LIVE+PHOTO REPORT: DAUGHTER @ VILLA TORLONIA [Cesena] – 05/09/17

Live report di Just Kids Magazine
Photo report di Davide Orlando

Tomorrow comes today: è questo lo slogan che ha caratterizzato la quinta edizione del festival acieloaperto di Cesena. E con una esortazione così limpida a vivere il presente, tutto ciò che è accaduto martedì 5 settembre non poteva che essere indimenticabile.
Location: Villa Torlonia, San Mauro Pascoli (Cesena), tenuta amministrata un tempo dal padre di Giovanni Pascoli, Ruggero, e luogo in cui il poeta ha maturato la sua passione per i versi.
Concerto in programma: Daughter. La band inglese, capitanata dalla dolcissima Elena Tonra, è stata etichettata musicalmente in molti modi: indie rock, indie folk, neofolk. In realtà, quella sera, al di là di ogni definizione, si è sperimentato dal vivo l’eccezionale esplosione emotiva che un genere apparentemente così ambient suscita ad ogni ascolto.

Storia, musica, poesia: un mix di elementi che hanno creato un’atmosfera perfetta, sospesa tra passato e presente, alimentata dall’armonia e dall’entusiasmo di tutta l’organizzazione. Prima del concerto ci si poteva calare in un contesto che ricordava un festival anni ‘60/’70: camioncini con cibo e bevande, tutto da consumarsi rigorosamente seduti per terra, lampadine appese a fili che si intrecciavano come festoni, un palco in mezzo al prato su cui si sono alternate le band d’apertura. Con la voce, la chitarra e la batteria dei Tungunska era incluso anche un posto riservato su una macchina del tempo con destinazione anni ‘90. Linee sonore alla Smashing Pumpkins e Sonic Youth per un live particolarmente sentito in tutta la sua energia nostalgica. Subito dopo, i Sunday Morning , band di casa dallo stile molto più vicino al rock britannico, non hanno deluso le aspettative, soprattutto di chi è solito seguirli già da tempo. Qualche minuto prima della fine dell’opening act, l’interno della corte di Villa Torlonia è già gremito. L’ambiente poco illuminato, le luci principali sono quelle soffuse, bluastre del palco. La facciata del palazzo sullo sfondo. La luna piena a vegliare dall’alto.

I Daughter non si fanno attendere: entrano in scena con Elena Tonra e Igor Haefeli (chitarra) in prima fila, rispettivamente a sinistra e a destra. Dietro, il batterista Remi Aguilella e una tastierista finora sconosciuta al pubblico. Sulla linea d’onda del progetto a cui il gruppo si sta dedicando (a un anno da How To Disappear), il live inizia con New Waves, dalla colonna sonora del videogioco Life Is Strange, scritta proprio dai Daughter. Si continua con How, brano dai colori tipicamente indie, raffinati e vivaci allo stesso tempo. Su Tomorrow (da If You Leave, 2013), Elena prende più confidenza con il pubblico, mostrando le sue mille sfaccettature: una ragazza dolce, timida, dalle sembianze quasi di bambina che però, tramite la voce, schiude la parte più intima e più decisa, riuscendo a trasmettere forza a chi la accoglie e la ascolta.

Il live cresce e si sviluppa anche grazie alla spiccata personalità di Igor che, oltre al talento dimostrato alla chitarra, su Doing The Right Thing domina il ritmo del sintetizzatore, spaccando in due il palco: da un lato la psichedelia, dall’altro la purezza della voce. Seguono Mothers, Winter, Love, fino a No Care, forse l’unico pezzo veramente rock all’interno del repertorio discografico.

La folla si scalda, il palco anche. L’alchimia fra i quattro è evidente: Elena e Igor si scambiano sguardi di intesa mentre impugnano le chitarre (talvolta la cantante suona anche il basso), la batteria di Remi scandisce il tempo, la ragazza alle tastiere è anche polistrumentista e abbraccia chitarra, basso oltre ad accompagnare la Tonra nei cori. Giunge il momento di Youth, hit con cui i Daughter sono davvero usciti dalla loro Inghilterra. Tutti la cantano perché, in fondo, coloro che sono toccati da parole e note così introspettive si rispecchiano inevitabilmente nella “gioventù selvaggia” che insegue visioni future, cerca una qualche possibile verità, si considera fortunata perché riesce ancora ad amare.

Il saluto a Villa Torlonia avviene con l’esecuzione di Smother e Shallow, entrambi estratti da If You Leave. Le luci però non si riaccendono e si aspetta, fermi, il bis. Non poteva mancare in scaletta Medicine, brano capace di ricreare immediatamente quella bolla in cui si cristallizzano emozione, intimità, chiusura per un attimo in se stessi e nuova apertura quando la canzone, al centro, dirompe. Il live si chiude con Fossa, brano del nuovo disco.
Il concerto, di altissimo livello, conferma il momento positivo che i Daughter stanno vivendo. Una Elena Tonra impeccabile: voce meravigliosa, senza eccessi, decorata da effetti e rotta, talvolta, da una risata di sincera riconoscenza verso il calore ricevuto dal pubblico. Ottima performance di Igor Haefeli che, suonando in alcuni frammenti la chitarra con l’arco, ha citato suoni e dettagli tecnici che hanno ricordato Sigur Ros ma anche band del panorama post rock come i Mogwai.
Valore aggiunto dell’evento è stato sicuramente il profondo senso di empatia creatosi durante il live. Il silenzio, l’attenzione, il rispetto, lo scambio reciproco di emozioni.
Tutto ciò è racchiuso, visivamente, in una scena avvenuta fra il pubblico. Si è illuminato un telefono ed è stato scritto un messaggio Vorrei che fossi qui. È questo l’effetto che spettacoli del genere creano. Il desiderio di condivisione, l’annullamento delle distanze, la percezione amplificata di vibrazioni nascoste, la speranza che quell’autenticità si propaghi oltre il tempo e lo spazio di quel momento.

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