INTERVISTA: Soulspirya

Intervista di Gianluca Clerici

I Soulspirya nascono nel 2014 dalle ceneri dei “Lachaise”, gothic rock/metal band, e giungono alla maturità artistica con “Mankind”, il secondo album, attualmente in uscita, che segue il debutto avvenuto con “Stay Human”. Un progetto su base melodica, tra Gothic Rock ed Elettro-Pop che richiama a sonorità tipiche degli anni ’80-’90 (registrato presso gli studi New Sin Studio di Luigi Stefanini) e che scorre transiti musicali vivaci uniti ad un’atmosfera eterea e sospesa, con ottimi arrangiamenti e vibranti accordi di tastiera.
Ecco cosa ci hanno detto, gli artefici del progetto, Nico (Tastiere, Piano, Synths, Programming e Voce) e P (Chitarre e Voce), durante una breve chiacchierata, parlandoci del loro nuovo lavoro:

SOULSPIRYA

Ragazzi il vostro sound è un vero flusso di energia… un mix di tanti elementi. Elettronica, Gothic, influenze pop e new-wave… Quale genere, secondo voi, vi definisce meglio?
Sinceramente non sentiamo di dire che ci sia un genere specifico che ci rappresenti al meglio… ci definiamo Dark Alternative Rock giusto per far capire che ci piace mischiare più sonorità e non lasciare mai che una abbia il sopravvento sull’altra.

Avete parlato spesso dell’elemento melodico, come elemento cardine della vostra musica… elemento che la deve dominare. Potete approfondire questo concetto?
Se non c’è melodia per noi non c’è musica, diventerebbe solo una successione di suoni sterili, senz’anima… la melodia fa capire la musica anche a coloro che non sanno suonare uno strumento… la melodia dà armonia… trasforma il rumore in musica… la melodia ti rimane dentro, e non li lascia più.

Restando in tema di “melodia”, come nasce la vostra composizione? Da dove partite per comporre e come si sviluppa la vostra creatività?
Da qualsiasi cosa che ci colpisce lì sul momento… può essere una frase letta da qualche parte, un suono percepito, un’immagine alla tv… tutto quello che di forte si imprime dentro di noi, ed allora sentiamo la necessità di tradurlo in musica. Certe volte iniziamo con il comporre la musica, altre volte partiamo dal testo… Non abbiamo una regola specifica, fissa…

Dalle vostre esperienze passate ad oggi com’è cambiato il vostro modo di fare musica?
Direi che più di tanto il nostro modo di essere musicisti e di intendere la musica non è cambiato. Scriviamo quello che ci piace senza badare al mainstream o alla carriera, né volgendoci verso ciò che fa “tendenza”. Il fulcro per noi rimane sempre lo stesso, il piacere. “Fai quello che ti piace, il resto sono solo chiacchiere” …

Sempre in tema di cambiamento/evoluzione, cosa rappresenta questo secondo album: ‘Mankind’?
Un album sicuramente più maturo, come in tutte le cose che ami fare cerchi sempre di perfezionarti e abbiamo lavorato sodo per migliorare.
Certamente è un album più “libero”, che esprime di più ciò che sentiamo in questo momento particolare dell’umanità, dove, anche un semplice sorriso donato sembra essere un evento eccezionale.

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