LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: LELLO SAVONARDO

di Gianluca Clerici

Dietro le quinte di ciò che vediamo ogni giorno ci sono fitte trame che dalle nuove tecnologie spaziano e sviluppano nuovi schemi sociali, nuove filosofie di quotidianità, nuovi target commerciali ed un nuovo modo di stare con le persone. I sapienti del settore la definiscono “Una generazione Alway On”. Sempre Connessi. Studioso, ricercatore e poi anche cantautore: Lello Savonardo è una di quelle persone con cui dovremmo restare per ore a parlare. Ma ore non ne abbiamo…abbiamo invece il tempo diviso in piccolissimi compartimenti stagni su cui gravita il peso incombente dell’omologazione. Il suo disco va studiato come si fa con le lezioni di scuola. Il suo punto di vista per le curiosità di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alle seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Ti rispondo con la mia personale esperienza. Io sono un cantautore sui generis. Insegno “Teorie e Tecniche della comunicazione” e “Comunicazione e Culture giovanili” presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e sono autore di numerosi saggi sull’universo giovanile e i linguaggi musicali, tra cui Sociologia della Musica. La costruzione sociale del suono, dalle tribù al digitale (Utet, 2010) che, nel 2014, è stato pubblicato in lingua francese in tutto il mondo francofono da Academia/L’Harmattan. I miei interessi scientifici sposano da sempre la mia passione per la musica. In qualità di cantautore, ho all’attivo numerosi concerti, collaborazioni con artisti e musicisti di rilievo nazionale, la pubblicazione del mio primo disco dal titolo “Savonardo” e riconoscimenti prestigiosi, tra cui il Premio Lunezia che, nella stessa edizione, ha visto la partecipazione anche di Fabrizio De Andrè, premiato in quella occasione come il migliore poeta/cantautore italiano. Suonare sullo stesso palco, prima di lui, è stata un’emozione immensa per me. Il mio ritorno alla musica “attiva” è una sfida ma anche un progetto culturale, che si esprime attraverso suoni, parole, ritmi ed emozioni. Entrare in studio è stato come ritornare a casa. Ma è molto più difficile scrivere canzoni, esprimere se stessi, denudarsi, esporsi attraverso le emozioni di una canzone, che scrivere saggi di sociologia, in cui devi necessariamente tendere all’oggettività. Non mi sono mai sentito un “professore”, ma una persona curiosa, che si pone interrogativi e che non possiede verità da trasmettere ma dubbi da condividere. Quello che comunico ai miei studenti è la curiosità di scoprire, indagare, comprendere i fenomeni sociali, attraversare i territori della conoscenza, osservando la realtà da diverse angolazioni e punti di vista. Oltre le apparenze. La musica ti permette di arrivare al centro delle emozioni, attraverso una profonda scoperta del sé e degli altri. Le mie due anime e passioni convivono in questa ricerca costante. Non vi è un confine tra le due dimensioni, dialogano costantemente e si influenzano reciprocamente. Rappresentano due facce della stessa medaglia.

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
Non credo si debba parlare di “colpe” ma di mutamenti significativi che stanno investendo la produzione, la distribuzione e la fruizione di musica e non solo. Le produzioni musicali e, più in generale, i processi creativi sono influenzati in modo significativo dalle tecnologie digitali, favorendo la semplificazione delle forme di produzione ma anche creando nuove opportunità e inedite contaminazioni tra i diversi linguaggi, la tradizione e l’innovazione. La democratizzazione dei processi creativi e l’accesso ai non esperti di tecniche che permettono di comporre musica o altre forme artistiche, da un lato potrebbe garantire nuovi strumenti a chi non ha il tradizionale accesso alla formazione artistica, dall’altro determinare una mole rilevante di prodotti non di qualità. La creatività non viene minata, anzi può essere arricchita da inedite possibilità espressive. La qualità non dipende dalle tecnologie, ma da come le usi. Chiaramente con la crescita delle opportunità dovute alle tecnologie cresce anche il numero di prodotti di scarsa qualità. Le conseguenze delle tecnologie dipendono dal loro utilizzo, non hanno in sé connotazioni negative o positive. Il mercato del disco deve adeguarsi ai cambiamenti tecnologici ma anche culturali che tali processi stanno determinando, nel bene e nel male.

