LIVE REPORT: PAOLO BENVEGNU’ @AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA [RM] – 31/10/2014

Live report di Francesca Amodio

Stasera la Capitale è fredda gelata, ma c’è un angolo di mondo, a Roma nord, ricolmo di ardente calore per uno dei ritorni musicali più attesi di questo 2014, che magistralmente lo conduce verso la fine, questo annus horribilis – direbbe il caro Lindo Ferretti – di certo e per fortuna non per la musica. Ed è così, come un ventre di madre fa con la propria creatura, che la sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma accoglie il ritorno sui palcoscenici di Paolo Benvegnù, osannato da un interminabile applauso iniziale e intervallato da manifestazioni d’affetto varie.

A scaldare egregiamente il palco, i suoi pupilli che prendono il nome di Petramante (è Benvegnù che li guida nella realizzazione del loro secondo disco “Ciò che a voi sembra osceno a me pare cielo”): il loro è un indie-pop adorabile e trascinante, intenso anche quando sembra apparentemente leggero, che si lascia ascoltare con trasporto e coinvolgimento, che ti fa battere il piede per tenere il tempo e ti fa tendere l’orecchio per ascoltare quella che a tratti è piacevole poesia contemporanea. Ora tocca quindi a colui che di poesia, non solo contemporanea, e non solo di quella, è vero maestro. Benvegnù fa il suo ingresso sul palco romano così come il suo ultimo album, Earth Hotel, l’ha fatto pochi giorni prima nel panorama italiano cantautorale attuale: con l’eleganza, con lo stile e la dirompenza a cui dai tempi dei beneamati Scisma il cantautore milanese, oramai umbro d’adozione, ci ha abituati. Immediatamente nell’aria si percepiscono la sinergia, l’alchimia, la complicità e lo scambio di energie che Benvegnù ha da sempre col suo pubblico affezionato e adorante, che lui conduce con maestria, con filosofia, con sapienza, all’interno del suo altissimo hotel terrestre.

Quell’hotel, infatti, siamo tutti noi. Mai come in questo disco Benvegnù ci canta l’epistemologia e la genesi delle emozioni in maniera così sofisticatamente atavica e ancestrale; il sentimento è doverosamente ciclico – si parte dall’amore, si attraversa il livore – ma all’amore, irrimediabilmente, si torna. Utopico è tentare di grammaticalizzare la potenza evocativa di brani come Hannah, Orlando, Una nuova innocenza, Avenida silencio, Feed the destruction, Nuovosonettomaoista, Piccola pornografia urbana, Stefan Zweig,fra cui si interpongono, figli di una scaletta assai generosa, sublimi poesie in musica quali sono Cerchi nell’acqua, Il mare verticale, Quando passa lei, tratte dal primo disco solista del cantautore, risalente ormai a una decade fa, “Piccoli fragilissimi film”.

L’ammaliante voce di Benvegnù, intrisa di cinema, letteratura e tabagismo, continua a deliziare il pubblico capitolino con brani di repertorio immancabilmente necessari quali La schiena, Avanzate, Ascoltate, Andromeda Maria. Una scaletta praticamente perfetta e inappuntabile, un sound profondamente e consapevolmente rock, le cui chitarre e distorsioni non conoscono l’assordanza e la sterilità di un certo tipo di noise ma bensì l’eleganza, la pulizia e la purezza di ben altro tipo di suono – abbellito tra l’altro da un gradevolissimo onnipresente violoncello elettrico – un live godibilissimo e intenso, anche nelle atmosfere dei silenzi, lasciano radicata in un ascoltatore attento e puntuale la convinzione che Earth Hotel sia molto più di un’ultima fatica discografica: è come se il cantautore avesse apposto una tessera d’oro ad un mosaico già prezioso di per sé, ma che si avvicina ora alla perfezione, che in questo live si tramuta non solo in perfezione estetica ma di significato.

I più accademici probabilmente definirebbero questo disco e la sua presentazione come la tanto agognata “maturità artistica”, e forse lo è, ma le etichette e le scaffalature hanno ben poca importanza quando si è di fronte ad un dato di fatto più che incontrovertibile, che poi è l’essenza, è ciò che traspare da questo live: siamo di fronte ad un Benvegnù che raccoglie i suoi frutti, sonori e testuali, indubbiamente figli di un percorso di ricerca durato anni e che probabilmente per un cantautore di questo calibro sarà in continua evoluzione, di raffinatezza di sound e di linguaggio che in realtà in Benvegnù abbiamo sempre meravigliosamente trovato, ma che ora più che mai ha raggiunto consapevolezza, poco importa se nella consapevolezza ci sia maturità. Quel che è certo però, è che attualmente artisti come Paolo Benvegnù rappresentano la risposta a chi dice che i poeti si sono estinti, perché poesia, rock e pura meraviglia sono stati la cifra stilistica e morale di questo concerto, davvero imprescindibile per tutti gli amanti della bellezza.

 

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