INTERVISTA: RUBAN NIELSON, UNKNOWN MORTAL ORCHESTRA

Intervista di Roberto Rossi

Insieme a Ruban Nielson di Unknown Mortal Orchestra parliamo del loro ultimo album Multilove, ma anche di streghe irlandesi, arti visive, Steely Dan, Os Mutantes e il rapporto tra le droghe e il processo creativo nell’arte.

Gli Unknown Mortal Orchestra, per chi ancora non li conosce, sono una band di Portland, Oregon. Il loro secondo album Unknown Mortal Orchestra II è stato sicuramente uno dei migliori del 2013 per quanto riguarda il genere indie-rock. È da poco finito il concerto di Chiusi, unica data italiana che apre il tour europeo in cui stanno presentando Multilove, il loro terzo album uscito a fine Maggio del 2015. Incontro il leader della band Ruban Nielson che si è appena congedato dalla schiera di fan dopo aver firmato autografi e scattato foto. Mi fa cenno di seguirlo nel backstage. Durante il breve tragitto che facciamo insieme la sua andatura veloce a piccoli passi sembra quella di un bambino. All’interno del box prefabbricato mi fa accomodare sul divano. Mentre parlo con Ruban non posso fare a meno di guardare il terzo occhio che ha tatuato alla base del collo.

Allora, sei contento di come è andata stasera?
Si sono molto contento e mi sono divertito.

È la prima volta che suonate in Toscana?
Si

Ma avete già suonato in Italia in passato.
Si ma poche volte. Stiamo riniziando ora a suonare in Italia: saremo a Ravenna a Novembre e penso che nel 2016 ci saranno altre date.

All’inizio sembrava ci fossero dei problemi di suono soprattutto per quanto riguarda la tua chitarra, non si riuscivano ad apprezzare pienamente gli effetti che usavi, poi però le cose sono migliorate durante il corso del concerto…
Si questa è la prima data del nostro tour e come ogni prima data c’è sempre qualche piccolo problema o qualcosa da aggiustare; siamo arrivati oggi direttamente dagli Stati Uniti e forse avremmo avuto bisogno di un po’ più di tempo per ottenere un suono perfetto, poi hanno suonato altre band prima di noi…ma sono molto contento di come è andata, il pubblico si è divertito e io mi sono divertito

Ruban Nielson

Ruban Nielson

Il pubblico ha reagito molto positivamente, forse anche troppo, visto che molti hanno superato la transenna e ad un certo punto stavano provando a salire sul palco, complice anche un servizio di sicurezza un po’ distratto. Ti ha sorpreso questa risposta del pubblico?

Mi ha sorpreso sentire che il pubblico cantava. Qui in un paesino della Toscana, mi ha sorpreso che conoscessero le parole

Ti capita anche in USA che il pubblico si avvicini cosi tanto al palco cercando di raggiungerti? Come ti sei sentito quando è successo? Ho visto che sei riuscito anche a fare un po’ di crowd surfing…

All’inizio ero sorpreso poi però mi sono lasciato trasportare ed è stato bello mi sono divertito. Mi fa piacere quando il pubblico manifesta la sua gioia durante il concerto. Negli USA non capita spesso che il pubblico riesca a raggiungere il palco.

Noti una differenza tra il pubblico Europeo e quello in America che viene ai vostri concerti?

In generale in Europa il pubblico sembra più entusiasta e abbiamo iniziato da poco a suonare qui. In USA il nostro pubblico sta aumentando considerevolmente ma la sua reazione è sempre abbastanza prevedibile, mentre in Europa è ogni volta una sorpresa. Quello che voglio dire è che mi sorprende sentire il pubblico che conosce i testi delle nostre canzoni, quando suoniamo in un posto sconosciuto come stasera. Mi chiedo come diavolo facciano a conoscere i testi, poi la risposta è ovvia: è tutto merito di internet, ma è una cosa a cui mi devo ancora abituare.

Che pensi dell’importanza di Internet, e di come ha cambiato il modo di fruire la musica? Oggi è possibile ascoltare musica gratis, sul web c’è il free streaming di album appena usciti…

Bisognerebbe sapere com’era prima dell’avvento di Internet. Ho iniziato a fare dischi trovandomi già nell’era digitale e non ho un termine di paragone. Probabilmente gli anni ottanta sono stati quelli in cui si sono fatti più soldi dalla vendita dei dischi. C’è da dire anche che la musica popolare esiste da migliaia di anni e la musica a pagamento risale solo al secolo appena passato…

Oggi la maggior parte del guadagno di un musicista proviene dai concerti piuttosto che dalla vendita degli album, è cosi anche per te?

Si, guadagno più dai miei concerti.

Non pensi che questo costringa le band di oggi a fare più concerti possibili sottraendo del tempo che potrebbero dedicare alla composizione e produzione di nuova musica?

Non saprei. Io finora sono riuscito a fare la musica che volevo. Posso essere d’accordo con il fatto che la gente dovrebbe pagare per ascoltare la musica ma non mi voglio lamentare: se penso a un mio coetaneo che per vivere deve passare la vita a cuocere hamburger mentre io riesco a vivere suonando la chitarra, mi sento molto fortunato. Del resto non mi importa molto del denaro. L’importante è che riesca a pagare le mie spese e finora ci sono riuscito.

Dove suonerete il prossimo concerto?
Saremo al Montreux Jazz Festival in Svizzera

Tra le foto che hai postato sull’account fb di UMO, c’è n’è una particolarmente bella: una spiaggia dell’Oregon coperta dalla nebbia che rende il paesaggio surreale.

