LIVE + PHOTO REPORT: The Monkey Weather @ Arci Ohibò [MI] – 13/12/14

Live report di Francesca Vantaggiato

È sabato sera e si va all’Ohibò dove di solito stanno proprio dei bei concerti. E anche stavolta non ci delude: la serata inizia in punta di piedi con Eego (Antonio Castellano from Cosenza City), poi cresce il ritmo con The Sensibles (che bella voce quella di Stella e come stava bene in quell’insieme di suoni, soprattutto con la chitarra) e poi arriva la bomba The Monkey Weather.

Mi sono piaciuti perché la loro musica è una gran presa bene, da Let’s stay up tonight a Sara wants to dance, e straborda di vibrazioni potenti, come in I hate you o in Sleeping town. La batteria di Miky The Rooster spacca, la chitarra di Jolly Hooker è carica di energia, Paul Deckerd irrompe sul palco e tra il pubblico con forza e dinamismo. I tre vanno dritti per la loro strada e, senza sosta, ti fanno divertire e ballare. Mi sono piaciuti parecchio anche perché sono rimasti a chiacchierare e a bere, scambiando battute e risate con noi che fino a poco prima li guardavamo da sotto il palco, dimostrando quell’umiltà che non sempre brilla nei giovani musicisti.

Dopo la serata, mi è rimasto un pensiero nella mente, come un consiglio, un’ultima battuta che vorrei dedicare ai The Monkey Weathers: non perdete l’entusiasmo e la determinazione che caratterizzano voi e la vostra musica, perché sono questi due fattori che fanno la differenza, insieme alla volontà e alla capacità di cambiare e di sperimentare strade sempre nuove che determinano l’unicità e l’originalità di una soluzione musicale.

L’ultimo messaggio che vorrei lanciare, come fossi l’oracolo del sabato sera milanese, è rivolto a chi era sotto il palco sabato sera: ragazzi, datevi una svegliata santo cielo! Non si può vedere gente a 5 metri di distanza dal palco mentre suonano Eego, The Sensibles e The Monkey Weather. A cosa serve il sacrificio di vestirsi, chiamare gli amici, uscire di casa nel freddo di dicembre, pagare l’ingresso e bersi le birre se poi si arriva ai concerti e non ci si schioda da quell’angolo lontano dal palco, rasente il muro, abbastanza distaccato dalla gente, ma non troppo da sembrare asociale. Vi prego, divertitevi! Perché da tempo assisto a dei bei concerti come quello di sabato sera, ma sento nell’aria un certo senso di pudore, di vergogna e quasi di snobismo che proprio non si addice a questa musica. Tanto più se hai Paul Deckard che si lancia dal palco – basso compreso – per unirsi al pubblico danzante. Fatelo per i musicisti e per la musica, se proprio non volete farlo per voi. Io, da parte mia, ce la metterò tutta: ballerò e berrò birra finché morte non ci separi.

Foto di Noemi

 

 

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