LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: Pablo Spero + Manu TerSo

Intervista di Gianluca Clerici

Dalla penna e dall’istrionico mood di apparire di Paolo “Pablo Spero” Belloni ed Emmanuel “Manu TerSo” Falato arriva questo Ep dal titolo “indieGENI” uscito lo scorso 31 Marzo. Nessuna banalizzazione con etichette trap e rap ma immergiamoci nella quotidianità metropolitana adolescenziale con un piglio internazionale, dove tutto dialoga in un intimo contatto con il pop, come accadeva in quella chimica meravigliosa che un tempo, se pur in altro modo, aveva reso celebre gli Articolo 31. Nuove frontiere della canzone d’autore, tra nuovo soul e soluzioni digitali di stampo dub. Nel disco troviamo anche la featuring di Luca Bernabei. A loro cadono a pennello le consuete domande di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alle seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo voi qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
La musica ci fa stare bene, da forza, pompa il sangue nelle vene; ci fa sentire vivi… di conseguenza il desiderio più grande che abbiamo, sarebbe proprio quello di poter dedicare ad essa tutto il nostro tempo e le nostre energie. Trasformarci in musicisti a tempo pieno è da sempre il nostro sogno.

Crisi del disco e crisi culturale. A chi dareste la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
La colpa è di tutti e di nessuno. La modalità, e soprattutto la velocità di fruizione della musica è cambiata, basti pensare alla semplicità con cui oggi si può reperire un brano (un click su YouTube o Spotify e il gioco è fatto). Il rischio a cui si va incontro con questo meccanismo è la superficialità di ascolto. Molto spesso dare per scontata una cosa, fa si che essa perda di valore. Tutti noi oggi diamo per scontata la musica, quindi siamo tutti noi ad averne abbassato il valore.

Secondo voi l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
Di fronte a un’offerta musicale così ampia (e semplice da reperire), il pubblico ha l’imbarazzo della scelta, o peggio è sommerso da essa. Quindi si potrebbe pensare che sia l’informazione a inseguire. In realtà l’altra faccia della medaglia è ancora più corpulenta: ogni tipo di informazione cerca di educare o meglio di “adescare” il proprio seguito, quindi la realtà dei fatti è che si riduce tutto alla elementare legge del mercato del pesce, ovvero, chi urla più forte la propria “informazione” educherà meglio, e gonfierà sempre più il proprio pubblico.

Con “indieGENI” si torna tra i banchi di scuola, negli amori segreti dei diari futuristici ma anche nella società che rinasce dopo un terremoto (che ognuno possa codificarlo come vuole). Il tutto pensando al RAP di nuova generazione, quella digitale. In qualche modo si arrende al mercato oppure cerca altrove un senso? E dove?
Nella vita stessa. Hai presente la domanda marzulliana: la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere? Secondo noi i sogni sono l’essenza medesima della vita, ed è proprio lì il senso, nascosto fra le pieghe della notte, arruffato nell’istante in cui ci desta, quando gli occhi fissano il soffitto ma la mente resta ostinatamente aggrappata alla speranza. In quell’istante, proprio in quel preciso frangente, si realizza che il senso ultimo di tutto si trova proprio nell’agognato inseguimento di un sogno.

n poche parole… di getto anzi… la prima cosa che vi viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere?
In un mondo così veloce e frenetico non c’è cosa più complessa che riuscire a farsi ascoltare, fate bene attenzione, abbiamo detto ascoltare e non sentire. Tutti sentono la musica, pochi, troppo pochi, la ascoltano.

E se aveste modo di risolvere questo problema, pensiate che basti?
Per la nostra musica, e per tutta quella che mira a suscitare una vera emozione senza dubbio si.

Finito il concerto di Pablo Spero e Manu Terso: secondo voi il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Qualcosa che evochi la bellezza della vita, ma anche i suoi momenti più bui. Qualcosa che faccia ridere e poi piangere. Qualunque cosa sia in grado di far perdere un battito al cuore di chi ascolta.

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