Si, in Oregon è molto facile che ci sia nebbia, sulla costa è freddo e le nuvole sono molto basse e c’è un’oscurità che rende il paesaggio molto suggestivo. Ero abituato alla Nuova Zelanda dove sono cresciuto e dove non c’è mai nebbia, quando mi sono trasferito in Oregon mi sono trovato di fronte a dei paesaggi che non avevo mai visto e mi è piaciuto da subito.

Le spiagge dell’Oregon…

Ti interessano le arti visive?

Mi interessano le arte visive, a scuola ho studiato pittura e sono l’autore anche di tutto ciò che riguarda l’aspetto visivo della band.

Se penso al vostro secondo album mi viene in mente subito la copertina: una donna che indossa una veste trasparente sul corpo nudo in posa mentre impugna una spada…Hai fatto tu la foto?

È una storia curiosa: una mia amica aveva postato su instagram la foto della copertina di un libro “La bibbia delle streghe”. Quando l’ho vista mi ha subito colpito e le ho chiesto chi fosse la donna nella foto. Cosi siamo riusciti a rintracciare l’autrice del libro e abbiamo scoperto che era la stessa donna della foto. Si chiama Janet Farrar è tutt’ora una strega, più precisamente una gran sacerdotessa di una coven in Irlanda. La foto risale agli anni 70, le ho chiesto se ne aveva altre e mi ha messo a disposizione l’intera pellicola. Ne ho scelta una molto simile a quella del libro ma che non era stata ancora mai pubblicata, in modo da avere una copertina originale per il nostro album. Janet mi ha permesso di usarla. È una foto che mi piace piena di mistero e penso che si addice ai suoni psichedelici dell’album.

La sacerdotessa Janet Farrar

Pensando alle atmosfere e ai testi dei primi due album, ma anche tenendo conto dell’aspetto visivo di cui in parte abbiamo parlato, mi sento di farti una domanda sulle droghe.

Certo, fai pure.

Tra l’altro in Oregon, dove vivi, poco fa è stato legalizzato l’uso della marijuana.

Si, proprio la settimana scorsa.

C’è una relazione, per quanto ti riguarda, tra le droghe e il processo creativo nell’arte in genere?

Non penso che la droga svolga un ruolo fondamentale durante il processo creativo di una canzone o di qualsiasi altra forma artistica. Può capitare di avere un’esperienza particolare con l’uso della droga e successivamente, il ricordo di quell’esperienza, può suggerire delle idee nuove durante la composizione di una canzone ma non è una regola e soprattutto non c’è un rapporto diretto tra le due cose. Molti dei più creativi geni nelle diverse arti, non hanno mai assunto droga nella loro vita. Anche se, sicuramente, la droga e l’alcool si sono stretti la mano durante la storia del rock ‘n roll, ma non per quanto riguarda il processo creativo. Ora mi hai fatto venire in mente la band brasiliana, gli Os Mutantes: hanno tratto ispirazione per i suoi migliori album immaginando come sarebbe stato assumere l’LSD, una droga che conoscevano ma non avevano avuto modo di provare. Ecco è sicuramente più importante per il processo creativo, immaginare come sarebbe prendere l’LSD piuttosto che prendere l’LSD e fare musica.

Il vostro ultimo album Multilove è abbastanza diverso dai due precedenti. Innanzitutto per come è registrato: hai abbandonato il “lo-fi” dei precedenti album.

Diciamo che il lo-fi oltre ad essere una scelta stilistica è stata anche un’ esigenza dettata dal budget ridotto che avevo a disposizione per i primi due album; si è rivelata una scelta di successo in quanto è stata apprezzata come un tratto distintivo dei primi due album. Ora, avendo a disposizione un budget superiore e un’ attrezzatura migliore, ho pensato di registrare Multilove in hi-fi, anche perché, se in passato è stato originale ora sarebbe stato ripetitivo scegliere di fare un’altro album lo-fi.

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Anche le influenze musicali sono diverse rispetto ai due precedenti album. Su Multilove ci sono arrangiamenti soul, addirittura disco-music, ma anche fusion. In particolare in The world is crowded ci sento molto gli Steely Dan.

(scoppia a ridere) Steely Dan?! È vero!

Vuoi una birra? Non sono fredde come dovrebbero (stappa la birra con il portachiavi e fa saltare il tappo come se si trattasse di uno spumante. Scoppia a ridere meravigliato.) Sono cresciuto con mio padre che suonava la tromba jazz (in realtà ancora la suona) e quando ero piccolo lui ascoltava le band fusion dell’epoca, ma soprattutto gli Steely Dan erano una delle sue band preferite che mi ha influenzato musicalmente in questo ultimo album. Mentre nei primi due album mi sono ispirato alla musica di fine anni sessanta-inizio settanta, con Multilove ho voluto concentrarmi sulla metà dei 70 e quindi Steely Dan ma anche Stevie Wonder di quel periodo. Questo è il motivo per cui Quincy McCrary che suona le tastiere, si è unito a noi in questa tournée

Il resto della band è rimasto invariato

Si per il resto la band è sempre la stessa. Per quanto riguarda il tour: io alla chitarra e voce, Jackson Portrait al basso, Riley Geare alla batteria. Mentre per quanto riguarda la registrazione degli album in studio,la batteria è suonata soprattutto da mio fratello

Complimenti! Insieme dal vivo riuscite a tirare fuori un grande groove
Grazie!

Grazie a te per la chiacchierata. Spero di incontrarti presto alla prossima data in Italia
Ti aspetto. Io ci sarò! (ride)

 

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