INTERVISTA: Lucio Corsi

Intervista di Nicola Buonsanti

Che Lucio Corsi sia uno dei personaggi più interessanti di questo anno musicale non c’è alcun dubbio. In giro da Febbraio con chitarra e voce, sbarca nei teatri di Roma e Milano con un organico arricchito per portare integralmente il Bestiario davanti al suo pubblico. L’abbiamo raggiunto per parlare degli imminenti concerti e soprattutto per sapere come se la passa.

Cosa ci aspettiamo da questi due concerti a teatro?
Porterò tutto il bestiario arrangiato con tutti gli strumenti con i quali è stato concepito insieme ad altri racconti sugli animali. Poi nella seconda parte sarà dedicata a chitarra e voce

Il bestiario aveva necessità di esprimersi oltre l’acustico?
Da febbraio l’ho portato in giro solo chitarra e voce ed alcune delle canzoni non potevo farle essendo arrangiate per più strumenti ma soprattutto aveva bisogno anche di luoghi adatti. Posti con meno confusione e pensati per un certo tipo di concerto silenzioso come appunto il Bestiario. Sono molto felice prima di chiudere questa parentesi del disco e poterlo portare in giro integralmente.

I Teatri sono posti dove pretendere più attenzione anche da parte del pubblico, ovviamente una situazione diversa dai festival dove ti sei esibito in questi mesi.
Ci ho suonato tanto e ci suonerò ancora ai festival. Il luogo è un aspetto fondamentale, è importante prepararsi e capire dove si stanno portando le proprie canzoni perché la dispersione e confusione le smonterebbero

Sei soddisfatto di come è stato accolto il disco e la tournée?
Sono molto felice di come stiano andando le cose, soprattutto perché sono stato libero di fare un disco esattamente come volevo e sentivo. In un anno in cui le tendenze erano diverse da un disco folk sugli animali.

Il Bestiario, a mio parere, è il tuo primo disco veramente compiuto, incanalato in una direzione precisa, un disco illuminante che mi ha permesso per fortuna di conoscerti dal punto di vista musicale e letterario. Il fattore fiabesco mi riconduce all’approccio di Esopo più che ad altri. Perché hai scelto questo modo di scrivere?
Sono nato e cresciuto in Maremma senza pali della luce ma alberi nell’ombra , sentendo più civette che aeroplani. Il luogo mi ha sicuramente influenzato. Cercavo un argomento a cui tenevo e che conoscevo bene ed ho pensato proprio agli animali, straordinari per parlar di qualcosa di favolesco. In loro c’è già un potere fantastico, è stato molto bello parlar delle loro abitudini, mi sono divertito molto a farlo.

Da quanto tempo fai musica?
Da quando avevo 13 anni, ma mi venne voglia da piccolo guardando il film Blues Brother li ho capito di dover fare il cantante… lì ho visto la luce!

Ti abbiamo visto nei panni di modello per Gucci con tanti illustri colleghi, com’è stata l’esperienza della Rapsodia romana?
Il fotografo era Mick Rock, il solo fatto di avere uno scatto fatto da lui è entusiasmante. Sono cresciuto guardando i suoi lavori, ha fotografato Ziggy, le copertine di Lou Reed e tanto altro è una leggenda.

Nell’ultimo anno è uscita fuori anche la tua figura come personaggio affiancata a quella di musicista, con un’estetica del tutto personale ed originale. Spesso gli artisti usano maschere di scena, nel tuo caso è una maschera o sei sempre Lucio Corsi?
Sono molto appassionato di un certo modo di estetica. Non c’è nessuna differenza tra il personaggio artistico e quello reale, mi chiamo cosi è sono cosi. Il fatto di ricercare abiti è una cosa a cui tengo. Credo che quando fai un disco sia bello ragionare a tutto quello che orbita intorno. Dare importanza alla copertina e in egual modo a come vai in scena. L’estetica sul palco è importante quanto le canzoni secondo me. Quando vai sul palco devi essere vestito come meglio credi, perché è lì che avviene l’incontro, è lì che incontri la musica. Perciò devi essere vestito nel miglior modo possibile, come se andassi ad un appuntamento. Così diceva Paolo Conte.

Paolo Conte è una figura che spesso ritorna nelle tue interviste. È questo il filone di cantautori al quale ti senti legato?
Direi che sono punti di riferimento quasi obbligati se si parla di cantautori italiani. Dal punto di vista personale, è una questione di emozione. Ogni volta che ascolto i testi di Conte ci esco pazzo.

Della scena contemporanea c’è qualcuno che senti più vicino al tuo modo di percepire e concepire il cantautorato?
Apprezzo e stimo molto i Baustelle indipendentemente dalla bellissima esperienza fatta con loro, e Bobo Rondelli

Dalla tua persona traspare una sensibilità e rispetto estremo per tutto ciò che è arte. Cos’è la musica e cos’è la parola?
La musica è una cosa che mi fa star bene e la parola è uno strumento efficace.

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