofrio

Premessa: aver ascoltato solo 7 volte il nuovo album degli U2 non dovrebbe autorizzarmi a sputare sentenze su una delle band più mitiche del pianeta (band che ho amato alla follia), ma non ho potuto fare a meno di fissare su carta digitale alcune considerazioni sulla natura di questo fantastico e inatteso regalo (courtesy of U2 & Apple), prodotto tra gli altri dal solito Flood e da Danger Mouse.

Sembra quantomeno discutibile la decisione di Bono di “liberare” gratis la musica degli U2 nel contenitore tecnologico a chiusura stagna per eccellenza, ovvero iTunes; odiamo chi costruisce muri e catene, e ad esempio, anziché ascoltare la musica in streaming su Spotify – dove dobbiamo “schedarci” con nome e indirizzo e sorbirci le pubblicità – preferiamo ascoltarla liberamente su Grooveshark, dove lo shop è più fornito e nessuno ci chiede chi siamo.

A circa mezz’ora dall’uscita ufficiale nello store di Apple, mentre ascoltavo il disco su YouTube in pessima qualità audio (prima di scaricarlo con μTorrent), rimembravo quanto mi fosse piaciuto il loro ultimo album No line on the horizon rispetto al resto della noiosa discografia successiva a Pop. Avevo addirittura insistito per scriverne la recensione su coolclub.it, per cantarne le lodi e inneggiare a Bono & C. che tornavano con una manciata di pezzi non stantii, che all’occorrenza liberavano fragranze inedite alla band irlandese (vedi Fez o Cedars of Lebanon).

Oggi, a un primo ascolto di questo Songs of Innocence, ci innamoriamo subito di Cedarwood Road, col chitarrone garage-blues e i fantasmi di Led Zeppelin e Neil Young (o White Stripes e Black Lips?) tutt’intorno. The miracle incalza come i migliori pezzi della band irlandese, peccato sia infettata da quell’ultima moda così fastidiosa dei coretti in stile Arcade Fire (che forse arrivano agli U2 di rimando dai Coldplay). Every breaking wave parte come un mix tra With or without you e Every breath you take, poi diventa la classica ballatona ipervitaminica stile U2, un brano che fu scartato all’epoca di No line on the horizon. Anche Iris è una bella galoppata che scalerà le classifiche, ma niente di nuovo.

Nell’incipit di California ancora coretti, stavolta scimmiottando amorevolmente i Beach Boys, prima che decolli il brano forse più riuscito del lotto, un tormentone che sembra curiosamente influenzato dalla dance anni ’90. Gli anni ’80 ritrovati, invece – quelli della new wave post-punk – si fanno notare con piacere nel giro di synth e nell’assolo di Sleep like a baby tonight (che increspa la superficie acquosa del brano assieme al falsetto strozzato di Bono), in Volcano, che cresce saltellando ruffiana, e nell’incedere combat-folk di This is where you can reach me, dedicata ai Clash; un altro brano che risolleva le sorti dell’album, con movenze alla Taking Heads. Raised by wolves purtroppo sembra un pezzo emo dei peggiori 30 Seconds to Mars; Song for someone colpisce per l’inconsistenza del titolo stesso. Miracoloso invece il finale con The troubles, sinuosa e sensuale come gli U2 non erano da tempo, una canzone per squagliarsi sul divano e premere nuovamente il tasto play.

Insomma, se musicalmente questo album degli U2 raccoglie sensazioni tutto sommato positive, sui testi preferirei non dilungarmi, scusandomi per non aver approfondito questo elenco di memorie che vanno da un concerto dei Clash del ’77 alla prima volta che Paul ha ascoltato i Ramones, dal primo viaggio in California negli ’80 al nome della strada dove abitava da piccolo insieme a Gavin Friday (nei Virgin Prunes insieme al fratello di The Edge). In fondo nessuno riesce a togliermi dalla testa il fatto che Paul Hewson abbia esaurito gli argomenti, anche come messaggero di pace: il suo silenzio degli ultimi mesi, dopo la disastrosa situazione in Palestina e i successivi eventi in Ucraina e Iraq – siamo sull’orlo della Terza Guerra Mondiale – sembra quasi cancellare tutte le “buone azioni” che in passato hanno portato il diplomatico Bono sulle pagine di tutti i giornali.

Chissà, magari mi sbaglio e nei mesi scorsi era attivo nell’ombra, intento a progettare un piano per salvare il mondo insieme a Tom Cook di Apple…

SONGS OF INNOCENCE – U2
(Island Records, 2014)

  1. The miracle (of Joey Ramone)
  2. Every breaking wave
  3. California (There is no end to love)
  4. Song for someone
  5. Iris (hold me close)
  6. Volcano
  7. Raised by wolves
  8. Cedarwood Road
  9. Sleep like a baby tonight
  10. This is where you can reach me now
  11. The troubles

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