Secondo te l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
Viviamo immersi nella comunicazione, nell’information overload e ne siamo sommersi, ma i nuovi media hanno determinato l’abbattimento di barriere spazio temporali, favorendo un accesso potenzialmente democratico ai saperi, alle conoscenze, alle informazioni. Oggi è possibile comunicare con individui che vivono dall’altra parte del mondo senza spostarsi dalla propria sedia, o farlo da ovunque ti trovi. Tali possibilità sono accompagnate dal digital divide e dalla tracciabilità digitale di ogni nostra azione, che determina il controllo sulle nostre vite, ma anche la produzione di dati aggregati utili per le multinazionali, le istituzioni o coloro che cercano e indirizzano il consenso. Da una parte la libertà espressiva, dall’altra il controllo sulle nostre libertà. Chi può dire ciò che è “salutare” e ciò che non lo è. Le tecnologie determinano nuove opportunità ed inedite patologie. Tuttavia, andiamo verso una sempre più complessa combinazione delle categorie tradizionali con cui interpretiamo il mondo. Cambiano anche le forme di persuasione e di ricerca del consenso, in un vortice di modalità e linguaggi espressivi che sembrano allontanarsi dalle tradizionali forme di comunicazione per esplorare inediti percorsi.

La tua musica, pop tinto di elettronica e strutture tradizionali. Si arrende al mercato oppure cerca altrove un senso? E dove?
Ho avuto la fortuna di potermi esprimere senza condizionamenti e senza dover inseguire mode o modelli che non mi appartengono. Suono il pianoforte da quando avevo 4 anni, a 13 ho iniziato ad ascoltare i cantautori italiani, come Edoardo Bennato, che è sempre stato per me un punto di riferimento, ed il rock internazionale degli anni settanta, ma anche formazioni come i Police, gli U2, i Red Hot, o artisti come David Bowie, Beck, Prince o Sting. Non ho mai smesso di ascoltare il jazz, il blues e poi le nuove tendenze, dalla new wave alle posse, dal rock anni Ottanta al rap dei poeti urbani della Bit Generation. La mia musica si nutre di questo background culturale e della contaminazione tra i diversi generi musicali. Poi ogni ospite che ha partecipato alla realizzazione del disco ha portato il suo specifico contributo rendendo l’album un’opera collettiva e condivisa. Non mancano citazioni esplicite di Gaber, Battisti o dei Police. Questo è il mondo sonoro e culturale. Ecco dove attingo per dare senso alla mia musica.

Non so quanto conti per Lello Savonardo la vita artistica da cantautore. Però se dovessi chiederti la vera grande difficoltà di questo mestiere?
La musica mi ha sempre accompagnato, nei miei percorsi emozionali e professionali. Fino a qualche tempo fa, avrei voluto dedicarmi solo e unicamente alla professione di musicista e continuare ad approfondire i miei interessi scientifici per hobby. In realtà la mia attività accademica ha prevalso ma sono riuscito, come già accennato, a combinare insieme le mie passioni e questo mi ha permesso di non abbandonare mai la musica, che è diventata anche oggetto dei miei studi sociologici e che ho continuato a coltivare anche in qualità di cantautore. Sicuramente il mercato discografico è sempre più complesso e negli ultimi anni è mutato radicalmente. La musica di qualità ha sempre meno spazi e la discografia insegue, sempre di più, i “talent”, invece di svolgere il ruolo di “ricerca” dei talenti e degli artisti che possano lasciare il segno nella cultura musicale italiana. Tuttavia in questo settore contano le emozioni, se riesci ad emozionare con le tue canzoni e a raggiungere anche una piccola fetta di pubblico, che diviene il “tuo” pubblico, allora hai raggiunto un primo risultato rilevante.

E se in qualche modo si possa risolvere questo problema, pensi che basti? Nel tuo caso specifico?
Nel mio caso, mi piacerebbe riuscire ad emozionare il mio potenziale pubblico, riuscendo anche a farlo riflettere sui temi che propongo nelle mie canzoni, anche se le emozioni sono sempre al primo posto.

Finito il concerto di Lello Savonardo: secondo te il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Dovrebbe trasmettere Sting o i Police, ma anche gli U2, Beck e lo straordinario David Bowie, che con i suoi linguaggi musicali e la sua capacità di trasformarli, innovando e creando sempre nuovi ponti tra presente e futuro, ha caratterizzato i paesaggi sonoro della tarda modernità. Il Duca Bianco è definitivamente diventato immortale.

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