INTERVISTE: Manuel Volpe

Il nuovo disco di Manuel Volpe stupisce, incanta e ci lascia l’amaro in bocca di qualcosa che non si è ancora risolto. Sospensione, cicli invadenti di vita, sensazioni e gusti di qualcosa che sai per certo che ti piace ma che non riesci a spiegare. Si intitola “Albore” e lo sto consumando un poco alla volta. Morbido e penetrante, intenso e definitivo. La voce di Volpe scalda l’anima anche solo con un respiro, sempre bassa e sempre riflessiva. Il resto della sua Rhapdomantic Orchestra gioca carte non facili ma di sicuro impatto…e loro sanno come fare. Insomma: un bel disco loung, che pare elettronico ma è pura estati di artigianato d’autore. Il mare torna prepotente…sempre…

di Gianluca Clerici

Tempo e spazio: collochiamo questo disco.
Il mare, il deserto, la metropoli, una montagna, le colline, un fiume, l’Italia, l’Iran, la Nigeria… Tendando di dimenticarne la concretezza, questi sono i luoghi in cui ho inserito i brani di Albore. Il tempo è il presente, l’azione si svolge con lo scorrere dei brani.

Politica e Religione: messaggi sociali dietro questo viaggio? A quale Dio ti riferisci pensando al battesimo in acqua?
Non c’è alcun messaggio sociale programmatico. È prima di tutto un viaggio esperienziale e personale e come tale non può in nessun modo assumere posizioni universali. Magari potrà fornire alcuni spunti di riflessione a coloro che avranno la pazienza e la disposizione d’animo di lasciarsi guidare, ma non credo di poter insegnare niente a nessuno. L’unico vero atto politico e sociale che per me ha valore è mostrare se stessi e la propria umanità.
Dio è uno. Lo puoi chiamare come vuoi: Allah, Viṣṇu, Maradona, Coltrane, Gianluca, Roberta…

Analogico o Digitale: il viaggio si fa in carne ed ossa oppure basta sognarlo in una psichedelia di pensieri?
È un viaggio interiore ma nel momento in cui riesci a pensarlo lo stai rendendo quasi reale. Questo perchè il pensiero può creare la realtà ma purtroppo è limitato dal suo funzionamento logico. L’Arte è l’unico linguaggio capace di superare questo limite logico e portare l’esperienza ad un livello più profondo diventando più reale del reale.

Etero o Omo: Manuel Volpe nella composizione cerca il diverso o si contamina di cose che gli somigliano?
Manuel Volpe cerca di conoscere sé stesso e niente più. Nel momento in cui un antico canto Sufi è in grado di farmi commuovere, ecco che si rivela specchio del mio essere e quindi familiare.

Stereo o Mono: “Albore” parla a se stesso nell’intimità della tua voce oppure è la voce di tutti che confluisce nel disco?
Come dicevo prima, non potrei mai assumere su di me il pensiero di altre persone – e per fortuna! Non a caso la mia voce è appena sussurrata, rivolta a chi vuole ascoltare.

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