RECENSIONE: Jeff Magnetum – P.L.A.N.E.T.S.

di Gustavo Tagliaferri

Il tragitto di un’astronave ballerina condensato in un album. Una password digitata come entrata ed uscita dalla propria ubicazione ogni volta che si sta per sondare un territorio differente, parte della propria atipica esplorazione, su cui non si concentra il Sistema Solare esclusivamente come un obiettivo primario, ma soprattutto come il filo conduttore per eccellenza delle proprie composizioni, a metà tra realtà e fantasia, specie se con intenzioni per nulla dissociate dal pane quotidiano di una label come la Selva Elettrica. Paolo Iacopi, in arte Jeff Magnetum, non concepisce barriere interdimensionali nella sua passeggiata tra le orbite, considerando la stesura alla base di questo “P.L.A.N.E.T.S.”: un disco strano, retrò eppure futuristico, un continuo e fluttuante salto che porta a brani mai accomunati da un senso di monotonia, quanto semmai incarnanti quel senso di vita propria che da sempre funge da interrogativo comune a tanti. L’approdo a Mercury lascia che a coadiuvarsi, attraverso un nastro fatto girare alla rovescia, siano lo-fi, un pizzico di jazz e melodie 60/70’s, Earth, la propria casa natìa, presenta un soul in salsa dreamy, i germi psych-beatlesiani che irradiano Venus risultano ancor più marcati e maggiormente canterburyani in Asteroid Belt, anche se qualche volta calcano un po’ l’entusiasmo, come nella minore Saturn, il moog di Uranus dà un senso di ascesa come a sua volta le fanfare synth-etiche a cui dare manforte una volta sopraggiunta Neptune, Mars è una ballata electro-kraut che sembra occhieggiare tanto a David Bowie quanto al mood di certi Kraftwerk e soprattutto a certo progressive rock à la Genesis o Jethro Tull, che potrebbe avere un’ideale continuazione nell’andamento spiritato e rumorista, da banda sbilenca, di Jupiter, ma il clou sta in una conclusione riassunta in più di sei minuti, quella di Pluto, confessione di angeli hippies pregni di sfumature tanto umane quanto robotizzate, protagonisti di una marcetta sempre più rapida nel cui crescendo sembra echeggiare qualche richiamo al Frank Zappa di “The Grand Wazoo” ed oltre. Constatazioni che rivelano come l’esperienza di Jeff Magnetum nel suo uscire fuori dal coro abbia un fascino non da poco conto, fulcro di un album che certamente merita di essere scandagliato con la stessa indole futuristica dell’autore, se non accresciuta ulteriormente.

JEFF MAGNETUM – P.L.A.N.E.T.S.
(Selva Elettrica, 2015)
1. P.l.a.n.e.t.s
2. Mercury
3. Venus
4. Earth
5. Mars
6. Asteroid
7. Jupiter
8. Saturn
9. Uranus
10. Neptune
11. Pluto

 

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