LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: MONICA SHANNON

Intervista di Gianluca Clerici

Un disco per espatriare? Eccovelo. Monica Shannon ci mostra le sue Ali in un disco che contiene anche due omaggi assolutamente incoerenti con il resto delle tracce. Un lavoro internazionale, un lavoro americano, irlandese, spirituale ed introspettivo. C’è l’Irlanda, ma c’è il pop americano, ci trovi il Jazz e ci trovi le luci di neon. E poi provi anche a cercare scampoli di tradizione nostrana… e ne resti deluso. Il suo punto di vista alle domande di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alla seconda, ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te, qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Monica (M.):
Penso che ogni artista aspiri a poter vivere di musica anche se è diventato sempre più difficile. Io per prima non sono mai riuscita a vivere di sola musica e per portare avanti i miei progetti artistici ho sempre svolto anche altri lavori in parallelo. Ma nonostante questo, non potrei mai immaginarmi senza musica. È nata con me, respira con me e con me si assopisce e si risveglia. A prescindere da cosa accadrà in futuro, so che mi accompagnerà per sempre e questo lo considero un dono prezioso.

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
(M.):
Purtroppo non credo ci sia una vera e propria colpa. Sono cambiate così tante cose, ad esempio dagli anni ’80, che è difficile tornare indietro. Credo si tratti più di un adeguamento continuo ed inconsapevole ai nuovi sistemi di distribuzione, alle nuove tecnologie, che ha allontanato tante persone dal piacere di collezionare i famosi dischi per lo stesso piacere di ascoltarli quando se ne sentiva il desiderio. Una cosa che però fa ancora la differenza sono i concerti. Il pubblico ama seguire dal vivo il proprio artista preferito e trovo che sia un aspetto da non sottovalutare per tenere viva l’importanza di fare musica.

Secondo te, l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
(M.):
Parto dal presupposto che il pubblico sia libero di seguire ciò che più gli aggrada. Sta nell’informazione raggiungere l’interesse del pubblico.

La musica di Monica Shannon vive in un mood pop e folk della scena internazionale. Qui in Italia, invece, si arrende al mercato oppure cerca altrove un senso? E dove?
(M.):
In Italia ci sono tante persone che amano e seguono anche la musica straniera. Non la considero una resa al mercato, penso più ad un’opportunità di raggiungere anche gli ascoltatori della terra dove sono nata e cresciuta.

In poche parole… di getto anzi… la prima cosa che ti viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere?
(M.):  
Riuscire a raggiungere l’interesse del pubblico.

E se avessi modo di risolvere questo problema, pensi che basterebbe?
(M.):  
Certo!La risposta del pubblico è fondamentale per proseguire il proprio percorso artistico.

Finito il concerto di Monica Shannon, che musica di sottofondo dovrebbe mandare il fonico per salutare il pubblico?
(M.):  
One degli U2

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