RECENSIONE: Giacomo Toni – Nafta /Brutture moderne, 2017)

Recensioni di Nicola Buonsanti

Ci ha messo un anno quel nichilista di Toni ma Nafta finalmente ha visto la luce.
L’album è uscito lo scorso 27 ottobre per Brutture moderne.
Prima di parlare di Nafta ed inquadrarlo in un contesto musicale e cantautorale ben preciso è fondamentale contestualizzare prima Giacomo Toni.

Giacomo Toni è colui che si occupa sempre di quello di cui non si occupano i suoi colleghi.
Se gli altri parlano di amore lui ci sputa sopra, se le periferie diventano un argomento importante lui si occupa di province, se i maledetti sono passati di moda lui si sente in dovere di indossare quegli abiti.

Il disco, appunto, si imbatte nelle strade di provincia e se riesce in qualche brano ad uscirne, lo sguardo resta sempre quello provinciale e resta coerente in tutte e 9 le tracce.
Si parla di uomini soli e frustrati nel loro piccolo recinto, dell’ingombrante ombra della droga che la fa da padrona in provincia, si parla di sesso e sessismo, del qualunquismo e dell’alcool che come una lampadina regala ai pensieri buio ed luce ad intermittenza.

La musica è quella vera, quella che sullo stesso vagone delle parole ne descrive minuziosamente la sua emotività.

Registrato in analogico ed in presa diretta come un live.
La frenesia altalenante, il caos assordante ed il tempo irregolare sono stati riassunti in maniera incredibilmente autentica dai suoi musicisti.
Il disco è ruvido e crudo e la parola Piano punk acquista con il tempo sempre più il suo valore unico ed inconfondibile.
Marcello Jandu Detti al trombone, Daniele Marzi alla batteria, Alfredo Nuti Dal Portone alle chitarre, Gianni Perinelli ai sassofoni e Roberto Villa al basso, Giacomo Toni a lottar con il pianoforte e la direzione artistica di Franco Naddei che sforna sempre dischi importanti.
Una combo letale quanto affascinante questa musicale, che fa di questo lavoro un prodotto decisamente diverso soprattutto per la scelta dell’organico.
Il brano Diavolo marrone è la chiave di lettura per leggere questo disco.

A me ricorda Lou Reed in Berlin, o Tom Waits o qualsiasi altro mostro sacro dotato di genio ed innovazione.
Sofisticato ma anti intellettuale, con atteggiamento sgradevole, si aggira senza metà per le vie delle sue storie.
È qui che incontra i suoi personaggi che vagano senza apparente senso e senza metà anche loro, ed è in questo esatto momento che avviene la magia.
Questo disco parla della magia di provincia, chi la conosce si rispecchierà sicuramente, chi non l’ha mai vissuta può farne tesoro.

CREDITS

GIACOMO TONI NAFTA

Giacomo Toni: piano e voce. Marcello Jandu Detti: trombone. Daniele Marzi: batteria. Alfredo Nuti Dal Portone: chitarre. Gianni Perinelli: sassofoni. Roberto Villa: basso. Canzoni di Giacomo Toni. Arrangiamenti di: Marcello Jandu Detti, Daniele Marzi, Franco Naddei, Alfredo Nuti Dal Portone, Gianni Perinelli e Roberto Villa. Produzione artistica: Franco Naddei. Registrato e mixato da Franco Naddei, Cosabeat Studio, Villafranca (FC). Mastering: Giovanni Versari. Foto: Rossella Fantinato. Grafica: Fedigrafik studio, San Piero in Bagno (FC).

GIACOMO TONI – NAFTA
(Brutture Moderne/Audioglobe, 2017)

TRACKLIST
1. Lo strano
2. A nessuno
3. Cugino Motorio Pasticca
4. Chinatown
5. Il porco venduto che sono
6. Ho perso la testa
7. Il diavolo marrone
8. Codone lo sbirro
9. Inchiodato a un bar

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