INTERVISTE – CARMINE TUNDO

Intervista di Gianluca Clerici

Lo conosciamo Carmine Tundo e ne conosciamo l’estro creativo, il “genio” che sfigura (per fortuna) dietro ai cliché e alle mode e perfino quando veste i panni indie-pop con La Municipàl lascia un segno di personalità riconoscibile e per niente scontata. Nulla si dia per scontato. Neanche al proprio sentire. E Carmine Tundo ha deciso di far condensare il suo sentire in un disco notturno, personale, psichedelilco e visionario. Ne farà una trilogia e questo primo capitolo lo ha intitolato “Nocturnae Larvae, Volume Uno”. Sequenze digitali su melodie vocali, a volte canzoni, a volte incisioni brevi, a volte solo sensazioni. Un bellissimo disco per cullare i segreti dei propri notturni. 

La prima domanda è di ufficio. Carmine Tundo e La Municipàl. Divorzio, parallelismi, contemporaneità, semplice avventura di personale espressione… cosa?
La Municipàl è solamente un altro mio nome, appena pubblicai i primi singoli non volevo farli uscire con il nome di battesimo e ho scelto La Municipàl; successivamente ho tirato dentro mia sorella, quindi in realtà sono due facce della stessa medaglia, la mia parte più romantica espressa ne La Municipàl e quella più oscura, sperimentale con Carmine Tundo, e anche quella più animale che racconto in “Nu shu”, mio altro progetto dove sono batterista/cantante.

Si profila una trilogia. Ci pare di capire che hai pronti già i due capitoli rimasto o sbaglio?
Si, ho raccolto tantissimo materiale nel corso degli anni, e senza uno scopo preciso indirizzavo dei brani in una cartella nel computer, fino a ritrovarmi con un lavoro che nel suo insieme aveva un significato pr me, e ho deciso di pubblicarne il primo volume. A ottobre poi ci sarà il secondo.

Larve Notturne. Corretto? Cosa rappresentano per te?
Ho sempre avuto numerosi disturbi del sonno, sonnambulismo, insonnia ecc, quindi ho deciso di affrontare in una maniera molto naturale alcuni fantasmi che abitano le mie notti, ed è stato un lavoro quasi terapeutico, ogni brano realizzato è un incubo descritto, e questo mi ha permesso di vivere tutto in una maniera più razionale.

Ci sono momenti assai particolari dai titoli altrettanto interessanti. Ci parli di questo intermezzo di 20 secondo che hai intitolato “Venti secondi di io”? Cosa significa?
È la mia traccia preferita dell’album, è un brano concettuale basato sul dilatare nel tempo la parola io, che dura meno di un secondo, e stretchando (rallentando) la clip audio, escono fuori tante sfumature di un suono così breve, come le infinite sfumature del nostro carattere.

Tra l’altro anche restando sul mood di questo brano: ma quanta spiritualità è subentrata in questo disco? E poi, spiritualità in che senso?
Più che spirutualità questo disco per me rappresenta una libertà, artistica e umana di relaizzare quello che volevo senza filtri o senza pensare a quello che vuol dire fare un disco nel 2018, avevo solo voglia di tirare fuori una parte di me e lasciarla andare via.

Abbiamo iniziato da ufficio e chiudiamo nello stesso modo: in tutto questo sfogo personale, perché inserire un brano de La Municipàl (che tra l’altro lo hai citato al brano precedente)?
Perché è tutto collegato nel tempo, alcuni brani de La Municipàl sono nati da alcuni spunti sonori di quest’album e viceversa, in una sorte di conflitto interiore tra il bene e il male che verrà approfondito nei miei prossimi dischi.

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