RECENSIONE: Daniela Savoldi – Trasformazioni (2016, Autoprodotto)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Musica per soli archi. O forse no. No, non stavolta. Tutto da sola, per giunta.

Certo, deve risultare una fatica cercare di distinguersi sia da progetti di per sé nati dignitosi ed evolutisi in maniera benigna che da altri partiti con il botto e gradualmente persisi nel niente. Soprattutto se i processi di sviluppo e composizione di un disco con l’ausilio di uno strumento in particolare non risultano tali per cui chi se ne occupa sia nato già ai livelli di Brian Eno o Philip Glass. Tuttavia la violoncellista Daniela Savoldi, già all’opera con Vincenzo Fasano, Francesca Lago, ma anche Le Luci Della Centrale Elettrica, pare avere le idee ben chiare su cosa significhi seguire cotanto modus operandi senza che diventi uno spreco di energie: “Trasformazioni”, sua prima opera solista, promette e mantiene nell’intento di concepire una sintonia tra studi classici e contaminazioni moderne. Sei brani, ognuno con le proprie peculiarità ed i propri spunti: le basi di quello che non è semplice mestiere al centro di Lamento, il cui struggente andamento sembra tracciare ogni possibile lacrima versata da un cosmo terso ed in continuo divenire, dando un’idea di come la concezione di certa musica da camera lontano dalla terraferma possa essere tutt’altro che vana, se non occhieggiante a certo neo-folk, tanto da farsi prima sospesa tra rumorismi quasi ai confini del noise e poi tale da divagare in una parentesi di ispirazione jazzy, come un canto dal sottosuolo che, placandosi, lascia spazio ad un comunque profondo mormorio, ed analogamente si può dire di Bordone, celante una venatura particolarmente tragica e le cui sovrapposizioni sembra vogliano ricreare l’effetto di qualche sonata in mano ad un’orchestra vera e propria. Tuttavia anche l’introspezione al centro della cadenzata Viaggi non è da meno, caratterizzata da pizzicati sanguigni e rarefatti che danno luogo ad un’avviluppante tela di corde, là dove il compito della Savoldi di tessere viene svolto con meticolosità, mentre Cavalcata, dall’arrangiamento galoppante ed incessante, tiene assai fede al titolo tanto da spingere l’acceleratore nel momento opportuno, distorcendo ma non snaturando il proprio intento, e conseguentemente lasciare che la magnifica presenza risultante possa odersi nell’aria per via di un fascinoso eco. Fuori dal coro sono People, piacevolmente incespicata in un’atmosfera tenebrosa e lugubre, che in diversi istanti sa non poco di ambient, e soprattutto Sorprendi, come da titolo, colma di espedienti d’autore, di matrice folk, se non con una particolare devozione a certi brani di Nick Drake, la cui resa non sfigura certamente dinanzi al resto del lotto, anzi, è prossima a lasciarsi andare a schegge di follia. Che sia “nuova” musica classica? Oppure “nuova” musica contemporanea? Suonerebbe eretico dare simili definizioni ad un’opera dal genere, ma quella che viene data da Daniela Savoldi è certamente un’interessantissima lezione, e la conferma come un’artista tutt’altro che sprovveduta, quanto semmai con molte frecce al proprio arco. “Trasformazioni” alle quali lasciarsi abbandonare senza timore.

Daniela Savoldi _Trasformazioni_Daniela Savoldi – Trasformazioni
(2016, autoprodotto)

1. Lamento
2. Bordone
3. Cavalcata
4. Viaggi
5. People
6. Sorprendi

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