INTERVISTA + PHOTO: BONETTI

Photo report di Maria Elisa Milo
Intervista di Francesca Vantaggiato

Sabato mattina. Partiamo da Milano con un blablacar pieno di bella gente a cui facciamo ascoltare il cd di Camper per due, tre volte di fila. Arrivate a Torino, buttiamo giù pollo e birra così possiamo correre a casa di Bonetti, infatti alle 16.30 siamo sedute nella sua cucina a bere Bonarda piemontese che stimola una chiacchierata tranquilla, leggera, senza fatica. Bonetti è un tipo alto alto, dinoccolato, ogni tanto lo trovi seduto in qualche posizione strana, ha gli occhi azzurri e i modi molto garbati. Si sta bene in sua compagnia. L’unica volta che l’ho visto suonare è stato al Pending Lips, dove era venuto come ospite. Avevo cantato tutte le sue canzoni, perché l’album Camper mi era piaciuto molto ed ero realmente contenta di vederlo lì. Dopo il concerto, l’ho incrociato sulla via per il bagno e lui mi ha chiesto esterrefatto: “ma tu cantavi i miei testi?!“. Quando sono tornata al tavolo, lui se ne era andato, ma mi aveva lasciato in eredità un suo CD. Ed io naturalmente me lo sono portato dietro fino a Torino:

Dimmi un po’ della copertina di Camper…
Bonetti (B): La copertina a me piace un sacco, l’ha realizzata Roberto Redondi, un grafico di Milano. Io credo che ognuno debba fare il suo lavoro, per questo mi fido molto degli altri e in questo caso mi sono fidato di lui: ha preso come riferimento gli anni Sessanta e i Beach Boys, in modo da tirarne fuori qualcosa che stesse bene con un disco pop.  E comunque a me gli anni Sessanta piacciono tanto, soprattutto Beach Boys, beat Italiano, The Rockes, Equipe 84. Quando ho scritto Camper ero infognatissimo con gli anni Sessanta!

Agli anni 80 ci sei arrivato?
B: Gli anni 80 erano prima! E adesso ci sto anche ritornando! Io sono un fan di quel periodo a 360 gradi! Non so se vedi la mia camicia…

Quanto hai impiegato per scrivere Camper?
B: Io sono lentissimo a scrivere e infatti per il disco c’ho impiegato più di un anno!

Ma sei lentissimo a scrivere in generale o solo le canzoni? Tipo, come sei messo con le cartoline?
B: Con le cartoline vado nel pallone o anche le dediche… non le so fare! I pezzi li scrivo e riscrivo mille volte. Per Camper, io mi sono focalizzato sui testi e le melodie, poi Omid Jazi con la produzione è andato avanti per mesi. Insomma, abbiamo impiegato almeno due anni. Per contro, ho quasi pronto un altro disco: ho i pezzi quasi pronti e c’ho messo solo 6 mesi!

Com’è nata la collaborazione con Omid Jazi?
B: Lui ha registrato e prodotto il disco di un cantautore di Torino che si chiama Johnny Fishborn che mi è piaciuto un sacco. Mi sono fatto dare il contatto, gli ho scritto su Facebook e gli ho inviato le canzoni che avevo registrato sul divano, solo voce e chitarra. E poi ci siamo incontrati qui in Italia, perché lui ora vive a Londra, ma io ho paura dell’aereo e quindi non ci sarei mai andato! Ho aspettato che tornasse in Italia e abbiamo registrato voci e chitarra a Modena, il resto lo ha fatto lui a Londra. Meno male che la mamma di Omid Jazi stava a Modena!

Quindi te non ci sei mai andato a Londra a registrare?
B: No, non mi fido dell’aereo, non mi fido di una cosa così grande che sta in aria! L’ho preso solo da bambino, ma ero inconsapevole! È una cosa enorme e a me le cose enormi fanno paura. Quando passo sotto al grattacielo di Torino sto male, l’altro giorno stavo svenendo lì sotto! Il treno invece mi piace molto. Deve essere l’altezza che mi spaventa.

E come farai con i futuri tour?
B: Parto in Twingo senza problemi!

La mitica Twingo con mangiacassette

La mitica Twingo con mangiacassette

Come è andato disco e come vanno i live?
B: Io sono contento, sono successe tante cose belle, tante recensioni positive, molte date in programma e Keepon mi ha messo tra le rivelazioni per quanto riguarda i live!

E che effetto fa?
Io sono più legato all’aspetto della scrittura dei testi, ma anche suonare dal vivo mi piace tanto, suono anche ai matrimoni! Mi diverto tanto quando suono: io che sono tanto paranoico, quando suono ho un’ansia positiva che mi spinge a concentrarmi. Certo, se apri il concerto di Niccolò Fabi un po’ di ansia ce l’hai!

