RECENSIONE: SIXTYNINE – DISAPPEAR

di Giovanni Romano

In un modo o nell’altro quasi tutti noi siamo passati per la fase grunge. Poi c’è chi è emigrato oltre mantenendone l’attitudine (come me), chi si è scordato di aver vissuto quella fase e chi, orgogliosamente, ci è rimasto, rivendicandone l’importanza.

I Sixtynine, campani, sono di quest’ultima corrente. E’ la manifestazione di un orgoglio viscerale: America, fine ’90 primo 2000, tra i primi Incubus e i Creed, i Pearl Jam e i Goo Goo dolls. Cappelli lunghi mode on. Camicia di flanella non so, però le chitarre aperte e il mood è indubbiamente quello dell’era post grunge. Un ep di presentazione di 4 tracce, intitolato “Disappear” che dimostra una predilezione per la ballata americana per cuori romantici con la necessaria voce gutturale graffiante ma fortemente calda.

I pezzi, pur con qualche sfumatura, mantengono un filo conduttore ben preciso e, pur non aggiungendo molto ad un genere che ha le sue caratteristiche stilistiche ben definite, vanno in una direzione unitaria e ben precisa raggiunta con buona convinzione. Si distacca giusto la malinconica e conclusiva “Disappear” caratterizzata da un pianoforte grave in prima linea, che può essere peraltro anche un interessante spunto per il futuro. In prospettiva ragazzi sarebbero anche esportabili, pur non essendo il grunge, ad oggi, in voga. Ma si sa che nei corsi e ricorsi storico-musicalii generi tornano e non si sa mai che si risenta parlare dei Sixtynine a breve.

Plauso particolare per la bella voce di Guido Lettieri, cresciuto a pane e Eddie Vedder.

Ora aspettiamo il primo full lenght. Immagine anteprima YouTube RECENSIONE: SIXTYNINE – DISAPPEAR

  1. Air
  2. Althea
  3. Completely
  4. Disappear

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