RECENSIONE: Daniele Coccia Paifelman – Il cielo di sotto (La Grande Onda/La Zona, 2017)

di Francesca Amodio

Dopo la pluriennale esperienza nell’elettro – industrial dei Surgery, la pluripremiata romanità dei tre dischi di grande successo de Il Muro del Canto e l’anarchia dei Montelupo, del suo primo libro di poesie, Resistenza da camera, Daniele Coccia Paifelman mantiene il nome che usa nell’avventura solista in italiano de Il cielo di sotto, acquisendo anche il cognome materno Paifelman.

Prodotto da Piotta ed Emiliano Rubbi e scritto insieme a Eric Caldironi (Il Muro del Canto, Montelupo), Il cielo di sotto si compone di dodici tracce in italiano fra cui due cover, Roma è una prigione di Patty Pravo e Un Blasfemo di Fabrizio De André, lasciando intuire quindi l’occhio di riguardo per il cantautorato passato italiano che piacevolmente pervade l’intera opera di Daniele Coccia Paifelman.

Il timbro vocale scuro, magnetico, profondo, carismatico, comunicativo ed estremamente evocativo che ce lo ha fatto amare fin dai primi anni zero nei mitici Surgery, quello stile squisitamente sui generis, a cavallo fra un certo tipo di ribellione attuale che strizza l’occhio ad un non velato amore per quelle epoche anarchiche in cui non si è vissuti ma nelle quali ci si riconosce al contempo, conferiscono a questo disco di Coccia Paifelman uno spettro caleidoscopico di sfaccettature, emozioni e sentimenti, come d’altronde il cantautore ci ha da sempre abituati.

Tra ballate nude, crude, che arrivano dritte al cuore come proiettili, un cuore rivolto sovente alla dura attualità (Il cielo di sotto) fino ai ritmi folk più agili e lesti di pezzi come Aceto blu e Il Conformista, entrambe scritte con il cantautore Leonardo Angelucci, l’incredibile, sensazionale capacità di questo artista, portatore vero di autentico talento, è quella di penetrare e scandagliare l’intimità di ogni singolo pensiero dell’ascoltatore senza curarsi di chiedere il permesso, nei meandri più bui delle riflessioni che le parole appuntite e precise di Coccia Paifelman suscitano nel viaggio sensoriale brutale e bellissimo che è questo disco.

Un lavoro sincero, senza orpelli né limature, puro e semplice, da ascoltare tutto d’un fiato ed in cui ritrovarsi e perdersi spesso, come nelle strade deserte di una città metropolitana qualsiasi, che a volte accoglie, abbraccia e consola, altre respinge ed allontana, nel sempiterno oscillamento del pendolo della vita.

Cover - Il cielo di sottoDANIELE COCCIA PAIFELMAN – IL CIELO DI SOTTO
(La Grande Onda/La Zona, 2017)
1. Il cielo di sotto
2. Aceto blu
3. Lo straniero
4. Mantice
5. Roma è una prigione
6. Che cosa resta di noi
7. Mezzo soldato
8. Verso te
9. Il Conformista
10. Un Blasfemo
11. Un dolore fa
12. Giustizia sommaria

 

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