Recensione di Olga Bell – Tempo – Ten little indians – 2016

di Giovanni Graziano Manca

Terzo CD Long Playing per Olga Bell, musicista, cantautrice, produttrice discografica russa di casa ora a Brooklyn, New York. Intrigante e originale, Tempo è un disco minimale fin dal titolo ma soprattutto nelle sonorità.

Una dichiarazione dell’artista può fare chiarezza sulle origini del titolo dell’album e gettare una luce sulla complessità della sua musica: “Ho iniziato ogni canzone pensando ad un tempo specifico, ascoltando solo il metronomo, sentendo la sua relazione con il mio corpo, il ritmo della giornata, il tempo, la luce. Nelle giornate frenetiche ascoltavo musica da club, la maggior parte di essa era di almeno venti anni fa, e nei giorni più tranquilli rivolgevo invece i miei ascolti al primo hip hop della West Coast e ai Portishead a causa di quanto fossero fisicamente carichi e coinvolgenti, nonostante i bassi BPM (battute per minuto, ndr)” (L’intero articolo può essere letto qui ).

Tutte le canzoni dell’album, in effetti, hanno poco a che spartire con il genere rock e sono fondate quasi esclusivamente sulle tastiere elettroniche e sulla splendida voce della Bell, una cantante che appare solo blandamente legata a modelli canori e compositivi preesistenti. Appaiono rilevanti peraltro, ai fini di una interpretazione analitica della musica che incide, le passate, precoci e alla luce dei fatti assai significative esperienze musicali della bella moscovita: Olga Bell, oltre ad aver studiato pianoforte al conservatorio, si occupa fin da giovanissima di musica elettronica, pop music, musica classica e musica etnica del proprio paese natale. La cantante, sembra in altri termini di poter dire, dispone di un bagaglio esperienziale e artistico che le consente di sperimentare nuove sonorità, nel tentativo di raggiungere orizzonti musicali oggi poco battuti. Trapela da ogni singola traccia dell’album, infatti, la predilezione dell’artista per i suoni non ancora sentiti o poco sentiti.

Potremmo, se volessimo, del tutto genericamente (e arbitrariamente), inquadrare la musica di Olga in un “genere” che si muove con molta agilità tra elettronica, pop, e musica cantautorale femminile americana. Sono anche rinvenibili, tra i solchi del disco, tracce di classica d’avanguardia, soul, hip hop e disco raffinatissima. Consigliato volentieri agli amanti dell’elettronica e dell’hip hop.

Olga Bell – Tempo
(Ten little indians – 2016)

  1. Power User
  2. Doppio
  3. Randomness
  4. ATA
  5. Regular
  6. Zone
  7. Ritual (feat. Sara Lucas)
  8. Your Life Is a Lie
  9. Stomach It
  10. America

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