LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: ALEA

di Gianluca Clerici

Jazz tinto di soul che poi finisce nel pop. Il tutto con un approccio verace che alla fine si dice vintage pensa, erroneamente forse, che il presente così come il futuro sia fatto di quella tecnologia che in qualche modo rende artificiale anche la natura. Invece ALEA in questo esordio “Spleenless” introduce la bella sincerità di chi sa fare musica per davvero, suonata, scritta, pensata e decisamente ispirata. Forse più dai neri d’America che dai bianchi d’Europa. Chissà che ci risponde per le consuete richieste di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alla seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Sicuramente sarebbe bellissimo poter vivere e guadagnare solo facendo musica, purtroppo peró ad oggi questa è una realtà che vedo molto lontana. Quando si intraprende la strada della musica inedita, indipendente , lontano dai talent e puntando solo sulle proprie forze, di solito sono di più le spese dei guadagni. Ma la soddisfazione che si prova quando nei live il pubblico e preso e attento, quando la gente si diverte e ti apprezza, credo non abbia prezzo.

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
Quello che mi sembra è che ci sia spesso un ascolto passivo della musica. Non so di chi sia la colpa , ne se effettivamente la colpa sia di uno solo. So solo che quello che ho cercato di fare io nel mio disco è proprio un distacco dalle scie, seguire solo me stessa, restando fedele a ciò che sono io e non a ciò che impongono le “mode” musicali del momento.

Secondo te l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
Perchè non mi chiedi quanto vale una croma? :)
Non penso che si debba fare di tutta l’erba un fascio, ma è possibile che, se dovessi leggere ogni giorno, ogni 5 minuti, che il “pulcino Pio” sia un grande capolavoro della musica moderna, io ci possa credere.

alea

La musica di ALEA arricchisce il pop italiano di gustose venature jazz in un’accezione molto ampia del termine. Di sicuro siamo lontani dai cliché commerciali del mercato main stream. In qualche modo si arrende al mercato oppure cerca altrove un senso? E dove?
In passato ho fatto collaborazioni che si sono risolte in brani più pop rispetto alla mia natura. Quando mi chiedono quale sia il mio genere ho sempre difficoltà a rispondere perchè quello che faccio non è altro che comporre la musica che mi piace per come viene e scrivere raccontando le mie emozioni, gioie e dolori. Dunque non vado alla ricerca di consensi modificando il mio genere per ingraziarmi una fetta di mercato più ampia, ho superato quel tempo. Di certo spero di piacere al pubblico, spero che la gente possa ritrovarsi nelle mie canzoni e possa apprezzare la mia musica che ha un ampio spazio nei miei brani. Il mio Altrove è in me stessa e nelle persone che sanno ascoltare.

In poche parole…di getto anzi…la prima cosa che ti viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere?
Avere tempo … Bisogna studiare tanto, tantissimo, e le ore del giorno dovrebbero essere molte, moltissime. Vorrei giornate di 72 ore delle volte per poter tornare da lavoro, fare tutto quello che ho da fare e studiare, studiare e studiare. In secondo luogo, sarebbe bello anche se i locali che ospitano musicisti inedita dessero una mano senza fare troppe contrattazioni da bancarella o credere che i musicisti siano allo stesso tempo dei PR. Per fortuna non sono tutti così… Sento che qualcosa sta cambiando.

E se avessi modo di risolvere questo problema, pensi che basti?
E chi lo sa! Io ci credo e ci spero. Sono una tipa fiduciosa.

Finito il concerto di ALEA: secondo te il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Assolutamente “The king of swing” !!!

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