INTERVISTA: VERONICA MARCHI

Intervista di Giovanni Graziano Manca

Qui base luna/Radiocoop, universo discografico con base a Verona attorno a cui gravitano nomi rilevanti della canzone italiana come Cristina Donà, Irene Grandi e Pastis, pubblica (out il 28 Settembre) l’interessante e gradevole Non sono l’unica, ultimo disco della cantautrice veronese Veronica Marchi. Abbiamo rivolto alcune domande a Veronica. Ecco le sue risposte.

vm singolo

Veronica, raccontaci di te: chi sei, artisticamente parlando, e dove sei diretta.

Sono una cantautrice, ho iniziato a scrivere da bambina e non ho mai smesso. Ho pubblicato quattro dischi e scelto la vita della musicista anche sotto altre sfumature ovvero il vocal coaching e la produzione seguendo da vicino i lavori di altri artisti. Sono immersa nella musica dall’inizio alla fine di me

Cambiamenti, volontà e condivisione sono i temi che costituiscono il filo conduttore dell’album Non sono l’unica. Era nei tuoi programmi scrivere un intero disco su temi così intimi?

Sì, direi che l’intimismo e l’indagine sul mondo interno di ogni essere umano è per me fondamentale e naturale. Mi piace scrivere e provare a descrivere i sentimenti scattando fotografie che per primo servono a me per chiarire le cose che mi accadono e che poi trovano spazio nella condivisione con le persone che ascoltano le mie canzoni

Come nascono le tue canzoni? È il mood di quell’attimo che decide il contenuto del testo, le tonalità della parte musicale oppure tutto è più ragionato e scrivi, per così dire, “a tavolino”? Ti capita di comporre seguendo diverse le metodologie?

Mi capita di scrivere in molti modi diversi, a volte di getto, a volte per necessità, a volte è la musica ad arrivare prima e altre (devo dire più spesso) arrivano le parole, Io scrivo sempre, davvero, le parole e la musica mi affascinano senza sosta

Il disco è pervaso da atmosfere ariose, il suono è pulito, gli arrangiamenti sono semplici ma efficaci, la strumentazione essenziale. Il tutto, sotto il punto di vista degli equilibri sonori, appare senz’altro bilanciato. Quanto ti ci è voluto, in termini di tempo, per portare a compimento Non sono l’unica?

Una vita e poche settimane al tempo stesso! E la magia del suono di questo disco è soprattutto frutto della splendida collaborazione con Stefano Giungato che ha arrangiato e registrato il disco

Puoi dirci quali sono i tuoi punti di riferimento (italiani e/o stranieri) stilistici, musicali e contenutistici?

Sono troppi! Non ci stanno tutti…così di istinto posso dirti Niccolò Fabi, Cristina Donà, Alanis Morisette, Bruce Springsteen, Damien Rice, Bon Iver, Daughter, Fabrizio de Andrè, Queen, Jovanotti….lunga lista!

I tre dischi senza i quali la tua musica non esisterebbe…
A night at the Opera (Queen), Jagged Little Pill (Alanis Morisette), Theorius Campus (Antonello Venditti e Francesco De Gregori)

Ci racconti qualcosa a proposito dei tuoi concerti? Emozioni, soddisfazioni, coinvolgimento del pubblico, e magari qualche episodio memorabile capitato durante uno dei tuoi concerti?

Suonare dal vivo è il coronamento perfetto di tutto quello che nasce dentro di me, si riversa sui fogli e diventa canzone. Ho un ricordo molto vivo del concerto di presentazione del mio ultimo disco, una cosa che adoro delle persone che vengono sempre a sentirmi: il silenzio totale e attivo mentre suono. Mi disarma e mi emoziona sempre tantissimo, c’è un tale rispetto…e ogni volta spero di esserne degna

Progetti futuri?

Troppi! C’è il teatro sicuramente, perché ho in cantiere uno spettacolo che deve vedere la luce, poi molti live sicuramente e un nuovo disco a breve!

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