LIVE+PHOTO REPORT: Andrea Laszlo De Simone @ Serraglio [Mi] – 9/11/18

Live report di Jacopo Lorenzon
Photo report di Marco Di Terlizzi

UNA FOTOGRAFIA DI ANDREA LASZLO DE SIMONE

I concerti di fine tour sono sempre qualcosa di diverso. Lo si vede, lo si percepisce. Lo si vede negli occhi di chi sta sul palco: raggiungere la fine di una strada percorsa per oltre un anno accanto ai propri compagni di viaggio rende gli artisti emozionati tanto quanto chi li ha aspettati. E l’attesa, a Milano, è stata lunga: da Milano è iniziato il viaggio, a Milano il viaggio si è concluso. Andrea Laszlo De Simone ha scelto il Serraglio per salutare: era il 9 novembre, una data da ricordare.

L’attesa, si è detto. La curiosità. Già, perché Uomo Donna, con il suo essere senza tempo, ha lasciato un segno profondo. Un disco che è più di un insieme di canzoni: è un lungo istante che sorprende perché inaspettato, perché così slegato dai cosiddetti linguaggi musicali dai quali, oggi, non sembra si possa prescindere. Di paragoni ne sono stati fatti tanti, ma sono convinto che Uomo Donna sia un disco di una qualità e di una raffinatezza tali da non poter essere recintato da nessuna parte. Né in un genere, né in un tempo. Per le sonorità, per le scelte stilistiche, per la libertà presa di fregarsene di chiudere una canzone in 3-4 minuti: questo disco potrebbe benissimo essere uscito da una cantina, proveniente direttamente dagli anni Settanta.

Andrea Laszlo De Simone e gli altri cinque bravissimi musicisti che lo accompagnano, poi, ci mettono ulteriormente del loro: capelli lunghi, baffoni, camicie e un modo di fare che li fa pensare come perfetti soggetti di una fotografia in bianco e nero ritrovata da qualche parte. Su tutto, però: la voglia, la naturalezza, la sincerità di cantare e ricantare un ti amo, amore, di farsi militarista convinto nella diffusione della sua guerra di baci; di fermarsi sull’Amore, qualunque sia la sua forma; di ribadire concetti semplici, banali, già assodati. Concetti che però, a quanto pare, sono stati un po’ ovunque scordati e superati, e che proprio per questo vanno urlati di nuovo con forza, ancora e ancora una volta. Ecco, forse è proprio questo che rende Uomo Donna così fresco, così necessario: questo fa sentire fortunati nell’ascoltare un disco fuori dal tempo in un tempo preciso, il nostro.

Parlare del disco è fondamentale per capire cosa sia un concerto dei sei Andrea Laszlo De Simone. Già, perché con queste premesse si può (forse, in qualche modo) capire quanto valga, quanto bello sia assistere alla rappresentazione del percorso di Uomo Donna. Perché di questo si è trattato. Le canzoni sono state proposte tutte (eccezion fatta, purtroppo, per la sola Che cosa: li si può perdonare, su), in un ordine che ha rispettato quello del disco. La band non ha solo suonato: la band è stata capace di far vedere l’album. In questo modo si è potuto vivere un’esperienza che ha ampliato enormemente quella, già fortissima, del solo ascolto, e che forse eventuali tagli o inversioni avrebbero smorzato. Oltre all’esecuzione, oltre alla sinergia tangibile che unisce gli artisti e oltre alla qualità della proposta musicale, del concerto ha colpito soprattutto l’atmosfera che il gruppo ha saputo creare. La sensazione, netta, è stata quelle di un momento molto, molto intimo. Ogni canzone sembrava suonata e cantata esclusivamente per ogni singola persona presente. Come una dedica personale e speciale. De Simone e i suoi hanno la rara capacità di parlare e coinvolgere uno a uno gli spettatori. Con una delicatezza fortissima. In un Serraglio pieno di ascoltatori rispettosi, che si sono presentati con la voglia di partecipare e, soprattutto, di ascoltare.

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Per tutta la durata di Uomo Donna, Andrea Laszlo De Simone non ha detto una parola: ha lasciato che parlassero per lui le sue canzoni, senza perdersi in chiacchiere. Ha cantato con una voce fragile, umana e allo stesso tempo sicura e decisa: una voce perfetta per i suoi testi, una voce sincera, credibile. Sul palco, poi, mostra una naturalezza e una spontaneità che colpiscono. Le si vedono nelle piccole cose, nel versarsi da bere con delicatezza in un bicchiere di plastica, nel prepararsi una sigaretta dopo l’altra continuando a suonare la chitarra, come se fosse parte dello stesso gesto. Sigarette fumate tra un verso e l’altro, con le parole che sembravano uscire giusto quando trovavano spazio. Proprio come si potrebbe fare tra amici, sul divano. Il tutto, però, regalando una performance perfetta, in perfetta sintonia con gli altri protagonisti.

Solo a scaletta terminata De Simone si regala un po’ di emozione. È l’emozione di chi è consapevole di aver scritto pagine importanti durante l’ultimo anno e mezzo. Di essere riuscito ad emozionarsi regalando emozioni a chiunque abbia avuto la fortuna di assistere al suo concerto. C’è la sensazione che la speranza sia quella di fermare quell’istante, cristallizzare il momento finale e apicale del viaggio. Scattarne una fotografia che ne fissi i suoni e colori. È solo un attimo, però: la voglia di suonare c’è ancora, c’è ancora. Perdutamente. Dopo aver regalato di nuovo Sogno l’amore, “gli” Andrea Laszlo De Simone chiudono con Fiore mio a cappella: “non funziona più nulla, si è spento tutto. È arrivato il momento di andare a casa”. Che sia vero o meno importa poco: è la perfetta conclusione della serata. Ancora una volta intimo, ancora una volta per tutti. Una tenerezza enorme.

Finisce qui, mi mancherà”, dice. Mancherà anche a noi. Sperando che l’attesa sia breve, sperando di poter tornare presto ad avere la fortuna di ascoltare ancora qualcosa di così bello. Si spegne tutto, si alzano le luci. E si dice grazie. Grazie a Damir Nefat. Grazie a Daniele C. Grazie a Filippo Cornaglia. Grazie a Zevi Bordovach. Grazie ad Anthony Sasso. Grazie ad Andrea Laszlo De Simone. Si torna a casa con un sorriso e una fotografia in tasca. Una fotografia come quelle che accompagnano Uomo Donna. Ma a colori, stavolta.

di terlizzi laszlo just kids serraglio cover

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