Se un live va male, che si fa?

B: Ci si concentra sulla prossima data… Questa è una risposta molto da 90° minuto! La serata più tremenda è stata quando abbiamo suonato in un locale sperduto in mezzo alla nebbia che chiameremo Magally. Un locale assurdo, si erano dimenticati di togliere la musica in sottofondo, c’era un pubblico di vecchi che si aspettavano il liscio. Calcola che da quel momento io e il mio batterista usiamo la Scala Magally per definire quanto è terribile un posto! Questo è stato l’apice. Mi era preso malissimo, perché era il periodo a cavallo tra le due cose, tra la band con cui suonavo (Tedeschi suonano altri tedeschi) e Bonetti. Insomma, stava prendendo forma il progetto, volevo vedere se i pezzi nuovi piacevano… e mi sono ritrovato al Magally!

Immagino che Camper sia la canzone che piaccia di più al pubblico…
B: E invece no! La preferita sembra essere Tom Petty And The Heartbreakers. Anche se è un lento, prende bene il pubblico. Io l’ho messo come primo brano del disco più che altro per il testo che per me è una sorta di manifesto, parla dell’importanza delle cose sincere. Sono l’ennesimo cantautore nel 2016, non c’è più nulla di nuovo da dire, c’è chi suona, chi canta meglio di me. E in tutto questo io non propongo il disco del secolo, ma una cosa onesta. La canzone nasce da un sogno: ho sognato che io e il mio amico Walter suonavamo ad Amici e tra i giudici c’era questo assessore – tuttora a piede libero – che assomiglia a Tom Petty, con sti capelli biondi assolutamente fuori dal tempo.

Parlami invece di A Loano va bene. Come mai proprio Loano? Che c’entri tu con la Liguria?
B: Premetto intanto che tutte le mie canzoni sono molto autobiografiche. Era un periodo parecchio difficile della mia vita, e mia sorella regalò a me e alla mia compagna di allora una smartbox per un weekend in Liguria. Scegliemmo sto posto tremendo in mezzo alle montagne e ai viadotti. La canzone racconta quella esperienza che ho cercato di rendere un po’ più bella, invece è stato terribile. Il titolo è una citazione di A Berlino va bene, però mettendoci dentro la Liguria. Io ho dei seri problemi con la Liguria, tranne che con Genova che invece mi piace tantissimo, forse perché ci andavo da bambino con i miei.

A parte la Liguria, in Camper c’è Torino ovunque!
B:Io scrivo di cose che mi riguardano direttamente e Camper appartiene al periodo in cui mi sono spostato da Chivasso a Torino. Anche all’Università, tagliavo sempre le lezioni per passeggiare; San Donato è il mio quartiere preferito, però mi piace molto anche il centro, e visto che lavoro lì vicino lo frequento spesso. Io passeggio sempre, tutti i giorni. Poi per me che vengo dalla provincia – oddio adesso sta cosa sembra proprio neorealismo –  è così: io sono vissuto a Rolandini e il liceo l’ho fatto a Caluso (altro paese di merda), quindi quando sono arrivato a Torino ho passato il tempo a tagliare le lezioni e andarmene in giro!

Pensi alle canzoni quando passeggi?
B:Si, sempre. Mi ascolto tanta musica con il mio lettore mp3… che è già un passo da gigante, visto che fino a poco tempo fa me ne andavo in giro con il walkman che poi però mi è morto!

E Superlorna? Chi è?
B: A me piacciono molto i b-movie, in particolare il regista Russ Meyer che solitamente sceglie delle attrici molto prosperose, come quella del suo film Lorna.

C’è anche un’altra donna nel disco, Lorenza…
B: È l’unica canzone che ho inventato. Avevo avuto un input perché avevo incontrato questa ex compagna di università che mi ha dato l’idea di creare questo personaggio. All’università io avevo compagne che leggevano solo Bukowski! Tutti abbiamo letto Bukowski, è una cosa normale che rispecchia quel periodo lì, però adesso abbiamo 30 anni, ti ho lasciato che leggevi Bukowski, che cosa hai fatto in tutti questi anni? Anch’io ho letto Panino al prosciutto, ma poi sono andato avanti… Gli universitari di oggi avranno altri riferimenti, tra dieci anni le canzoni che parleranno di questo periodo diranno che si leggevano il libro de Lo Stato Sociale

Dimmi cosa pensi veramente degli autori russi che citi in Piazza Carlina?
B: Quello che dico nella canzone! Io due tre libri di Dostoevskij ho provato a leggerli, ma non mi entrano in testa, sfido chiunque a non perdersi, quando iniziano co sti nomi!

