ARTERIA: Teresa Romano – Conoscere se stessi, per conoscere il mondo

Rubrica di arte Arteria a cura di Davide Uria

Teresa Romano è un’artista visiva di Bari. Votata al mezzo fotografico da sempre, si descrive sommariamente e timidamente, forse perchè al centro della sua produzione ci sono i suoi autoritratti, nei quali probabilmente cerca di tracciare una sua storia, una narrazione, una biografia da lasciare. Piccolo o grande il suo è comunque un interessante contributo, un racconto artistico, che ha radici profonde, radicate nel suo “essere” artista, essere appunto, non apparire. Perchè i suoi autoritratti non sono un sublime rimando al mito di Narciso, non vi è egocentrismo né vanità, ma tendono verso la conoscenza e la consapevolezza di un “io” celato e primitivo, una ricerca sulle proprie qualità e limiti che le permettono, poi di esplorare il mondo che la circonda, dato che ogni essere vivente è un piccolo universo, irripetibile. I nostri occhi, la nostra anima e le nostre mani sono, quindi, territori da sondare, e che ci forniscono, in tal senso, gli strumenti necessari per poter conoscere il mondo, lì fuori.

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Identity, 2015

È onirica, oserei dire surreale, la sua fotografia e questo conferisce ai suoi lavori i connotati di un linguaggio “altro” dove i confini con la pittura diventano labili, sottili, impercettibili.
I lunghi capelli della Romano, osannati sin dalla biografia, fanno da cornice a un volto pallido ed espressivo, diventano “mezzo” decorativo creato dal movimento degli stessi, una metafora, a mio avviso, di un pennello che in realtà non c’è, ma è al contempo presente, a evocare le fattezze dell’oggetto, visto che è composto da peli di animale e un omaggio alla pittura dei grandi artisti del passato, che utilizzavano proprio il pennello per esprimersi. In questo vi è misura, vi è la scelta di un proprio medium creativo, vi è la padronanza della tecnica, di chi, nella macchina fotografica, ha visto il suo ideale “pennello” per poter imprimere le proprie idee creative.

ARTERIA 2

From “52 weeks project”, 2010

La Romano si occupa inoltre di realtà aumentata, di video-arte e di video professionali realizzati su commissione. Una conseguenza quasi naturale per chi si occupa di foto, un’evoluzione dell’immagine che da statica, diventa dinamica.
Nel suo video “Teal” del 2012, l’inchiostro colorato si diffonde nell’acqua, mentre l’artista è ripresa con i capelli in movimento. Il dinamismo dei soggetti che avviene di pari passo è allegorico e probabilmente fa riferimento al distacco dalla pittura “tradizionale” lei stessa dice di aver provato a dipingere, ma che solo il supporto fotografico risponde alle sue esigenze, e in effetti il video termina quando l’inchiostro tinge completamente l’acqua, consacrando l’inizio di una nuova era.

Teal, 2012

Spesso in coppia artistica con Marco Testini, suo compagno anche nella vita, ha realizzato insieme a lui un progetto di sperimentazione artistica e riflessione sui mezzi di comunicazione collettiva. Il lavoro dal titolo “Lorem Ipsum” del 2013 è stato curato da Giuliana Schiavone e promosso con il Patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Bari, in collaborazione con F.project Fiorito Foto Film, e con la partnership della Galleria Formaquattro. Il lorem ipsum è un testo utilizzato da grafici, designer e tipografi a modo riempitivo per bozzetti. È un testo privo di senso, composto da parole in lingua latina, riprese da uno scritto del 45 a.C. di Cicerone. Il progetto è composto da un manifesto 6m x 3m, affisso su uno spazio pubblicitario della città di Bari, in cui i due artisti, uno di fronte all’altro, hanno entrambi i volti coperti da un QR-code, una tecnologia leggibile attraverso lo smartphone. Inquadrando i due codici, si aprono due video dove i due declamano il testo ciceroniano. L’azione artistica ribalta completamente il senso del messaggio pubblicitario, il quale ha come fine la comunicazione. Recitando un testo che non ha alcun significato, non comunicano nulla, asserendo in qualche modo anche al rischio dell’impossibilità comunicativa nel mondo contemporaneo, invasi come siamo da una miriade di informazioni, pubblicitarie e non. Molti artisti, si sono spinti sino a una sorta di afasia, ovvero a un’incapacità di produrre e pianificare l’atto linguistico, pur di trasmettere l’incomunicabile. Basti pensare a Lucio Fontana che con un taglio, ha cercato di rappresentare l’intelligibile. Il progetto si è poi articolato in una esposizione all’interno della Galleria Formaquattro di Bari, con materiale di documentazione dell’intero processo di creazione del lavoro.

