LIVE + PHOTO REPORT: Marina Rei @Auditorium Parco della Musica [RM] – 22/11/2014

Live report di Francesca Amodio

Il Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica di Roma è in trepidante attesa per un live, quello di Marina Rei, che si rivelerà molto più di un semplice concerto per la presentazione del suo nuovo disco, Pareidolia: quello a cui il pubblico capitolino assisterà infatti, è un vero e proprio spettacolo di emozioni che rappresenta senza ombra di dubbio una chiara risposta a chi dice che il cantautorato rock femminile bisogna per forza andarselo a prendere nelle corde delle tanto usurpate St. Vincent e Anna Calvi. Talentuosissime, per carità, ma la signora Restuccia non ha proprio nulla da invidiare alle sopra citate modaiole giovani fanciulle, e la tappa romana del suo tour ne è la dimostrazione: siamo di fronte ad una donna che ha raggiunto la piena e completa consapevolezza di sé, del suo corpo, della sua femminilità, della sua voce, del suo sound decisamente e superbamente rock, del suo pubblico, che la osanna estasiato e visibilmente emozionato, come d’altronde lo è lei.

La maestria con cui la Rei declina sul palcoscenico la sua Pareidolia, corrisponde senza tanti giri di parole al concetto di bellezza: una bellezza estetica, sonora, testuale, della quale del resto non si poteva certo dubitare dal momento in cui il disco si fregia della produzione, in parte della scrittura, in parte degli arrangiamenti, dell’illustre Giulio “Ragno” Favero, che ancora una volta ci ha visto meravigliosamente giusto. Marina inizia a scaldare e a scaldarsi con l’energica “Lasciarsi Andare”, cui segue un bell’intro simil gitano che preannuncia “Ho visto una stella cadere”; ecco che il rock puro, quello davvero godibile, scevro di orpelli distorti, entra prepotentemente in scena con pezzi come “Avessi artigli” e “Sole“, due dei brani del disco che più segnano la cifra stilistica, che fantasticamente rifugge accostamenti, dell’odierna Marina Rei: un rock assolutamente peculiare, frutto di una profonda ricerca sonora e supportato da testi all’altezza, come testimonieranno in seguito le ballate “E se solo potessi” e “Del tempo perso“. Proprio su quest’ultima, quello che di certo ha rappresentato l’akmè emozionale della serata.

Ecco che Marina smette per un attimo i panni di batterista, di donna adulta, per tornare bambina, quella bambina che va in camerino a prendere un autorevole papà che teneramente condurrà per mano verso la sua postazione: l’autorevolezza naturalmente è quella di Vincenzo Restuccia, ospite d’onore della serata, batterista di storica importanza per la musica italiana e non solo. Con la compostezza e la serietà di un ragioniere davanti alla sua scrivania da lavoro, così Restuccia, da maestro delle percussioni qual è, suona quel brano che la figlia a tratti canta con sforzo, tanto gonfie sono le lacrime e l’emozione per il momento toccante, emozione che infatti non l’abbandonerà per tutto il live. Si prosegue con una scaletta generosa alla quale infatti non sfuggono certo brani storici del repertorio della Rei, dalla romantica “Fammi entrare”, a “E mi parli di te”, alla dura e carismatica “Donna che parla in fretta”, passando per “I miei complimenti“, “Noi“, “T’innamorerò“. Un’interpretazione scarna ed estremamente commovente di “Annarella” dei CCCP ci conduce magistralmente verso la fine del live, affidata a uno dei pezzi più intensi e struggenti dell’artista, “Un inverno da baciare“, che culimina in un finale favolosamente rock in cui il talento della Rei come batterista emerge alla grande.

Contribuiscono alla riuscita impeccabile del concerto anche i grandi musicisti professionisti che accompagnano Marina ormai da tempo – Pierpaolo Ranieri al basso, Giorgio Maria Condemi alla chitarra elettrica, Matteo Scannicchio alle tastiere, Fabrizio Baioni alla batteria e Andrea Ruggiero al violino – con i quali il feeling umano, e di rimando musicale, si percepisce e si apprezza fin da subito. Giunti in prossimità della fine però, l’atmosfera è oramai talmente calda, bella e pregna di emozioni, che Marina, alla quale fin dall’inizio del concerto quel palco è sempre andato stretto, proprio non può più trattenersi, deve poterlo abbracciare il suo pubblico: perciò, in barba alle istituzionali, solite regole degli auditorium, la Rei invita il suo pubblico ad abbandonare le vellutate poltroncine rosse per avvicinarsi e condividere con lei quell’ultimo momento di live e scatenarsi insieme sulle ultime note; pubblico che non aspettava altro, ed è quindi così che Marina Rei conclude il suo live romano, con splendida e complice sinergia e sano e autentico rock ‘n’ roll.

Photo report di Simona Isacchini

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