Con il nuovo disco a che punto sei?
B: Sono nella fase in cui devo capire che tono dare al tutto, agli arrangiamenti, alla produzione… Testi e melodie sono pronti e so che sarà un disco molto diverso da Camper, anche se continuerò a parlare di cose che mi sono accadute veramente, e in questo anno me ne sono successe di cose…

Ma come mai hai tutta questa voglia di scrivere canzoni autobiografiche?
B: Perché non ho voglia di inventarmi cose! Anche per ascolti, le letture e i film non mi sono mai piaciute le cose impegnate, mi piacciono quelle reali, chi si sforza di dare un tono poetico alle cose vere. Raccontare cose inventate non mi piace, perché lì vale tutto. Per questo cito sempre Boccalone, storia vera piena di bugie!

Boccalone. Storia vera piena di bugie

Boccalone. Storia vera piena di bugie

Quando hai iniziato a scrivere?
B: Ho sempre scritto, anche racconti. Un racconto l’ho anche pubblicato nel 2009/10 da una casa editrice di Ancona che si chiama Cattedrale. La mia prima canzone l’ho scritta a 7 anni e si chiamava Che faccia tosta che hai! Poi alle elementari avevo formato un gruppo con un mio amico e ci chiamavamo i 994, ossia 883 più uno! Avevamo un registratore a cassette e con la voce facevamo batteria e bassi! Poi alle medie ho iniziato a giocare a calcio, quindi non ho più cantato, però ho sempre scritto. A 14 anni ho iniziato a prendere lezioni di chitarra da un chitarrista della migliore orchestra di liscio della mia zona, Johnny di Johnny e i Timidi, poi diventato famoso con I fauni! Una persona che ricordo con grandissima stima! Lui mi ha fatto amare la chitarra insegnandomi grandi cose senza farmi annoiare! Certo, mentre tutti scoprivano il punk, io ho scoperto il Tico Tico.

Come nascono i pezzi di Bonetti?
B: La prima cosa che faccio è scrivere i testi, la musica arriva dopo. Magari ho già in mente la melodia, ma la prima versione del pezzo difficilmente è quella definitiva. Quando poi il disco è pronto, lo invio alla band che impara i pezzi e li suona. Per certi periodi passo il tempo tra lavoro in libreria e lavoro sulla musica. Poi nel corso della giornata c’è sempre il momento in cui ti viene in mente un verso o un’idea per una canzone. Inoltre, lavorando in libreria, spesso entrano dei clienti che praticamente mi scrivono le canzoni da soli!

Ma quindi sei un cantautore?
B: Non so, dovrei chiarirmelo prima in testa! Sono convinto che testo e musica debbano andare di pari passo, perché un grandissimo testo con una musica di merda non ti fa venire voglia di ascoltarlo, idem per una musica bella con un testo scarso. Io dò più importanza al testo, perché mi viene così e perché penso che l’autore deve essere capace di trasportare l’ascoltatore in un mondo parallelo, vicino a quello reale. Poi nella musica ci sono tanti ingredienti che collaborano, non solo musica e testo, ma anche il tono della voce o il modo di cantare. Io adoro i Diaframma e Fiumani, ad esempio. Fiumani è stonato però trasuda sincerità, anche in come parla e canta. Ti fa scattare delle cose che ti trasportano in un altro mondo. Io ho presente questa sensazione e vorrei replicarlo, per questo mi concentro più sul testo e sono stonato!

Beh si, sei stonato. Ma la tua necessità non è essere intonato, a quanto pare, quindi perché dovresti migliorare?
B: Beh, migliorare un minimo fa bene, non diventerò Renga, ma magari divento meno stonato. Ho cantato di più in giro ed ho allenato un po’ di più la voce. Concentrandomi di più sul mio modo di cantare mi diverto anche di più, magari a volte oso cose nuove. Certo, non è che adesso mi metto a fare chissà quali virtuosismi, però magari mi rendo conto che una melodia che ho sempre dato per buona può essere anche ripensata!

Quindi ogni tuo live è diverso dal precedente?
B: Ma assolutamente no! Faccio sempre schifo, stai tranquilla.

C’è stata poi una domanda a cui ha risposto solo ore dopo, mentre eravamo seduti al tavolino di un bar e lui beveva prosecco. Per tutto il pomeriggio, non era riuscito a ricordare l’ultimo concerto a cui aveva assistito. Poi, d’un tratto, mentre ci parlava del repertorio che propone quando va a suonare ai matrimoni, la risposta si è palesata: ANTONELLO VENDITTI in concerto nel parcheggio di un centro commerciale a Torino. Domando: e come è stato? Risponde: Trash!

Semplicemente Bonetti.

Semplicemente Bonetti.

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