RECENSIONE: ARMAUD – HOW TO ERASE A PLOT (2015, Lady Sometimes Records)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Paola Fecarotta è armaud. armaud è Paola Fecarotta. armaud è un folletto, un alieno, forse un anfibio od un pesce, certamente non una creatura meramente riconducibile alla terraferma. armaud, evidentemente, ha il duplice scopo di risultare riconoscibile al prossimo e di mantenere un aspetto enigmatico.

Un continuo mistero ed una continua certezza, prerogative tipiche del nome e del monicker di cui si dispone. Ma soprattutto folktronica, ovvero la corretta via di espressione di un’entità del genere. How To Erase A Plot, per essere il suo disco d’esordio, risulta difatti un lavoro studiato e ponderato con attenzione, che esce fuori dal mucchio per entrare gradualmente nella mente e tra le membra dei maggiormente curiosi, immergendosi in una dimensione fatta di dieci brani legati da peculiarità mai stagnanti e tali da giungere alla ripetitività, di quelle che assai hanno in comune con la prestazione vocale, mai sottotono, e la chitarra dell’artista: si prendano le contrapposizioni tanto sonore quanto tra luce ed oscurità, tra angeli e diavoli, tra Eros e Thanatos, su cui si concentrano Him, in cui i tessuti noise sempre più dilatati costruiti dal collega Marco Bonini hanno una grande voce in capitolo, prima che si trovi una via di mezzo fatta di synth flebili eppur paradisiaci, ed i passi che serratamente si odono e caratterizzano Song For Lovers, in cui la connotazione lievemente soul finisce per battagliare con una marzialità sempre più evidente e tale da sconfinare in piccole parentesi noise rock, oppure l’intensità di Patterns, concentrata su un trip hop prima soffocato da glitch ectoplasmatici e poi intento a realizzarsi ma più sotto forma di ritmiche “umane”, frutto delle mani di Marco Mirk, che di drum machines, come dei Massive Attack intrisi di malinconia, prima che venga concessa carta bianca nelle ipnotiche ed allucinate sfumature trasudanti Caraibi, se non anche Brasile, tipiche anche dei loops gommosi di Ablaze e nel rumore del silenzio fatto di beats fuori contesto che adeguatamente accompagnano Common Prayer contrapponendosi al mormorio di una seconda parte tendente al post-rock, oppure il senso di decadenza che attraversa How To Erase, i suoi richiami blues e la sua ossatura lo-fi, il tutto a discapito di una certa intimità che emerge nelle dilatazioni di BK, nella deriva sentimentale e passionale di Spoiler, quasi una soave confessione da parte di una magnifica presenza al suono di arpeggi che sanno di Bark Psychosis, e soprattutto nella sussurrata May e nella delicata Lullaby, entrambe tali da costituire alcuni, se non i punti salienti del lotto, senza nulla togliere alle restanti composizioni.

Perché alla luce di ciò, How To Erase A Plot non è un disco immediato da assimilare, ma forse anche per questo merita una doverosa considerazione: armaud non è il solito personaggio ad hoc e dietro una certa semplicità riserva delle graditissime sorprese alle quali concedersi con molto piacere. Che ci si tuffi o meno tra quelle acque ad ella care.

armaud – How To Erase A Plot
(2015, Lady Sometimes Records)

1. Him
2. Patterns
3. Ablaze
4. Spoiler
5. Common Prayer
6. BK
7. How To Erase A Plot
8. Lullaby
9. Song For Lovers
10. May

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