RECENSIONE: Daniele Silvestri – Acrobati (2016, Sony Music)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Durante il Festival di Sanremo del 2007, con La paranza e di conseguenza la pubblicazione de Il Latitante, per un attimo l’illusione di ritrovarsi di fronte ad un cantante prossimo ad un autentico declino era balzata eccome alla mente, specialmente nella manciata di tempo a venire. Poi le belle speranze, costituite da quella graduale risalita di china che è S.C.O.T.C.H. ed in particolare in quell’opera collettiva condivisa con Niccolò Fabi e Max Gazzè che è stata Il Padrone Della Festa. Il dubbio nascerebbe comunque spontaneo dinanzi all’album in esame: scuola romana sì, scuola romana no, specialmente quando, in prossimità del mezzo secolo, ci si sente piuttosto orgogliosi di aver quasi beffato il tempo. Ma la realtà dei fatti è che Daniele Silvestri, con Acrobati, ha dissipato definitivamente i possibili dubbi inerenti al desiderio di rialzarsi in piedi, e se questo lavoro non è un ideale sequel de Il Dado, stilisticamente ne segue le tracce adeguandosi ai tempi moderni, in un panorama dove ognuno gioca la sua parte, da musicisti come Daniele Fiaschi, Gabriele Lazzarotti e Fabio Rondanini ad accattivanti ospiti come Diodato, Caparezza, Diego Mancino, Dellera ed i Funky Pushertz. Un quadro in cui l’artista, nella sua versatilità, non risulta mai eccessivo o goffo: espone un’ottica pop in cui si inseriscono Come se e L’orologio, la cui sezione ritmica aggiunge un pizzico di wave al tutto; spazia tra ballate da una parte dalla stesura classica, quasi blueseggiante, forse non situate casualmente nel mezzo, come dimostrano Così vicina e gli echi doorsiani di Pensieri, dall’altra prossime a tendenze quasi folktroniche, come nel caso della titletrack, sommersa di tinte un po’ inglesi un po’ islandesi, preferibilmente tendenti al primo caso quando si fa strada Alla fine, se non accostabili ad atmosfere più jazz che swing, come nella soffusa La verità; si richiama ai primordi grazie alla vena festosa ed alle parentesi hip hop della spensierata Pochi giorni, ma anche con La mia routine, che continua sulla linea d’onda della passata Frasi da dimenticare tralasciando le divagazioni etno-spagnoleggianti; mette in gioco una spontaneità a livello di fusioni di influenze che tanto risulta goliardica con l’esperimento spoken word, fatto di ripetuti stop’n go ed istantanee gospel, di Monolocale, quanto assume una vena maggiormente seria con lo scioglilingua di Quali alibi, che si insinua su sonorità electro-funky, e l’invettiva satirica di Bio-Boogie, non solo boogie, ma un pot-pourri di reggae, funk e sophisti-pop (!), senza per questo esimersi dalle ispirazioni tipicamente hippy, certamente 60’s, lievemente psichedeliche, forse perché assai affini all’immaginario di Dellera, che come un fantasma invade un excursus dal vociare sempre più rumoroso come quello di Un altro bicchiere, ma anche il delicato e casinaro tango à la manouche di Spengo la luce, oppure A dispetto dei pronostici, lettera di un soldato sopravvissuto agli attacchi in guerra, viene recitata come una ninna nanna da camera, e soprattutto il tocco rock di un proclama man mano dilatato come quello di La mia casa che guadagna in impatto con La guerra del sale, il cui beffardo flow diventa sempre più forsennato nel momento in cui la presenza di Caparezza finisce per divampare come un fuoco, tanto da dare la precedenza al crossover. Un’esperienza che è Acrobazia tout court, visto il risultato: se la presenza di molta carne al fuoco sia un pregio oppure un difetto probabilmente sarà il tempo a deciderlo, ma che Acrobati sia l’opera migliore realizzata da Daniele Silvestri da dopo Sig. Dapatas fino ad oggi risulta assai indubbio. Forse uno dei colpi di coda di quella che a tutt’oggi è la scuola romana “di mezzo”? Possibile, considerando i lenti cambiamenti a cui si sta assistendo. Ma intanto le soddisfazioni ci sono, e non sono poche. Anzi, rendono un po’ più Acrobati di prima.

Daniele Silvestri – Acrobati
(2016, Sony Music)

1. La mia casa
2. Quali alibi
3. Acrobati
4. Pochi giorni (feat. Diodato)
5. Un altro bicchiere (feat. Roberto Dell’Era)
6. La mia routine
7. Così vicina
8. La verità
9. Pensieri
10. Monolocale
11. La guerra del sale (feat. Caparezza)
12. A dispetto dei pronostici
13. Come se
14. L’orologio (feat. Diego Mancino)
15. Bio-Boogie (feat. Funky Pushertz)
16. Tuttosport
17. Spengo la luce (feat. Dellera)
18. Alla fine (feat. Diodato)

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