RECENSIONE: Aucan – Stelle Fisse (2015, Kowloon Records)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Il trionfo della componente mnemonica, come se la musica venisse identificata in base ad un’equazione algebrica il cui risultato preferisce schiodarsi dalle sole dimensioni rock, eteree e meramente da club, considerando quanto felicemente emerso nel corso di due album in studio e qualche E.P.. Giovanni Ferliga Francesco D’Abbraccio, o semplicemente gli Aucan, alla fin fine, non si sono mai fatti troppe domande e hanno preferito intraprendere una consona strada: la continua crescita, di pari passo alla necessità di proporre qualcosa i cui sentori internazionali siano tali da non risultare mai una minestra riscaldata. “Stelle Fisse”, loro terzo album in studio, non instaura solamente una nuova felice tappa del loro trascorso, ma costituisce forse il loro lato, a proprio modo, maggiormente oscuro, non ancora esplorato del tutto e felicemente in antitesi con l’aura solare al centro di “Black Rainbow”: un magma che ribolle ripetutamente denotando una certa versatilità nel corso dei dieci momenti presenti, a partire da Disgelo, la quale, braccata da un accattivante loop tendente al citazionismo, apre le strade ad avviluppanti sonorità ambient dalle tinte balearic trance, via via sempre più nervose, prima del rilassamento tra un glitch e l’altro situato alla base di Cosmic Dub, passando per i sapori r’n’b che inebriano il drum’n bass acido ed onirico di Friends e finisce per risultare oggetto dei ripetuti sbalzi che animano una vibrante, quasi marziale, Disto, fino ad insolite e riuscitissime coesioni che vanno dal mix tra tribalismi ed espedienti waveggianti di Above Your Head, che se inizialmente guarda all’EDM per come oggi lo si concepisce man mano, senza disinteresse alcuno, si accompagna ad atmosfere da club, ad una Grime 3 la cui intensità butta giù le basi per qualcosa che pare trascendere dall’ipotesi basilare di una componente etnica, preferendo un’estensione verso qualcosa di maggiormente ampio, in linea con un battito che non cessa di farsi sentire del tutto, quello di un cuore dubstep magari anche memore del miglior Burial, fino all’affannoso incedere di Errors, ansia e serenità che si fondono in un fascinoso coacervo di beats e pads. Visto il risultato, la dimensione attraversata è tale per cui anche i momenti maggiormente ridotti all’osso, a loro modo, costituiscono una graduale e mai ammorbante preparazione verso il raggiungimento di una possibile pace interiore, dal quasi marziale scorrere di Loop Layers al mantra amalgamato, cadenzato e frenetico, di Light Sequence, fino ad un’Outer Space i cui synth sembrano quasi tracciare un salto nel vuoto, un raggiungimento dell’infinito ove rifugiarsi dopo tante graduali esplosioni in terra. Forse la potenza innata di un lavoro simile fa sì che quanto espresso non sia ancora abbastanza, visto come è strutturato questo, ma “Stelle Fisse” si conferma comunque come un ulteriore tassello da non sottovalutare, che conferma gli Aucan come una realtà da considerare sempre più un capitolo a parte nell’ambiente elettronico nostrano.

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(2015, Kowloon Records)

1. Disgelo
2. Friends
3. Errors
4. Loop Layers
5. Disto
6. Above Your Head
7. Grime 3
8. Light Sequence
9. Outer Space
10. Cosmic Dub

 

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