LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: FRANCESCO GARITO

Intervista di Gianluca Clerici

Belle sensazioni di ricchezza spirituale e povertà materiale. Sottolineo l’attenzione per un disco che ha la forma delle mani che lo hanno scritto e non passa per i computer e non cerca l’approvazione della massa. Fa musica come gli viene Francesco Garito e questo suo “L’Attesa” è un disco di vero “punk”. La sua timida canzone d’autore è sincera e di contro-cultura. In questo uso la parola “punk”. Mi incuriosisce sapere il suo punto di vista alle consuete domande di Just Kids Sosciety:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alle seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Credo dipenda dalle aspettative di ognuno, per esempio io in questo senso sono in pace con me stesso mi sento davvero libero di fare musica quando posso e come posso. Certo in Italia per un musicista arrivare a fine mese è dura.

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
Non c’è un unico colpevole, un insieme di cose, in realtà la colpa è di tutti noi che diamo credito anche a chi in realtà non lo merita. Personalmente cerco di essere molto esigente verso me stesso e verso le mie scelte ma non vorrei sembrare uno snob, rispetto chi decido di seguire magari più il mercato, credo che ci possa essere spazio per tutti i generi e per tutti i gusti l’importante sarebbe in ogni caso puntare alla qualità.

Secondo te l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
Mi piacerebbe che l’informazione, soprattutto la grande informazione, potesse essere pluralista e desse spazio non solo alle solite cose commerciali magari imposte. Sarebbe bello se un ascoltatore di un artista che fa hip hop venisse a conoscenza di un artista magari che fa jazz oppure folk, sarebbe stimolante e potrebbe far crescere la curiosità nel pubblico.

Francesco Garito ci regala una canzone d’autore verace, sincera e ricca di contenuto. In qualche modo si arrende al mercato fatto di apparenze oppure cerca altrove un senso? E dove?
Sicuramente non cedo alle lusinghe del mercato, non ne sento il bisogno, non devo compiacere nessuno. Il senso sta tutto nel comunicare qualcosa fosse anche ad un solo ascoltatore.

In poche parole…di getto anzi…la prima cosa che ti viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere?
Riuscire a trovare spazi che ti accolgano. Per tirare su un pò di date live bisogna faticare davvero tanto e spesso si arriva a suonare in un posto solo se altri artisti che magari ti stimano ci mettono una buona parola.

E se avessi modo di risolvere questo problema, pensi che bastiNon credo basti, come dicevo prima si tratta di un insieme di cose dove ognuno deve fare la sua parte in maniera coscienziosa, libera e con tanta passione.

Finito il concerto di Francesco Garito: secondo te il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Un paio di pezzi : “All My Friends Are Funeral Singers” dei Califone e “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo.

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