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Lorem Ipsum, 2013

Del 2012 è la serie “Soul – Augmented portraits” composta da dieci ritratti. Ogni ritratto contiene un QR-code, che rimanda a un video, emblematicamente l’anima di ognuno dei soggetti ritratti. Tutto ciò che in superficie non cogliamo, si nasconde in profondità, e quelle parti di volto mancanti, celate dal codice, prendono vita e si raccontano.

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Soul – Augmented portraits, 2012

Così come nei lavori “Augmented landscapes” dell’anno successivo, i tre elementi della terra (litosfera, idrosfera e atmosfera), vengono catturati e inglobati in un codice, nel tentativo di voler decifrare la natura come il belare delle pecore e le correnti marine, nei codici umani. Le parti mancanti, una volta inquadrate con l’apposito dispositivo, si animano e completano l’immagine. Con questa serie, elaborata sempre insieme a Marco Testini, il duo ha partecipato a “Il Premio Nazionale delle Arti” un concorso fra tutte le Accademie Italiane, vincendo nella sezione “Arti elettroniche e video”. Nella giuria vi erano Vittorio Sgarbi, Luigi Mainolfi, Giuseppe Maraniello, Fabrizio Plessi, Alida Cappellini, Giovanni Licheri, Rosalba Branà e Clara Gelao.

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Athmos, from “Augmented landscapes”, 2013

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Athmos – particular, from “Augmented landscapes”, 2013

I lavori in 3D del 2010/’11, visibili con occhiali rosso-blu ciano anaglifi, sono un dolce amarcord anni ‘80. L’artista si ritrae con piume sul volto o con lo scheletro di uno Pterosauro sulla testa, un dinosauro volante che si buttava in picchiata per catturare i pesci dei quali si cibava, proprio come fa l’attuale albatros, l’uccello descritto nella poesia di Baudelaire, un volatile, che quando è sulla terra ferma appare goffo e indelicato, finchè non riesce a spiegare le sue ali. L’artista in generale somiglia all’albatros poichè deriso per il suo modo originale e inconsueto di osservare le cose. Da vera artista, deve sentirsi così anche la Romano, che riesce ad essere se stessa solo quando le è data la possibilità di esprimersi e di poter spiccare il volo con la sua arte, verso nuove mete, per poter guardare il mondo da altre e inedite prospettive.

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From series 3D, 2010/’11

Attualmente è in mostra alla Rena’s House di Tel Aviv, con un’opera in realtà aumentata realizzata in coppia con il compagno. S’intitola “Natural Stock” ed è una piccola stampa digitale di 7×8 cm. Come nella serie “Augmented landscape” il tentativo del duo è ancora quello di intrappolare la natura all’interno di un dispositivo mobile. Il lavoro mostra il simbolo di una nuvola, che è la sintesi del contenuto dell’opera stessa, fruibile tramite l’app ArtiVive, inquadrando l’opera infatti appare un video di nuvole reali, realizzato da un terzo artista sconosciuto. Qui emerge anche un concetto antico del mondo artistico, ovvero l’importanza dell’idea e non dell’esecuzione materiale del progetto artistico, come gli arazzi di Fortunato Depero, da lui ideati, ma realizzati concretamente dalla moglie.

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Natural Stock, 2017

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Natural Stock, 2017

Nell’immediato futuro invece, un suo spot, realizzato per “Tako Dojo”, un serious game pensato e realizzato per i giovani diabetici, sarà esposto in Giappone.


Tako Dojo, 2016

Leo Ferré scriveva e cantava: “Innanzi tutto; noi dobbiamo lavorare le nostre idee come se fossero dei manufatti. Io sono pronto a procurarvi gli stampi”. E Teresa Romano di creatività ne ha da vendere, tanto da aver ideato una cons ulenza professionale, per aiutare gli altri a sviluppare e incrementare il proprio lato creativo.

Concludo, e lo faccio con rammarico, poiché le conclusioni mettono un punto a un’esperienza che invece vorresti non finisse mai, come un concerto o un film che ti è piaciuto. Perchè adesso le immagini della Romano scorrono continuamente davanti agli occhi, riesco ancora a percepirne la consistenza, seppur effimera, di quei volti celati, di una poetica non-poetica che svuota e al contempo riempie, come un suono costante, che non cessa e resta impresso nella mente.

Teresa Romano
Sito: http://teresaromano.tk
Portfolio: http://teresaromano.tumblr.com

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