RECENSIONE: DARDUST – BIRTH

Birth è il nuovo album di Dardust, formazione che vede Dario Faini nel ruolo di pianista e compositore che partendo da temi minimalisti e composizioni elettroniche le impreziosce con l’aggiunta del trio d’archi di Carmelo Emanuele Patti, Simone Sitta e Simone Giorgini. A loro si aggiunge l’animo più spregiudicatamente elettronico del producer e polistrumentista Vanni Casagrande.

Il precedente album “7” aveva visto un percorso decisamente più neoclassico che si ricollega in questo secondo lavoro ampliato e sicuramente arricchito da una impronta meravigliosamente elettronica. In Birth sono estremizzate queste due anime, una neoclassica e una elettronica, strutturando concettualmente il disco in due parti: 5 brani “slow”, che si ricollegano al percorso intrapreso con l’album precedente intitolato “7” e 5 brani “loud”, che definiscono chiaramente il timbro di Birth e che fungono già da preludio per il terzo album, che verrà registrato a Londra, apice della trilogia di Dardust.

Filo conduttore della trilogia è il viaggio sonoro che, percorrendo l’asse geografico-musicale Berlino-Reykjavic-Londra, porta l’ascoltatore alla scoperta dei differenti suoni che caratterizzando le tre città.

Assolutamente consigliato, ma solo se siete disposti ad un viaggio sonoro in una pioggia di stelle cadenti tra galassie che vi sorprenderanno.

Ecco a voi Birth…buon viaggio!

 DARDUST-BIRTH

  1. The Wolf
  2. µ Morgun
  3. The Never Ending Road
  4. Birth V2
  5. Bardaginn
  6. Don’t Skip (Beautiful things always happen in the end)
  7. Take the Crown
  8. Slow is the new Loud
  9. Gran Finale
  10. Nëturflug V2

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