RECENSIONE: CoreACore – Lottoventisette

Recensione di Francesca Vantaggiato

Perché ascoltare Lottoventisette dei CoreAcore?
La sparo grossa.
Per protestare contro i modelli imposti dalla globalizzazione, dal Potere, dalla Contemporaneità. Per contrastare l’omologazione a cui tutti noi siamo assoggettati, che distrugge ogni autenticità e concretezza, senza che ce ne accorgiamo o mentre restiamo impotenti pure se ce ne siamo accorti. Una normalizzazione che s’intromette in ogni aspetto della persona e della realtà, che è palese in una delle espressioni fondamentali e primarie dell’essere umano: la lingua. Si deve parlare un italiano perfetto, senza accenti, senza flessioni. Perché ogni flessione della voce, ogni tono e cadenza – quelle doppie che spariscono o compaiono dal nulla, le parole mozzate, le E che diventano I, quei “ci stanno” al posto dei “ci sono” – possono lasciare traccia delle proprie origini paesane, provinciali, pure meridionali o troppo settentrionali, addirittura terrone o montanare. Ma non basta.

Oggi devi parlare l’inglese, sennò sei un coglione. Sei fuori. Se non sai l’inglese non sei nessuno. Ma mica perché ti diminuiscono le possibilità di capire e farti capire da un qualsiasi straniero che conosci in un qualsiasi posto e momento della tua vita (tipo sul treno, in una città straniera, a un concerto, in Erasmus). No. È brutto che non sai l’inglese, che non hai la certificazione Pet, First, Trinity, Ielts e Toefl, perché sono E-S-S-E-N-Z-I-A-L-I, soprattutto se vuoi entrare e restare nel mondo del lavoro, del 2.0, della community. È così che iniziamo a vergognarci delle nostre origini e della nostra ignoranza, perché il nuovo modello non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. Tanto meno il sentimento. Ci sentiamo il dovere di parlare una lingua pulita, universale, politicamente corretta, convenzionale e sterilizzata.

Sarà che st’album l’ho ascoltato da emigrata a Milano – dopo essere partita da un paese che più periferico e dimenticato non esiste (Lavinio, comune di Anzio, provincia di Roma) – ma Lottoventisette mi sa di resistenza. La resistenza del linguaggio della corporalità, del sentimento, delle passioni. Il linguaggio del cuore, appunto. Sono parole e note che esplodono e fluiscono, da CoreACore.

Lo so, alla fine non ho detto quasi niente dell’album. Non ho detto nulla di come, quando, perché è stato ideato e registrato. Fa strano anche a me che di solito sono abituata a ricercare tutto questo e a inserire un disco in tutta la sua storia. Ma con Lottoventisette non è successo: ho solo ascoltato le canzoni, poi le ho riascoltate e ascoltate ancora, stando ben attenta alle parole, alle storie che raccontavano, ai personaggi che parlavano. C’ho messo una settimana – e ho chiesto aiuto alla mia amica Maddalena – per capire bene che cazzo succedeva dentro Lella. E quando l’ho capito non ci volevo credere.

Sto disco è pieno di passioni. E non bisogna sapere l’italiano, né l’inglese, né il romano, né niente per farsi rapire. Manco te ne accorgi e, mentre lo ascolti, ti scende una lacrima, sorridi, ti metti a cantare, ti sale una nostalgia che te ne basta mezza. Veramente: a tratti ti viene da piangere. Ascoltatelo.
APPROFONDIMENTI

LOTTOVENTISETTE – COREACORE

  1. La cortellata
  2. Nina si voi dormite
  3. L’amore è n’incidente/Un’artra vita
  4. I pini di Roma
  5. Io non piango
  6. Lella
  7. Vola pensiero mio
  8. Angeli agli angoli
  9. Roma nuda

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